Il cuore grande delle Marche: 17 milioni di donazioni nel tesoro Coronavirus

Venerdì 12 Giugno 2020 di Andrea Taffi
Il cuore grande delle Marche: 17 milioni di donazioni nel tesoro Coronavirus

ANCONA - Tac, Ecmo, ecografi, diverse decine di letti di terapia intensiva: in tre mesi di pandemia la sanità delle Marche ha ricevuto in dono una quantità inimmaginabile di beni, servizi e fondi. Ecco il bene nascosto di una grande tragedia.



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Questa è la storia di una cifra, intesa come spessore, statura, valore umano. E di cifre, intese come numeri, soldi, ricchezza. Ma è anche la fotografia più bella delle Marche, che ne rappresenta lo spirito contadino dei padri che l’hanno portata, un passo alla volta, fin qui. Se un giorno ci sarà un album di questa storia maledetta, accanto alle fotografie dei medici e degli infermieri stremati, con i volti rigati dalle mascherine dopo i turni da 16 ore, ci andrà la foto di un forziere: il tesoro del Covid. È una cassa virtuale che il Corriere Adriatico ha ricostruito artigianalmente pezzo per pezzo, strumentazione dopo strumentazione, unendo i mille aiuti che le aziende sanitarie regionali hanno ricevuto in regalo nell’ora più terribile, quando le rianimazioni, quelle ordinarie e quelle convertite, erano stipate di pazienti.  
Un totale incredibile
Diciassette milioni di euro, almeno. Dietro a quel forziere c’è idealmente il volto di un milione e mezzo di marchigiani che in silenzio hanno lasciato fuori dalla porta di Torrette, Marche Nord, Asur o anche fuori dal Covid Hospital il proprio sostegno morale e concreto. Esattamente come si faceva una volta in campagna per lo spirito di buon vicinato ma anche per un valore più alto chiamato solidarietà. Da vivere nei fatti e da non sbandierare. A Torrette gira voce di un imprenditore che pare abbia donato 100mila euro sull’unghia perché erano scomparse due suoi dipendenti a colpa del Covid. Giorni maledetti in cui le ombre hanno popolato gli incubi di tutti. Ma anche in cui tanti hanno messo mano al portafoglio. «Noi a un certo punto per tenere i rapporti con tutte le persone che volevano fare donazioni e che ci chiedevano che cosa poteva servirci - continua Maraldo - ci siamo divisi i contatti. Abbiamo vissuto giorni estremi in cui da una parte ricevevamo report inenarrabili da medici e infermieri e dall’altra avevamo benefattori al telefono pronti a mandarci qualsiasi cosa che avessimo chiesto». 
Le donazioni a Torrette
A Torrette sono stati donati oltre 40 letti completi di attrezzature per la terapia intensiva e una macchina Ecmo che consente la respirazione extracorporea. Totale tra donazioni in bene e donazioni in natura: quasi due milioni di euro. A Marche Nord si sono ritrovati alla porta degli imprenditori che hanno donato ben due tensostrutture che hanno ampliato la capacità di ospitare pazienti Covid. «Io posso dire solo due cose - sintetizza Maria Capalbo, direttore generale - vorrei citare la lettera di un signore anonimo di 56 anni che è stato ricoverato dal 13 marzo al 26 aprile. “Se posso parlare in vita oggi . è uno stralcio del messaggio - lo devo solo alle cure ricevuto a Marche Nord. Non potevo vedere in faccia chi mi ha assistito: se li incontro per strada non li riconoscerei. A tutti dico che ho incontrato un’umanità vera”. Ecco, - riprende Capalbo - tutti i benefattori hanno condiviso idealmente lo spirito di questo signore. Cito una persona per tutte, Emanuela Berloni che si è fatta in quattro per rappresentare le nostre esigenze e portare avanti la campagna di fundraising per la nostra azienda. Intorno a lei si sono riunite decine e decine di benefattori». Totale delle donazioni: 1,3 milioni di beni, 1,6 in denaro. 
L’ospedale della Fiera
Del Covid Hospital di Civitanova la Fondazione del Corpo di soccorso dell’Ordine di Malta non vuole parlare. «Dalla consegna delle chiavi ci siamo eclissati, vogliamo solo che la struttura sia a disposizione di chi l’ha donata» dice un colletto bianco della Fondazione. Per il Covid Hospital sono stati versati 8 milioni di euro cash e almeno 500mila euro di beni. «Ma dall’energia a tanti altri servizi ci hanno regalato o scontato di tutto» dice un altro tecnico della Fondazione. 
Il bene nascosto
Alla Asur si fa preso a dire beneficenza. Ma bisogna moltiplicarla per cinque Aree vaste: solo in denaro è arrivato quasi un milione e mezzo ma molto di più è arrivato tra beni e servizi. Come da altre parti sono arrivate caterve di dispositivi di protezione: mascherine, camici, calzari, visiere. E poi materiali per igienizzare, sanificare nei giorni in cui anche un colpo di tosse incuteva terrore. «Non mi ha toccato una cosa in particolare - dice Alessandro Maccioni, direttore Area Vasta 3- mi ha toccato il flusso che si è creato. Enorme. Il vescovo, tra i primi, dopo pochi giorni dall’inizio dell’emergenza che ti porta i soldi per comprare i letti di rianimazione. In dieci giorni siamo stati costretti a mettere su un ufficio per rispondere a questo slancio di generosità. Con due dottoresse, Giannini e Costantini che desidero ringraziare, abbiamo creato la struttura. Un imprenditore, Lino Rossi, si è arrabbiato perché non lo avevo interpellato. Dopo il messaggio del vescovo si è scatenata la corsa di solidarietà: da chi portava anche 20 euro alle bottiglie di vino, ho visto un fiume di affetto intorno a noi e soprattutto intorno a quelli che avevano contratto il virus. A Camerino abbiamo rinnovato completamente la dotazione radiologica di terapia intensiva, sub intensiva e della radiologia. Abbiamo ribaltato un ospedale quanto ad attrezzature». 
Quelle polemiche iniziali
Fa sorridere pensando alle polemiche che avevano accompagnato la riconversione dell’ospedale sotto i Sibillini. Ma questa è la vita. Arriva la pandemia e la sanità marchigiana rinnova tomografie assiali ed ecografi a raffica che forse non avrebbe comprato nei prossimi cinque anni. Grazie al cuore delle Marche e al tesoro del Covid di cui dovremo fare memoria. Il bene nascosto che racconta la cifra di una regione maiuscola.

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