Il dossier scritto 3 volte dai tecnici e dagli esperti che la Regione ignora

Giovedì 5 Novembre 2020 di Andrea Taffi
Il dossier scritto 3 volte dai tecnici e dagli esperti che la Regione ignora

ANCONA - È molto probabile che al settimo piano non si siano completamente resi conto di quello che i tecnici del servizio Salute e dell’Osservatorio epidemiologico hanno messo nero su bianco martedì scorso nel dossier consegnato al governatore Acquaroli e all’assessore alla Sanità, Saltamartini. Nella tangibile tensione che si è creata tra il livello politico e quello tecnico della Regione Marche da martedì c’è un punto di non ritorno. Con tutte le attenuanti del caso (su tutte l’assenza di background della giunta in materia di emergenza e di infarinatura per decisioni così delicate di politica sanitaria): il dossier sulla situazione sanitaria, per la prima volta in maniera ufficiale, mette il presidente Acquaroli in una posizione scomoda. 

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È un cambio di metodo rispetto a quanto avvenuto a marzo-aprile: prima gli organi tecnici relazionavano e Ceriscioli decideva. Con tutti i limiti (e i pregi) del caso. Ora il livello politico chiede report scritti e se non bastassero le conclusioni in cui si chiede di rivedere tutto l’assetto territoriale e quello sanitario, la necessità di stroncare la mobilità interprovinciale dice, in altre parole, che bisogna correre agli estremi rimedi.


Prima di capire cosa comporti il significato di certe parole nero su bianco serve un veloce flashback degli ultimi, convulsi giorni. Due settimane fa Saltamartini ha sparato sui dirigenti di sanità e aziende rei, a suo dire, «di non aver realizzato le terapie intensive previste nel piano chiesto da governo». Poi ha detto che «la sanità delle Marche vive in quattro repubbliche autonome». Senza entrare nel merito dei contenuti, è evidente che il livello della dialettica è salito di tono. Poi otto giorni fa, di domenica mattina, tutto lo stato maggiore dei manager sanitari, è stato convocato in una giunta che sembrava più un anticipo di processo che non un confronto oggettivo sullo stato dell’arte. E così arriviamo alla richiesta di un dossier con proiezioni al 15 novembre. 

Un dossier che a quanto si è appreso nei corridoi ha fatto qualche giro prima di approdare sul tavolo del governatore. Stilato dalla caposervizio Di Furia e dai dirigenti dell’osservatorio poi sarebbe stato posto in visione e modificato dall’assessore Saltamartini, quindi affidato alle correzioni della dg Asur, Storti. Un giro vorticoso che Saltamartini smentisce ma resta la sintesi delle 12 pagine finali: conclusioni forti che, peraltro, questo giornale invoca già da almeno dieci giorni. A fronte del dossier tuttavia è stato firmato un decretino che scodinzola o precede di poco le decisioni di palazzo Chigi. E soprattutto non prende decisioni drastiche. Al suo staff Acquaroli ripete che «bisogna andare uniti con gli altri governatori, non possiamo permetterci fughe in avanti rispetto a quel che decide il governo». Per tutta risposta l’assessore ha chiesto ai tecnici «misure specifiche in ordine alle considerazioni generali fatte in conclusione». Quindi il rimpiattino continua. «Hanno avuto tutta l’estate per fare le cose - pare abbia detto Saltamartini - ora dicano con precisione cosa serve».

E soprattuto la posizione molto cauta, al limite inferiore del non-decisionismo, rivela - secondo gli attenti osservatori del settimo piano - in controluce il peso preminente degli stakeholder del governatore: da una parte rispetto alla capacità decisionale autonoma di Acquaroli e dall’altra rispetto all’evidenza dei fatti e dei numeri. Il ritmo contagi/tamponi che resta alto e l’andamento dei nuovi ricoveri/terapie intensivi non contemplano mezze misure. Ecco perché avere nel cassetto un dossier che lascia presagire problemi molto seri entro il 15 novembre e, di rimbalzo, istituire provvedimenti light non è un buon prendere: anzitutto per le Marche, poi per Acquaroli. 

 

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