La scuola spinge in alto i contagi Covid nelle Marche, ma l'onda d'autunno non fa volare i ricoveri

Lunedì 5 Ottobre 2020 di Lorenzo Sconocchini
La scuola spinge in alto i contagi Covid nelle Marche, ma l'onda d'autunno non fa volare i ricoveri

ANCONA - Adesso che la curva dell’epidemia è tornata a impennarsi, spinta soprattutto dai primi focolai nelle scuole e dai contagi in famiglia, molti si chiedono se siamo punto e a capo.



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Dopo due giornate da 59 nuovi positivi l’una nelle Marche (con 35 casi emersi dagli screening in ambito scolastico, 25 contagi domestici e 13 in ambienti legati al divertimento) la domanda clou è se si sta andando verso una nuova fase di restrizioni come a inizio marzo. Ma basta mettere a confronto i trend dei due periodi - le prime due settimane dell’epidemia e le ultime due - per notare subito le differenze.
 
I casi sommersi
Una riguarda la capacità del sistema sanitario di far emergere i contagi con i test, visto il gran numero di asintomatici. L’altra ha a che fare con l’impatto sul sistema ospedaliero. Adesso si fanno molti più tamponi: 1.321 e 1.122 nelle ultime due giornate, mentre nella prima decade di marzo si viaggiava a una media di circa 200 al giorno, perché i kit per i test scarseggiavano e dovevano garantire gli esami nei pre-triage dei pronto soccorso. E se adesso la percentuale dei positivi viaggia tra il 3 e il 5% sul totale dei campioni esaminati ogni giorno, nelle prime due settimane dell’epidemia c’erano giornate in cui i tamponi positivi erano 4 su 10. Il sommerso degli asintomatici restava nell’ombra, mentre oggi il 61% dei tamponi positivi (dato di settembre) riguarda proprio soggetti che senza il test non si accorgerebbero di essere stati contagiati. Oggi la ricaduta sul sistema ospedaliero è molto più soft, anche per l’abbassamento dell’età media dei positivi, che fino ad aprile era nelle Marche di circa 67 anni e a fine settembre si aggirava sui 44 anni. Il 10 marzo scorso, quando nelle Marche e in tutta Italia scattò il lockdown (che la provincia di Pesaro Urbino aveva sperimentato due giorni prima con la Lombardia e altre zone rosse del Nord) i positivi nella nostra Regione erano 394 e più della metà (210) finivano in ospedale.
Polmoniti gravi
Un paziente ricoverato su quattro (54) soffriva di polmoniti da Covid-19 così gravi da richiedere il ricovero in terapia intensiva e nell’ospedale di Pesaro dell’azienda Marche nord, la prima linea dell’emergenza sanitaria, c’erano 95 pazienti contagiati, 21 in rianimazione. Le vittime marchigiane correlate all’epidemia purtroppo erano già 13, a partire dal pensionato fanese di 88 anni deceduto il 2 marzo all’ospedale Santa Croce. Nei primi 14 giorni dell’epidemia, dal paziente-1 risultato positivo il 26 febbraio a Vallefoglia, il Covid s’era diffuso soprattutto in provincia di Pesaro Urbino (296 casi, tre su quattro), mentre a parte Ancona (che il 10 marzo aveva già 81 positivi) le altre province marchigiane sembravano al riparo, con 11 casi nel Maceratese, 6 del Fermano e il Piceno ancora Covid free. 
Oltre mille tamponi
Ieri invece su 941 positivi attuali, persone con un’infezione ancora attiva, solo 30 (uno in più di sabato, ma soltanto uno ogni 31 casi positivi) avevano bisogno del ricovero, con 6 pazienti nelle terapie intensive, come sabato. Anche ieri è stata una giornata calda, con 59 casi positivi su 1.122 tamponi del percorso nuove diagnosi (1 su 19) che portano il totale nelle Marche a 8.143 positivi, per un aumento giornaliero dello 0,73%, inferiore alla media nazionale (+0,8%). Le più colpite - altra differenza rispetto alla fase 1 - sono le province a sud. Ieri 19 casi hanno riguardato la provincia di Macerata, 18 quella di Ascoli (a San Benedetto del Tronto oggi il municipio di viale De Gasperi sarà chiuso per sanificazione, dopo un caso positivo tra i dipendenti), 14 il Fermano, mentre gli altri 8 sono di Pesaro Urbino. Ancona per un giorno fa percorso netto: nessun caso positivo. Le principali occasioni di contagio, anche nell’ultima tornata di casi, sono in famiglia, con 14 positivi accertati per contatti in ambito domestico. Comincia a surriscaldarsi anche lo screening scolastico (ieri 13 casi, 22 il giorno prima) e la movida continua a lasciare il segno, con 10 contagi riconducibili ad ambienti di vita o divertimento. Cinque i casi scoperti partendo dai sintomi, due quelli che derivano da rientri dall’estero (Romania) e a seguire altre modalità. Ieri il bollettino del Gores non registrava vittime: sono stati 3 i decessi correlati al Coronavirus accertati nelle ultime due settimane.

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