Coronavirus, la Regione Marche: «Pronti 27 milioni per la cassa integrazione, Governo li sblocchi»/ A chi spetta

Sabato 21 Marzo 2020
Coronavirus, la Regione Marche: «Pronti 27 milioni per la cassa integrazione, Governo li sblocchi»

ANCONA - Sottoscritta ieri pomeriggio l’Intesa istituzionale territoriale per la regolamentazione degli strumenti di sostegno al reddito per i lavoratori dipendenti che non hanno accesso alla cassa integrazione ordinaria. La Regione Marche è pronta a far fronte al'emergenza Coronavirus con poco più di 27 milioni di euro per la cassa integrazione in deroga, somma che chiede al Governo di sbloccare.

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Alla firma, che si è svolta in videoconferenza, erano presenti l’assessore regionale al Lavoro Loretta Bravi ed i rappresentanti delle associazioni imprenditoriali e sindacali riconosciute nell’ambito della Commissione regionale lavoro. L’Intesa resta aperta alle altre categorie professionali che hanno dato apporto al dialogo e vorranno condividerla.

"Con l’accordo è stata reintrodotta la Cassa integrazione in deroga – spiega l’assessore Bravi – che verrà concessa per 9 settimane con decorrenza dal 23 febbraio 2020. In questo drammatico momento di emergenza epidemiologica riteniamo indispensabile un sostegno al reddito per i datori di lavoro e i lavoratori, un sostegno che la stessa Ministra Catalfo ha definito come una prima tranche di un provvedimento in continuo mutamento e aperto a modifiche in itinere. L’intesa fa seguito al Decreto Cura Italia che ha messo a disposizione 3,3 miliardi di euro per la Cig in deroga che verranno ripartiti tra le Regioni e definisce le modalità di intervento per l’erogazione della quota parte di risorse che verranno assegnate alle Marche dal Governo. Restiamo inoltre in attesa dello sblocco, da parte del Ministero del Lavoro, dei fondi residui degli ammortizzatori sociali in deroga frutto della gestione virtuosa degli anni pregressi da parte della nostra Regione e pari a 27,2 milioni di euro. Siamo pronti a fare la nostra parte e a mettere queste risorse a disposizione delle aziende del territorio il prima possibile”.

"La CIGD è prevista - spiega la nota della Regione - per i datori di lavoro del settore privato inclusi quelli agricoli, della pesca, del terzo settore e del mondo delle professioni compresi gli enti religiosi civilmente riconosciuti, con unità produttive nelle Marche. Non previsti dal decreto ministeriale i datori di lavoro domestico per cui la Regione sta comunque studiando un'alternativa che possa fornire loro sostegno.

Beneficiari sono i lavoratori dipendenti sia a tempo determinato che indeterminato (operai, impiegati, quadri, apprendisti con contratto professionalizzante, soci lavoratori delle cooperative con rapporto di lavoro subordinato, lavoranti a domicilio in regime di mono commessa, pescatori anche delle acque interne, imbarcati a qualunque titolo e /o iscritti a ruolino di equipaggio e tutti gli altri lavoratori dipendenti con qualsiasi forma contrattuale di lavoro subordinato). Non è prevista una anzianità minima aziendale.

Per i lavoratori a tempo determinato la CIGD termina alla scadenza del contratto.
I lavoratori per i quali viene chiesta la concessione del trattamento di integrazione salariale in deroga devono risultare in forza presso i datori di lavoro richiedenti alla data del 23 febbraio 2020, salvo la possibilità di includere i lavoratori che sono stati assunti successivamente entro la data di entrata in vigore del decreto.
I lavoratori somministrati, al verificarsi delle condizioni elencate, riferite ai datori di lavoro che aderiscono ai Fondi Bilaterali, accedono alla CIGD quando gli altri lavoratori della stessa unità produttiva/operativa siano interessati o beneficiano di ammortizzatori sociali in costanza di rapporto di lavoro ordinari o in deroga per i propri dipendenti.

I lavoratori intermittenti accedono alla CIGD  nei limiti delle giornate di lavoro concretamente effettuate secondo la media dei tre mesi precedenti.
Il trattamento di CIGD, limitatamente ai lavoratori del settore agricolo, per le ore di riduzione o sospensione delle attività, nei limiti ivi previsti, è equiparato a lavoro ai fini del calcolo delle prestazioni di disoccupazione agricola. La causale per il ricorso alla  CIGD è unica : “sospensione effettuata per l’emergenza epidemiologica da Coronavirus -COVID 19”.

Le parti attraverso l’Intesa si impegnano infine a monitorare periodicamente l’andamento operativo e finanziario dell’intervento e ad assumere ulteriori determinazioni qualora intervengano nuove disposizioni in materia, con particolare riferimento ai lavoratori domestici e ai lavoratori della pesca, vista la specificità dei settori".

Ultimo aggiornamento: 14:45 © RIPRODUZIONE RISERVATA