Covid nei posti di lavoro: in un anno quasi 3mila infettati e 12 morti nelle Marche. Marzo e dicembre da incubo

Sabato 23 Gennaio 2021 di Martina Marinangeli
Covid nei posti di lavoro: in un anno quasi 3mila infetti e 12 morti nelle Marche. Marzo e dicembre da incubo

ANCONA-  Marzo il mese più nero, quando per intensità di contagi le Marche superarono la media nazionale attestandosi tra le regioni più colpite. Seguono a ruota novembre e dicembre, durante i quali la seconda ondata ha ricordato a tutti che il virus circolava ancora – e parecchio –, dopo una “smemorata” pausa estiva.

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È il quadro tracciato dal report, pubblicato ieri, della Consulenza statistico attuariale dell’Inail, che ha rilevato l’impatto del Covd sul mondo del lavoro nell’annus horribilis del 2020. I casi totali di contagio si sono assestati sulle 2821 unità - di cui 1992 donne, ovvero il 70,6% – ed a pagare il prezzo più alto sono state, come prevedibile, le professioni sanitarie. 

 

I numeri

Il 45,8% delle denunce di contagio codificate per attività economica (Ateco) riguarda infatti il settore Sanità ed assistenza sociale: in particolare, l’assistenza sanitaria (56%), i servizi di assistenza sociale non residenziale (23%), e l’assistenza sociale residenziale (21%). Nell’ordine, le professioni più colpite risultano essere quelle di infermieri (88%), medici, operatori socio sanitari ed operatori socio assistenziali. Anche le 12 denunce di infortunio sul lavoro da Covid con esito mortale hanno coinvolto principalmente i tecnici della salute ed i professionisti qualificati nei servizi sanitari e sociali, ma anche i conduttori di veicoli. Se ben sette lavoratori contagiati su 10 sono donne, quanto a quadro anagrafico la fascia più colpita è quella che va dai 50 ai 64 anni, con 1204 casi registrati sui 2821 totali (42,7%), seguita dalla forbice che va dai 35 ai 49 anni (1078 casi, il 38,2% del totale). 

La mappa

A livello provinciale, guidano la triste classifica Ancona, con 944 contagi registrati, e Pesaro Urbino con 888. Terzo posto per Macerata con 569 casi, seguita da Fermo (222 contagi) ed Ascoli Piceno (198). Rispetto all’ultima rilevazione Inail del 30 novembre, le denunce di infortunio da Covid sul lavoro sono aumentate del 23,7% (540 casi in più, 420 dei quali a dicembre), segno evidente della recrudescenza del virus: se l’incremento ha riguardato un po’ tutte le province, in termini relativi ha interessato soprattutto quelle di Ascoli (+31,1%) e Pesaro (+25,4%). Guardando al quadro complessivo del Paese – dove i casi di contagio sul lavoro sono stati 131.090, di cui 423 con esito mortale –, con riferimento all’analisi dei dati per mese, si osserva una progressiva riduzione dell’incidenza per le professioni sanitarie tra le prime due fasi dell’epidemia, seguita da una risalita nella terza. La categoria dei tecnici della salute (prevalentemente infermieri), per esempio, dal 39,2% del primo periodo è passata al 23,5% del trimestre giugno-settembre, per poi ritornare al 39,2% nel trimestre ottobre-dicembre, così come i medici, scesi dal 10,1% nella fase del lockdown (fino a maggio compreso) al 5,4% in quella post lockdown (da giugno a settembre), per poi registrare l’8,8% nella seconda ondata dei contagi tra ottobre e dicembre. 

L’incidenza

Altre professioni, come gli esercenti e gli addetti nelle attività di ristorazione, gli addetti ai servizi di sicurezza, vigilanza e custodia o gli artigiani e operai specializzati delle lavorazioni alimentari, hanno invece visto aumentare l’incidenza dei casi di contagio tra le prime due fasi e registrato una riduzione nella terza.

Ultimo aggiornamento: 08:36 © RIPRODUZIONE RISERVATA