Nelle Marche alcune micro zone rosse? «Allo studio per i comuni Covid»

Mercoledì 4 Novembre 2020 di Martina Marinangeli
Nelle Marche alcune micro zone rosse? «Allo studio per i comuni Covid»

ANCONA Le notizie si sono rincorse per tutta la giornata, nell’attesa del nuovo Dpcm del governo Conte. Decreti a cadenza ormai settimanale, tanto che, a margine del consiglio regionale, il governatore Francesco Acquaroli parafrasava il Padre nostro con un ironico «dacci oggi la nostra ordinanza quotidiana», ragionando su un’eventuale declinazione nelle Marche delle misure più restrittive.

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Di rinvio in rinvio, il tormentato vertice Stato-Regioni per vagliare i nuovi provvedimenti anti Covid è andato avanti fino a tarda sera ed il documento sottoposto ai governatori prevede, tra le altre cose, il coprifuoco dalle 22 alle 5 e chiusure mirate nelle aree ad alto rischio. Scenario, quest’ultimo, che per ora non riguarda le Marche.

 

Di ora in ora

La mattinata di ieri è però partita in quarta in quel di palazzo Leopardi, con ipotesi di micro zone rosse nei Comuni particolarmente colpiti dal Covid. E sono stati sia il governatore che l’assessore alla Sanità Filippo Saltamartini ad adombrare questo risvolto nella lotta alla diffusione del contagio. «Ci potrebbero essere limitazioni alla viabilità per alcune realtà dove l’indice del contagio è più elevato, con creazione di micro zone rosse dove si accede e si esce solo per motivi di lavoro o salute», le parole di Acquaroli, specificando però che «sono ancora ipotesi, speriamo non sia necessario». Entra nel dettaglio Saltamartini, con una flessione più pessimista: «Abbiamo situazioni complicate in alcuni Comuni, in testa a tutti Ripe di San Ginesio, con tassi di estensione del Covid molto elevati e stiamo valutando la possibilità di interventi mirati. Il nuovo Dpcm viene costruito indicando dei numeri e sulla base del verificarsi di questi indici di valutazione, le Regioni dovranno adottare misure stringenti, come lockdown regionale o territoriali. Ci stiamo indirizzando verso la previsione di provvedimenti automatici in corrispondenza del verificarsi di questi indici». Nota a margine: l’assessore ha anche annunciato l’apertura di un altro modulo del Covid hospital di Civitanova al fine di mantenere “pulito” l’ospedale di Camerino, riferimento per le zone del sisma. Il vertice sul Dpcm slitta dalle 15,30 alle 17, e mentre nelle Marche continua il dibattito in consiglio regionale, Acquaroli ascolta tutti gli interventi, ma con un orecchio sempre rivolto a Roma per capire come muoversi.

Le richieste

«Quello che chiedo al governo è chiarezza – mette i puntini sulle i a margine della seduta – perché fare micro zone rosse significa anche causare un impatto economico su quelle realtà e voglio parametri ed indicatori certi per decidere se sono necessarie. Inoltre, non sono provvedimenti che un presidente può prendere in solitaria, ma di concerto con il ministero della Salute». E nell’attesa di confrontarsi con il governo ed i colleghi presidenti in video conferenza, ragiona con ottimismo: «Due settimane fa, pensavo che oggi avremmo avuto una situazione peggiore rispetto a quella che abbiamo. Ciò mi fa credere che le misure tempestive che abbiamo preso stiano funzionando». Finiti i lavori dell’assemblea legislativa, Acquaroli “trasloca” a palazzo Raffaello per iniziare il confronto fiume. La bozza sottoposta ai governatori – con misure in vigore da domani al 3 dicembre – prevede, tra le altre cose, il ritorno dell’autocertificazione per uscire di casa dopo le 22, chiusura dei musei e delle mostre, chiuse le medie e grandi strutture di vendita nei festivi e prefestivi, ad eccezione delle farmacie, punti vendita di generi alimentari, tabacchi ed edicole, coefficiente di riempimento massimo del 50% sui mezzi pubblici, chiusura dei corner scommesse e giochi nei bar e nelle tabaccherie, didattica a distanza al 100% alle superiori. Se questi provvedimenti riguardano l’intero territorio nazionale, il decreto affida al ministro della Salute Speranza la responsabilità di stabilire «ulteriori misure di contenimento del contagio» dove serve, sulla base di 21 criteri.

Le zone a rischio

Nelle aree ad alto rischio – identificate come scenario 3 e 4 - è vietato ogni spostamento in entrata e uscita dai territori e può riguardare intere Regioni o parti di esse. Nelle zone da scenario 4 sono vietati anche gli spostamenti a livello comunale e provinciale e c’è lo stop alle attività di ristorazione, negozi e mercati. I governatori hanno invece chiesto misure omogenee in tutto il territorio nazionale, una valutazione del rischio epidemiologico fatta in collaborazione con i dipartimenti di prevenzione regionali, un decreto con indennizzi per le categorie economiche da presentare contestualmente al Dpcm, congedo parentale e riconciliazione, ed esenzione 2020-21 dei tributi per tutte le attività economiche soggette a provvedimenti di chiusura.

 

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