L'ombra del Covid su visite ed esami: liste d'attesa, addio all'effetto rincorsa e nuovi ritardi

Giovedì 29 Ottobre 2020 di Andrea Taffi
L'ombra del Covid su visite ed esami: liste d'attesa, addio all'effetto rincorsa e nuovi ritardi

ANCONA - I disagi veri iniziano adesso. L’annuncio degli Ospedali Riuniti di Torrette di 48 ore fa («stop ai ricoveri programmati, garantite le urgenze, prosegue l’attività ambulatoriale») proietta la sanità delle Marche nella dimensione parallela che tutti speravano di evitare dopo la scorsa primavera.

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Per quanto l’assessore regionale Saltamartini garantisca un’applicazione rigida del piano pandemico («gli ospedali devono continuare a erogare sanità ordinaria») è evidente che bisogna prepararsi al peggio. In termini di sanità diagnostica o visite specialistiche significa che di questo passo prestazioni diverse da quelle urgenti (entro 72 ore) o brevi (entro dieci giorni) torneranno nella grande nebulosa dell’attesa.

  

I dati ufficiali delle aziende

Per renderci conto della situazione abbiamo recuperato dai siti di Ospedali Riuniti di Ancona, Marche Nord Pesaro e Asur Marche i report mensili che monitorano il rispetto dei tempi sulle 69 prestazioni ambulatoriali indicate dal ministero. Ne abbiamo prese cinque a campione (tre visite: cardiologica, ortopedica e urologica; due esami: ecografica ostetrica e mammografia bilaterale). Tra i report ci siamo procurati gli “ex ante” cioè quelli che documentano la situazione degli esami e delle visite richieste dall’utenza e la teorica risposta dell’azienda. Il monitoraggio non contempla se l’utente all’ultimo momento non si è presentato oppure se all’ultimo momento ha avvisato per dire che non andava. Le prestazioni erogate effettivamente fanno parte dei report “ex post”.

Le premesse necessarie

Poi servono una serie di premesse per poter leggere i dati. Da giugno, da quando la Regione ha lanciato la grande rincorsa del recupero delle liste d’attesa il modello organizzativo fa capo alla Asur. Poi i numeri dei monitoraggi possono essere viziati da situazioni contestuali (per esempio, l’assunzione o la perdita temporanea di un medico radiologo in organico sposta le prestazioni erogate). Ancora: va messo in conto, che le reportistiche non sono tutte omologhe anche se devono riferire del rispetto dei tempi di attesa sulle prestazioni richieste. E che questi numeri riguardano solo le prime visite ordinate dai medici di base. Non contemplano cioè le seconde visite e le prese in carico. Infine bisogna contemplare che a giugno in moltissimi casi era stato prodotto un grande sforzo per riuscire a garantire la rincorsa post primavera. I numeri, dunque. Le percentuali di Marche Nord documentano che il rispetto totale dei tempi di tre mesi fa si è sporcato uscendo dai limiti sulle prestazioni B e D tra il 10 e il 15% degli appuntamenti. 

Il picco negativo

Con il picco negativo di Cardiologia che nelle visite a 30 giorni una volta su due non è riuscita a garantire i tempi. Stesso discorso per Asur e Torrette: gli Ospedali Riuniti, ad esempio, in valore assoluto rispetto a giugno hanno dimezzato o più che dimezzato visite cardiologiche e ortopediche. Sul rispetto dei tempi bene le visite ortopediche (sia le B che le D), un po’ meno quelle cardiologiche: in realtà a settembre solo 6 impegnative avevano tempi stretti. Insomma, i punti di riferimento da tenere in conto sono molti. La Asur per esempio, da giugno a settembre, a parità di numero di visite cardiologiche ha ridotto quelle fuori tempo: è migliorata. Ma ha ridotto in numero assoluto quelle ortopediche e urologiche.

 

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