Coronavirus, il ginepraio del take away: vuoi un caffè? Solo se con brioche o tramezzino

Mercoledì 6 Maggio 2020 di Andrea Taffi
Coronavirus, il ginepraio del take away: vuoi un caffè? Solo se con brioche o tramezzino

ANCONA - Il decreto, il numero 126, è stato firmato dal presidente Luca Ceriscioli domenica 26 aprile. Sosteneva che rosticcerie, friggitorie, gelaterie, pasticcerie, pizzerie al taglio potessero vendere dal giorno dopo cibo da asporto. Le condizioni: ordine online o telefonico, ritiro su appuntamento, passaggio dilazionato dei clienti, assembramenti da evitare e consumazione tassativamente vietata sul posto

LEGGI ANCHE:
Coronavirus, altri 7 morti in un giorno: nelle Marche in totale sono 943/ I malati e i guariti in Italia in tempo reale

Coronavirus, il quartiere scrive al sindaco: «Rischio assembramento, chiuda la nostra spiaggia nei weekend»

Poi si è aggiunto un secondo decreto che aggiungeva un paio di particolari punti alla pratica del take away. Il primo: «è consentito congiuntamente l’asporto di cibo e l’asporto di bevande». Il secondo: «il solo asporto di bevande non è consentito». Questa seconda postilla ha creato non pochi problemi all’esercito di consumatori seriali di caffè che, pur di sorseggiare l’amato espresso erano capaci di fare anche più passaggi giornalieri davanti al banco dell’esercente di fiducia. 
 
Il cibo take away infatti, metteva in condizione tutti gli esercizi con la licenza per la somministrazione di bevande e alimenti di riaprire l’attività. Non si pensava a chi transitava per il caffè: «L’obiettivo vero - spiegano dal servizio Commercio della Regione - era quello di vietare l’asporto tout court degli alcolici. E scoraggiarlo vincolandolo all’asporto del cibo». 
La domanda da Civitanova
La questione dell’asporto singolo del caffè è stata posta a Civitanova dove anche molti baristi si sono organizzati per la vendita di cibo da asporto: quindi brioche, sandwich, toast e via stuzzicando. L’obiezione dei clienti è stata immediata: ma non puoi farmi soltanto un caffè? Così il vincolo delle bevande non asportabili singolarmente ha creato qualche grattacapo agli esercenti e in Comune (dove devono controllare i pubblici esercizi). Dalla Regione confermano la ratio che impedisce il singolo take away per la tazzina da asporto. «Il decreto nasceva - spiegano i tecnici - per mettere in condizione di far riaprire i ristoranti anche se la norma era destinata a un gruppo di attività che nel decreto sono descritte come esercizi di somministrazione di alimenti e bevande». 
L’aggravio per il caffè
Così il caffè rischia di diventare pesante se ad ogni consumazione bisogna abbinare lo snack. Pesante per le tasche e anche per il fisico. «Ma stiamo lavorando per aprire tutto tra dieci giorni quindi siamo fiduciosi di superare questa situazione» confermano dalla Regione. Intanto però già ora si sono presentate diverse domande. Supponiamo che una rosticceria in grado di servire caffè voglia allargare la sua produzione abbinando brioche da asporto. Si può fare? «Dipende dalla documentazione che hanno consegnato al momento di richiedere i permessi al Comune - spiegano ancora dalla Regione - . Conta quello che c’è scritto nella documentazione». 
Il rispetto delle regole
A Macerata, in qualche caffè del centro, dopo la legge hanno trovato subito l’escamotage: si vende un biscottino e così il cliente può asportare il caffè. L’elenco dello slalom ai decreti di Ceriscioli è destinato ad allungarsi nei prossimi giorni. I baristi sono in attesa di leggere il protocollo allo studio tra le categorie e il servizio Commercio della Regione per capire come dovrà essere stravolta la loro attività. Quello del caffè è soltanto il benvenuto. Se, come sembra, anche dopo il 18 maggio (cioè a protocolli ultimati), ci sarà la regola del cibo più bevanda obbligatorio ne vedremo delle belle.

Ultimo aggiornamento: 11:20 © RIPRODUZIONE RISERVATA