Ceriscioli: «Non posso imporre mascherine introvabili ma usciamo con un foulard e prepariamoci alla fase 2». Torno a fare il prof

Mercoledì 8 Aprile 2020 di Lorenzo Sconocchini
Ceriscioli: «Non posso imporre mascherine introvabili ma usciamo con un foulard e prepariamoci alla fase 2». Torno a fare il prof
ANCONA Prepara un’ordinanza che ci chiederà almeno per qualche mese di uscire di casa con naso e bocca coperti, ma senza costringerci a una caccia al tesoro verde delle mascherine. «Perché tanto non si trovano». Si preoccupa per i focolai che divampano nelle case di riposo, ma ricorda di averle messe in guardia dai pericoli del virus già dal 27 febbraio, «mentre qualcuno organizzava feste di carnevale per anziani». Studia come liberare dai pazienti infetti almeno qualcuno dei 14 ospedali Covid allestiti in 40 giorni nelle Marche, ma pensa anche a far marciare il progetto della maxi-rianimazione alla Fiera di Civitanova. «Perché dobbiamo occuparci anche degli altri malati marchigiani e poi non si sa mai, vuoi vedere che in autunno il virus rifà il giro come l’influenza Spagnola?». 
E intanto sogna Luca Ceriscioli, prof di matematica in aspettativa per governare la Regione Marche in quota Pd, s’immagina nelle poche ore di sonno cosa tornerà a fare in autunno, quando non sarà più un politico. Perché assicura di non aver ripensamenti sulla sua uscita di scena alle prossime Regionali, dopo il passo indietro che ha aperto la strada alla candidatura di Mangialardi. «L’ho sognato la scorsa notte, correggevo il compito di Camilla Fabbri, una mia studentessa al liceo. Io mi vedo in cattedra quando sarà finita questa storia, non ci ripenso». Chissà che voto aveva in matematica l’ex senatrice Pd, ora nello staff di Ceriscioli.

 

Fine della quarantena
Dopo il consiglio regionale in video conferenza di lunedì, il presidente della Regione Marche sperimenta la prima conferenza stampa a distanza e risponde per un’ora alle domande. Senza mascherina, dovendo parlare al microfono, ora che ha superato senza danni (e anche senza farsi il tampone) la quarantena che gli è toccata dopo l’incontro ravvicinato con Guido Bertolaso, chiamato nelle Marche due settimane fa per progettare l’ospedale da 100 posti in terapia intensiva. «Tutto bene, neanche un sintomo». 
Inizia facendo i complimenti ai marchigiani per come hanno fin qui rispettato la clausura scattata un mese fa («bene quasi come i cinesi, le nostre curve sono pressoché identiche»), ma annuncia che dovrà chiedere altri sacrifici, nel cammino di un’uscita graduale dall’emergenza Coronavirus. Però la tanto attesa ordinanza sulle mascherine non costringerà chi non riesce a procurarsene a starsene tappato in casa, senza poter uscire nemmeno per i motivi leciti. Ieri Ceriscioli ha letto la relazione del Gores Marche e ha subito inviato una proposta al ministro della Salute Speranza per un percorso condiviso. «La nostra proposta parla di protezioni in generale, non solo mascherine, altrimenti sarebbe come prendere in giro i marchigiani. Non si trovano per i medici, figurarsi per la gente comune».
Basterà coprirsi naso e bocca con un foulard, la sciarpa è già fuori stagione, o con un bel fazzoletto. Ma dovremo aspettare almeno 24 ore, forse più, per saperlo, perché la Regione Marche preferisce che sia il ministro della Salute a dettare una linea. «Proviamo a fare insieme qualcosa di utile per l’intero sistema nazionale e a guardare anche avanti - spiega Ceriscioli -. Da una parte ricordiamo ai cittadini che se abbiamo ottenuto questi risultati è perché stiamo arginando con i nostri comportamenti il virus e bisogna continuare. Ma pensiamo anche al dopo, a come affrontare la fase due, quando saremo più aperti ma più protetti. Oggi è: sempre più chiusi sempre più protetti».
I dati dell’epidemia in frenata incoraggiano, ma restano punti critici, focolai che si stanno auto-alimentando mentre non dovevano minimamente accendersi. «Il sistema delle Rsa ha retto, ma ci sono stati grossi problemi nelle residenze protette e nelle case di riposo - Ceriscioli fa il punto sul fronte degli anziani -. Troppi contagi, su cui indaga anche la magistratura. Alcune strutture hanno fatto la festa mascherata quando c’erano segnali di allerta. Ma noi non abbiamo fatto mai mancare l’assistenza sanitaria. Adesso il versante delle case di riposo è quello a cui guardiamo con più attenzione».

La maxi-rianimazione
Intanto procede il progetto del Covid Hospital di Civitanova, senza ripensamenti anche se le terapie intensive si stanno svuotando. «Serve una struttura esterna perché dobbiamo cominciare a liberare qualche ospedale dai pazienti Covid e rispondere al fabbisogno generale di pazienti con patologie ordinarie, che non sono scomparsi». I soldi stanno arrivando. «Abbiamo già 2,5 milioni di donazioni dirette sul conto della Fondazione più quasi 6 in forniture di tecnologie e impianti». E serviranno molte risorse per rilanciare l’economia- «Bene i 400 miliardi del decreto del governo, una somma impressionante, ma i 33 milioni per la cassa integrazione in deroga sono pochi». 
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