Seconda ondata nelle Marche? Covid Hospital attivo in meno di 24 ore

Venerdì 2 Ottobre 2020 di Maria Teresa Bianciardi
Seconda ondata nelle Marche? Covid Hospital attivo in meno di 24 ore

CIVITANOVA - Non è un ospedale nel pieno senso del termine, ma nemmeno un ospedale da campo. Tecnicamente il Covid hospital di Civitanova è una struttura ospedaliera temporanea come misura di contenimento dell’ emergenza epidemiologica da Covid-19, realizzata il polo Fiera di Civitanova Marche.

Pronta ad essere attivita in 12-24 ore. In piena attività sarebbe costato alla Regione circa 1,3 milioni al mese ma a bocce ferme dal mese di giugno il polo sanitario costa 60mila euro al mese.
 
Era il 2 aprile quando alla Regione Marche è arrivata la proposta della Fondazione Corpo Italiano di Soccorso dell’Ordine di Malta per la realizzazione dell’impianto proprio mentre il Gores (Gruppo operativo regionale emergenza sanitaria) evidenziava a necessità di avere in una zona centrale del territorio «una struttura ospedaliera di almeno 90 posti letto di terapia intensiva e subintensiva, per far fronte alle esigenze straordinarie determinate dalla pandemia».
La scelta
Di ipotesi in campo, l’ex governatore Ceriscioli, ne aveva messe parecchie: dal Palaindoor di Ancona a una nave attraccata al porto dorico, fino a decidere per la Fiera civitanovese. Il progetto, presentato dall’ex capo della Protezione civile Bertolaso prevedeva la realizzazione di 84 posti su 5.436 mq di struttura: 42 posti letto di terapia intensiva e rianimazione, suddiviso in 3 unità operative autonome di terapia intensiva con 14 letti ognuno; altre 3 unità operativa di terapia  con altrettanti 42 posti letto di terapia sub-intensiva con impianti adeguati per terapia intensiva. Tutti i posti letto sono dotati di doppia presa ossigeno, doppia presa vuoto e aria compressa medicale. 
I servizi
A completamento del progetto servizi di supporto quali Tac 128 Slice, una sala piccoli interventi per intubazioni difficili datata di preparazione e unità di disinfezione broncoscopi, una unità di sterilizzazione, depositi per la logistica che rendono la struttura funzionale alle varie necessità cliniche. Costo totale dell’opera, con i fondi garantiti dalle donazioni: 8,5 milioni di euro. Ma per la Regione non è stata un’operazione a costo zero. L’Asur Marche infatti si è dovuta sobbarcare la messa in esercizio della nuova struttura corredata delle apparecchiature, assicurare tutti i servizi non sanitari per la gestione della struttura (servizi di pulizia, pasti, lavanolo, gestione rifiuti, assicurazione, utenze) e l’approvigionamento di beni di consumo indispensabili al funzionamento della struttura. Fosse rimasto attivo per tre mesi il Covid hospital sarebbe costato quasi 4 milioni di euro (di cui 379mila euro per il personale) per far funzionare solo due moduli di terapia intensiva e sub-intensiva di 24 posti letto. Con la chiusura il 5 giugno (a soli 9 giorni dall’apertura) le spese si sono ridotte in maniera significativa: circa 60mila euro per la vigilanza armata e la vigilanza antincendio. È stata rimodulata la spesa per la manutenzione delle apparecchiatura con la sospensione di tutti gli altri servizi inutili in assenza di pazienti (tranne quello della pulizia della struttura). 
Le attività
Una delibera regionale inoltre prevedeva anche il contributo di tutte le Aree vaste per il personale sanitario per coprire tre turni con 40 operatori: 32 infermieri, tecnici, oss e 8 medici. E anche qui gli ostacoli non sono mancati: l’Asur infatti ha fatto ricorso ad un avviso pubblico per reperire le necessarie figure professionali attraverso le “prestazioni aggiuntive”, cioè turni ulteriori dopo aver completato il proprio orario di lavoro presso la loro struttura di appartenenza. Ma in mancanza di personale volontario, il personale è stato precettato con ordini di servizio.

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