Curare il coronavirus a casa, le Marche vanno a caccia di medici per le task force Usca

Mercoledì 28 Ottobre 2020 di Martina Marinangeli
Curare il coronavirus a casa, le Marche vanno a caccia di medici per le task force Usca

ANCONA - Con i ricoveri ospedalieri che aumentano a ritmo sostenuto, l’unico modo per evitare la saturazione dei reparti è garantire una risposta territoriale adeguata all’accelerata del Covid.

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Per questa ragione, una delle misure su cui sta lavorando palazzo Raffaello è il potenziamento delle Unità speciali per la continuità assistenziale, che effettuano i controlli domiciliari dei malati o sospetti contagiati e, se necessario, i tamponi per la verifica della positività al virus.

 

In prima linea

Sono la prima linea del fronte ed è previsto che ci sia un’unità ogni 50mila abitanti. Nelle Marche, attualmente sono 28 gli equipaggi, distribuiti omogeneamente tra i 13 distretti sanitari ma, stando ai parametri della normativa che le regolamenta, all’appello ne mancano cinque. «Per questa ragione – fa sapere l’assessore alla Sanità Filippo Saltamartini – abbiamo dato direttive per garantire anche le cinque equipe in più: c’è però difficoltà nel reperire i medici. Stiamo cercando di verificare la possibilità di far ricorso ai medici neolaureati, che sono iscritti all’ordine ma che devono ancora fare il corso di specializzazione. Poi, in un incontro che c’è stato ieri (lunedì, ndr), abbiamo chiesto anche ai medici di famiglia di valutare la possibilità di interventi di volontariato, ma non c’è stato tutto questo entusiasmo».

I macchinari

Il ruolo fondamentale che hanno le Usca è quello di arginare lo tsunami che rischia di travolgere di nuovo, come fu nella prima ondata dell’emergenza sanitaria, i reparti ospedalieri, saturandoli al punto di non poter più offrire le cure ordinarie. Per garantire che ai nosocomi arrivino solo i casi che davvero necessitano di ospedalizzazione, si sta lavorando anche per dotare le equipe delle Usca di macchine per l’ecografia polmonare a domicilio: «ne abbiamo comprati già 25 e stanno per arrivare», aggiorna la road map l’assessore. La rete territoriale delle Usca prevede che le squadre vengano attivate dai medici di medicina generale, dai pediatri di libera scelta o dalla guardia medica. Garantiscono la presa in carico dei pazienti sintomatici o sospetti che non richiedono ricovero ospedaliero ma che hanno comunque necessità di essere monitorati, come ad esempio le persone in isolamento. Le stesse Unità devono effettuare anche tamponi domiciliari dei pazienti sintomatici.

Tempi di attesa

Equipaggiate con i dispositivi di sicurezza individuali idonei, consentono interventi precoci, riducendo i tempi di attesa per tamponi e interventi assistenziali e prevenendo, quando possibile, l’acuirsi della malattia, riducendo in questo modo eventuali necessità di ricovero. Ogni task force è operativa sette giorni su sette dalle 8 alle 20, è composta da almeno due operatori - due medici, oppure un medico ed un infermiere –, coordinata da un medico di medicina generale senior, convenzionato da più di dieci anni, e supportata da un pediatra di libera scelta con disponibilità telefonica.

I fattori chiave

Possono far parte dell’unità speciale i medici titolari o supplenti di continuità assistenziale, i medici che frequentano il corso di formazione specifica in medicina generale e, in via residuale, i laureati in medicina e chirurgia abilitati e iscritti all’ordine di competenza. I fattori chiave che caratterizzano le Usca sono il tempo – ovvero la tempestività dell’intervento – e lo spazio, cioè la casa, dove somministrare farmaci antivirali dedicati per evitare di finire in ospedale in condizioni critiche. Gli strumenti del mestiere sono diversi e vanno dai saturimetri agli ecografi portatili, fino ad arrivare ai palmari.

 

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