Coronavirus, liberi tutti al confine? Mica tanto. Al decreto Ceriscioli sì di Emilia e Abruzzo (e mezzo dell'Umbria)

Venerdì 22 Maggio 2020 di Andrea Taffi
Coronavirus, liberi tutti al confine? Mica tanto. Al decreto Ceriscioli sì di Emilia e Abruzzo (e mezzo dell'Umbria)

ANCONA - Peggio che andare di notte. Il decreto sblocca-confini del governatore Luca Ceriscioli di mercoledì sera invece di spianare la strada alle Marche per una fase 2 più snella a braccetto con le regioni (e soprattutto le province) limitrofe solleva un caleidoscopico e meraviglioso caos amministrativo. Che si riverbera tra Emilia, Umbria e Abruzzo in tre distinte e differenti aperture dei confini regionali. In attesa di vedere cosa partorirà il Lazio.

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Ci si attendeva oltre confine le adesioni in automatico è invece è successo di tutto e di più. Un guazzabuglio di rara portata che spazza l’orizzonte per cui Ceriscioli si era spinto in avanti firmando il decreto numero 157 che seguiva la scia delle regioni apriprista sul tema (Friuli, Veneto ed Emilia). Dunque, da oggi fino al 3 giugno ci si potrà sì, muovere a cavallo dei confini regionali ma facendo grande attenzione alle restrizioni già presenti (e a quelle che potrebbero arrivare nelle prossime ore) per non incappare nella sanzione amministrativa di 400 euro. Ma andiamo con ordine.
 
Qui Emilia 
Dopo il decreto flash della Regione Marche che mercoledì in un pomeriggio traduce in atto il parere avuto dalla Conferenza Stato- Regioni, l’Emilia risponde subito presente. Nel primo pomeriggio di ieri i governatori Ceriscioli e Bonaccini comunicano ai prefetti, ai presidenti delle Province di Pesaro e Rimini e ai sindaci di aver firmato l’accordo che chiude il cerchio. Con un distinguo, però: i confini sono aperti solo per i congiunti. Niente flussi liberi quindi, si chiude il canale turistico e delle seconde case. Una «montagna che partorisce il topolino» secondo il sindaco di Gabicce. E non ha tutti i torti
Qui Abruzzo 
Stessa scia ma quadro meno definito in Abruzzo. Il governatore di centrodestra Marsilio infatti, poco prima di cena licenzia il decreto fotocopia di quello delle Marche: disco verde per tutti i residente dei comuni e delle province confinanti e senza autocertificazione. Stavolta il distinguo è di natura temporale, per ora: il decreto vale da domani. Telefonate a raffica tra i comuni a ridosso del Tronto, tra le province di Ascoli e di Teramo e tra sindaci dei comuni capoluogo Fioravanti e Falcioni (favorevoli ad aprire tutto). Aggiornamenti attesi per oggi e fiato sospeso per chi spera in un’apertura generalizzata.
Qui Umbria
Nicchia invece l’Umbria. Nessuna risposta all’informativa ricevuta ieri mattina da palazzo Raffaello ma nella sostanza si potrebbe procedere oggi a un decreto (in vigore da lunedì) con il quale si ammette la mobilità tra Marche e Umbria solo per i congiunti. A palazzo Donini ci si affida molto all’ultima interpretazione della conferenza Stato-Regioni di ieri che apre i confini ma restringe il raggio dell’operazione solo ai famigliari. Non è da escludere anche una remora politica della presidente Tesei, targata Lega. Comunque addio al weekend sulla costa civitanovese per i folignati.
E Lazio e Toscana?
Mentre il vice sindaco di Arquata Franchi era già d’accordo con i colleghi di Amatrice per una visita da concludere con il più classico piatto di spaghetti da Roma è arrivata la frenata. La Regione Lazio aprirebbe ma ha posto un quesito al ministro degli Affari Regionali Francesco Boccia. Anche la Toscana naviga a vista: ha aperto all’Emilia ma ancora non all’Umbria: quindi, anche qui, probabilmente c’è una piega politica della storia amministrativa. Verrebbe da dire che è meglio aspettare il 3 giugno quando gli spostamenti da regione a regione saranno consentiti senza autocertificazione. Dunque la raccomandazione è di studiare bene le carte e aggiornarsi sulle ultime variazioni. Alla faccia del decreto libera tutti di Ceriscioli.

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