Nelle Marche già 15 donatori di plasma, ma non Bertolaso: «L'obiettivo è dimezzare la mortalità Covid»

Giovedì 14 Maggio 2020 di Stefano Rispoli
Nelle Marche già 15 donatori di plasma, ma non Bertolaso: «L'obiettivo è dimezzare la mortalità Covid»

ANCONA - L’obiettivo è ambizioso: dimostrare che con la cura al plasma si può più che dimezzare il tasso di letalità da Covid. «Dal 14% nelle Marche puntiamo a scendere al di sotto del 6%» conferma il professor Andrea Giacometti, direttore della Clinica di Malattie infettive di Torrette e principale investigator del protocollo per la terapia al plasma iperimmune, condiviso con Toscana Lazio, Campania e Umbria.



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La sperimentazione che tanto fa discutere ora può partire anche nelle Marche, dopo l’ok del Comitato etico che in un primo momento aveva congelato l’iter, chiedendo precisazioni e correzioni nel testo. Sono già 15 i donatori arruolati, ma tra loro non c'è Guido Bertolaso, che pure aveva espresso l'intenzione di farlo. A bloccarlo i limiti di età.
 
«Il protocollo è migliorato in tutte e tre linee di riferimento a cui si deve attenere: salvaguardia della salute dei soggetti interessati, scientificità dello studio e tutela della sanità regionale» ha confermato il dottor Massimo Marinelli, componente del Comitato, nell’ambito della videoconferenza organizzata in Regione per annunciare il via libera al progetto Tsunami (Trasfusion of convalescent plasma for early treatment of pneumonia due to Sars Cov2), lo studio che vedrà gli ospedali di Torrette, Marche Nord e Fermo come poli di reclutamento, anche se i candidati donatori potranno rivolgersi alle sedi Avis o ai 12 servizi trasfusionali regionali.
L’obiettivo
«Abbiamo avviato un percorso scientifico di grande qualità - ha detto il governatore Luca Ceriscioli -. Non si sbandierano soluzioni miracolose né si sminuisce il lavoro, ma l’obiettivo è uno solo: aprirsi a qualunque opportunità per metterla a disposizione del sistema sanitario, con la massima trasparenza. Se oggi siamo la miglior regione come dato epidemiologico, quando all’inizio della pandemia eravamo tra le peggiori, significa che ci stiamo comportando bene». Ridotto il contagio e svuotate le terapie intensive, ora si punta a guarire dal Covid quante più persone grazie a uno studio che, ha sottolineato la dirigente del servizio Sanità, Lucia Di Furia, «può dare grandi risultati rispetto alle scarse risposte assistenziali e terapeutiche che oggi sono riconosciute valide». Un centinaio i pazienti che si conta di sottoporre alla terapia al plasma nelle Marche da qui ai prossimi 6 mesi, durata prevista per la sperimentazione: dovranno essere maggiorenni, ma allo stadio precoce della malattia, «con una polmonite diagnosticata da non più di 10 giorni - evidenzia il dottor Giacometti - prima che si entri nella fase acuta della tempesta citochimica, in cui il sistema immunitario è come se impazzisse e gli anticorpi non sono più efficaci». I pazienti saranno gestiti dalla parte clinica, mentre il Dipartimento regionale di Medicina trasfusionale, diretto dalla dottoressa Daniela Spadini, si occuperà dei donatori, tra i 18 anni e i 60: «Saranno divisi - spiega - tra quelli abituali, con un percorso più snello, e i nuovi sottoposti a indagini più dettagliate. Tutti devono aver superato la malattia con tampone negativo da 14 giorni e il plasma verrà sottoposto a qualificazione biologica per ridurre gli agenti patogeni e individuare un titolo sufficiente di anticorpi neutralizzanti».
Il consenso
Una quindicina di donatori già arruolati: anche Guido Bertolaso, guarito dal Covid, si era proposto per donare a Pesaro, ma non potrà farlo per limiti di età. I primi prelievi avverranno la prossima settimana e i campioni verranno inviati alla Virologia di Torrette. Il plasma in eccesso può essere congelato per un anno. D’altronde «in questo momento di pseudo calma dell’epidemia assistiamo pochi pazienti con polmonite da Covid - precisa il professor Giacometti - ma è possibile che ci sia una seconda fase dell’epidemia e noi saremo pronti con una terapia che è più affidabile rispetto ai farmaci off-label, nessuno dei quali ha dato risultati sicuramente positivi».

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