I pediatri delle Marche nella trincea Covid: sintomi di raffredore? Non si sa, subito il test

Lunedì 12 Ottobre 2020 di Maria Teresa Bianciardi
I pediatri delle Marche nella trincea Covid: sintomi di raffredore? Non si sa, subito il test

ANCONA - Un’autocertificazione, se i bambini si assentano da scuola per motivi di salute ma non collegati a patologie virali. Quindi se si slogano una caviglia, o hanno mal di schiena. Il mal di testa no e nemmeno il mal di pancia: questi potrebbero essere campanelli d’allarme da non sottovalutare.

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Tutte le scuole delle Marche hanno adottato circolari interne, ma comunque similari, che rispettano le indicazioni per tornare in classe in caso di assenza. Se lo studente manca da scuola per più di tre giorni (e sono contemplati anche i pre-festivi e i festivi), potrà entrare in classe previa presentazione del certificato medico che ne attesta l’idoneità.

 

Un percorso studiato per evitare che certi sintomi possano essere sottovalutati, mettendo a rischio il normale proseguimento delle lezioni e la messa in quarantena della classe. Quindi giustificazione, certificato medico - con o senza tampone- restano i percorsi da seguire in questo anno scolastico iniziato all’insegna del Coronavirus.

I telefoni dei pediatri sono roventi in questi ultimi giorni. È cominciata la via crucis dei bambini che starnutiscono da una parte, tossiscono dall’altra e quando va bene non si lamentano per il mal di gola: fino allo scorso febbraio le famiglie se la cavavano con poco, paracetamolo all’occorrenza, antinfiammatorio con molta cautela, lavaggi nasali e magari un paio di giorni di convalescenza a casa per accelerare il processo di guarigione. Tutto qui. È il raffreddore, ragazzi. Quello - come si dice nelle Marche - che se prendi le medicine dura una settimana e se non le prendi va via in sette giorni. Da otto mesi però le cose sono cambiate e basta una sfreddata per mettere in allerta famiglie, medici curanti e soprattutto il sistema scolastico. Questo perché il raffreddore è un parente stretto del Covid 19 e i sintomi sono praticamente assimilabili a quelli del virus che ha scatenato la pandemia mondiale. E che sta riprendendo quota. Dunque non stupiamoci se chiamando il pediatra per il naso chiuso e un po’ di pizzicore nelle gola, la risposta dall’altra parte del telefono sarà: «Tampone». Altrimenti niente certificato per il rientro in classe. 
I percorsi
Nelle Marche, oltre al percorso già ben rodato che investe direttamente i laboratori ospedalieri delle cinque Aree vaste e l’attività dell’Usca - Unità speciali per la continuità assistenziale - che effettuano i controlli domiciliari dei malati o sospetti contagiati di Covid-19 e, se necessario, i tamponi per la verifica della positività al virus, sono stati attivati in ogni provincia anche i drive-in. Si tratta di spazi esterni raggiungibili in macchina dove effettuare il tampone naso-orofaringeo con il finestrino abbassato e senza scendere dal veicolo. In provincia di Ascoli, per esempio, il drive-in per il test è stato allestito di recente davanti all’ospedale Mazzoni: prima i tamponi si effettuavano sotto un gazebo, attendendo il proprio turno in fila.
La mappa nelle province
Alle prime piogge è scattato l’assembramento e le autorità sanitarie hanno deciso di optare per la coda, ma in auto. Anche a Macerata il servizio è attivo nel distretto sanitario di largo Belvedere Sanzio (località Santa Croce) e a Civitanova nei pressi del poliambulatorio di via Abruzzo. In provincia di Pesaro il drive-in esiste a Fano (zona Codma) e a Urbino (zona Sasso), mentre nella città rossiniana il sindaco Ricci è deciso a riaprire l’area già allestita in via dei Cacciatori proprio per il percorso Scuola. Ad Ancona esistono tre punti prelievo con il sistema del trenino automobilistico. Ad Osimo, Ancona Sud e al poliambulatorio (ex Crass) di viale Cristoforo Colombo, attivo anche la domenica mattina. Qui negli ultimi giorni hanno dovuto anche aumentare le ore di prelievo, tanto che nel giro di poco tempo sono passati da tre a quattro mattine a settimana, proprio per soddisfare le richieste di tamponi arrivate dai pediatri.
I fastidi per i piccoli
Una decisione presa in corso d’opera per cercare di evitare quello che sta accadendo nelle grandi città, ossia centinaia di macchine in fila e ore di attesa per effettuare il test. Un disagio enorme, soprattutto quando l’eccesso di zelo del medico arriva anche a superare le cautele richieste in questo particolare periodo. Nelle Marche la situazione è diversa. I drive-in funzionano senza particolari imprevisti e nel giro di mezz’ora si riesce ad uscire dall’anello dei tamponi con i bambini già analizzati. Forse perché, come ha spiegato il dottor Arcangeli, segretario regionale della Federazione pediatri, ancora sono pochi i colleghi che prescrivono il test. È solo un raffreddore? Non si sa.
Le scuole di pensiero
Al novanta per cento sicuramente, anche perché da settembre sono riprese le attività extrascolastiche all’aperto e all’interno delle strutture: si suda, si risuda ma non potendo utilizzare spogliatoi e docce basta una folata di vento per entrare in modalità naso-che-gocciola con la temperatura che sale sopra i 37 gradi. «Ma basta un sintomo associato al Covid», spiega il pediatra dall’altra parte del telefono: «Meglio fare il tampone». Il sistema messo in piedi è veloce e funziona. Almeno per adesso, che l’emergenza non è conclamata. Dalla chiamata al medico di libera scelta passano alcune ore: nel frattempo lo specialista si mette in contatto con i referenti sanitari per comunicare i nominativi dei bambini che dovranno sottoporsi al test naso-orofaringeo. 
Il responso
In serata la telefonata alle famiglie e nel giro di 24 ore mamme e bimbi sono in macchina per raggiungere il Drive-in più vicino. Il risultato? «Nel giro di 48 ore (ma si vedrà) , se è negativo venga a ritirare il certificato medico». Ci sono anche pediatri che invece preferiscono attendere qualche giorno: lasciano i ragazzini a casa, curati con le medicine come fosse una comune sindrome da raffreddamento comune. Se passa, bene. Se non passa, allora va effettuato il tampone. Una scuola di pensiero che però ha le sue controindicazioni: se il bambino fosse positivo, con i familiari che continuano la routine quotidiana, il rischio di contagi è sempre dietro l’angolo.

 

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