«Chiudere i confini provinciali»: il dossier Covid che azzera la mobilità delle Marche nelle mani di Acquaroli

Mercoledì 4 Novembre 2020 di Maria Teresa Bianciardi
«Chiudere i confini provinciali»: il dossier Covid che azzera la mobilità delle Marche nelle mani di Acquaroli

ANCONA - Dodici pagine corredate di grafici sull’andamento epidemiologico del Covid nelle Marche, con i dati aggiornati al primo novembre ma soprattutto con il livello di stress delle strutture ospedaliere causato dall’aumento dei contagi.

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Dodici pagine e, nell’ultima, quattro coordinate per la giunta regionale da settimane in trincea con l’unico obiettivo di frenare la corsa del virus.

 

La relazione del servizio Sanità della Regione è finita nelle scorse ore sulle scrivanie del governatore Acquaroli e dell’assessore Saltamartini, poi condivisa con tutto l’esecutivo prima di varare l’ordinanza che da oggi al 4 dicembre riduce al 50% la capienza dei mezzi di trasporto pubblico locale, blocca le lezioni in presenza nelle università e in tutte le attività di formazione professionale: esattamente sono i punti due e quattro del dossier.

I contenuti

Ma le indicazioni messe nero su bianco dal responsabile dell’Osservatorio epidemiologico, Marco Pompili, assieme alla numero uno del Servizio Sanità Lucia Di Furia e al dirigente Prevenzione e promozione della salute nei luoghi di vita e di lavoro Fabio Filippetti, vanno oltre l’ultimo giro di vite. I super esperti della Regione hanno infatti auspicato «restrizioni della mobilità interregionale ed interprovinciale se non per motivate esigenze di lavoro e o salute con autocertificazione» e la «chiusura nei weekend dei luoghi dove si svolgono attività commerciali con particolare attenzione ai centri commerciali».

I dubbi

Se l’ultimo suggerimento potrebbe essere contenuto nel Dpcm che verrà firmato probabilmente oggi dal premier Conte, le restrizioni sulla mobilità hanno invece lasciato nel dubbio il presidente della Regione. Si tratta infatti di un provvedimento che va ad isolare le province più colpite dal Coronavirus per impedire che il contagio possa passare di territorio in territorio: una misura che viene valutata con circospezione e che anche ieri è stata evocata durante il consiglio regionale, anche se limitata ai soli Comuni ad alto tasso di Covid. Proprio per questo motivo il governatore ha chiesto ai responsabili del settore un ulteriore approfondimento, prima di decidere se applicare o meno questa disposizione restrittiva. Dalle micro Zone rosse a uno stop a livello provinciale e - addirittura - interregionale, il passo è grosso e la giunta ha deciso di avanzare per step, sperando che il virus inneschi prima possibile la marcia indietro. 

I dati

Le altre indicazioni riguardano il piano pandemico regionale che la giunta ha già recepito e modificato in alcuni punti per accelerare la dotazione di strumenti idonei a contrastare l’avanzare del Coronavirus e l’ingolfamento dei reparti ospedalieri che hanno già iniziato a soffrire gli effetti della seconda ondata pandemica. Da oggi scatta dunque l’ordinanza numero 41, ma non è escluso che nelle prossime ore la Regione emani un altro provvedimento che andrà in abbinamento al nuovo Dpcm.

 

Ultimo aggiornamento: 08:53 © RIPRODUZIONE RISERVATA