Caffè take away? Sì, ma solo su ordinazione: l'ordinanza che spazza via i dubbi

Venerdì 8 Maggio 2020 di Andrea Taffi
Caffè take away? Sì, ma solo su ordinazione: l'ordinanza che spazza via i dubbi

ANCONA - Alla fine ci è arrivata anche la Regione: oggi palazzo Raffaello emanerà un’ordinanza spazza dubbi sul guazzabuglio del caffè take away vendibile singolarmente o del caffè take away vendibile solo con brioche. Il caffè da asporto si potrà portare via anche da solo ma sempre e solo su prenotazione. Finalmente.



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Perché anche ieri mattina i poveri baristi, spiazzati da decreti e ordinanze affastellati uno sopra l’altro e con lo zampino maligno di qualche fake news, continuavano a ondeggiare tra le interpretazioni amministrative. Caffè vendibile da solo oppure obbligatoriamente da abbinare a cibi solidi? 
 
Un’occhiata ad alcuni profili social dell’Anconetano lascia capire che la materia è tutt’altro che dipanata dopo che il Corriere Adriatico mercoledì mattina ha puntato il dito sul popolarissimo problema. «Il caffè da asporto si può portare via da solo» dice Daniele Donati del Papero Bar di corso Carlo Alberto che vive una condizione disgraziatissima. Il suo esercizio è costretto con la museruola e vincolato a vendere le brioche con l’espresso e dieci metri sulla sua destra il distributore automatico che distribuisce caffè singoli a tutto spiano. Ma Egidio Amico di Sepofà lo gela: «Una fake news».
Tra disciplinari e screenshot
Poi c’è chi estrae il disciplinare Fipe Confcommercio, fresco di revisione: «È stato aggiornato ieri sera». Chi sbandiera gli screenshot della Regione Marche, chi ci infilza le Faq della presidenza del consiglio. Un autentico guazzabuglio. Stefania Tontarelli del Mixer bar conclude con la vera sostanza della questione: «Ovviamente noi non siamo avvocati, pertanto sarebbe cosa gradita che gli enti ci diano regole certe e inequivocabili». Mercoledì mattina il Corriere Adriatico aveva sollevato il cavillo micidiale che (decreto del presidente Ceriscioli del 26 aprile) inchiodava i baristi a dover vendere bevande solo con cibi e i clienti a doversi sobbarcare il balzello per doversi portare a casa brioche o sandwich annessi. Figuriamoci il salasso per i dipendenti dalla caffeina che davanti al banco del bar passavano anche tre o quattro volte al giorno. 
Le parole esatte 
«La somministrazione di bevande è consentita solo unitamente ai cibi» recitava il chiarimento sul decreto 126. Di più. «La somministrazione esclusiva delle bevande non è consentita». Tutti ignari a palazzo Raffaello del decreto del 4 maggio del presidente Conte (che sistemava alcuni punti del collegato annunciato invece il 26 aprile) che consentiva genericamente asporto di cibi e bevande: ignari i tecnici ma anche i baristi che continuavano a brancolare nel buio. Poi il presidente Ceriscioli, due giorni fa, in un incontro alla Politecnica ha portato l’interpretazione del decreto Conte del quattro maggio: «libera il caffè, si può vendere da solo». Ma anche ieri mattina la disciplina era ancora materia per aruspici e iniziati visti i commenti estremi e opposti dei baristi. Oggi il servizio Commercio della Regione darà gli estremi a Ceriscioli per una nuova ordinanza che tirerà una riga sulla storia. Oltre alle fake news che fioriscono: «L’ordinanza garantirà - anticipano dal settimo piano - che i caffè si possano consumare separatamente. Ma deve restare l’obbligo di prenotazione altrimenti sarebbe come aprire l’esercizio e creare le condizioni per gli assembramenti. Gli screenshot della Regione? Li abbiamo visti, sono falsi. Il servizio Commercio ci ha garantito che da loro non è uscito. Anche su questo faremo chiarezza». Alla prossima puntata.