Coronavirus, 400 morti "fantasma" nelle Marche. Numeri dell'epidemia da riscrivere?

Martedì 5 Maggio 2020 di Lorenzo Sconocchini
Coronavirus, 400 morti "fantasma" nelle Marche. Numeri dell'epidemia da riscrivere?

ANCONA - Mancano all’appello più di 400 morti nelle Marche, nei 40 giorni clou dell’emergenza Coronavirus. Decessi non attribuiti dalle diagnosi ufficiali al Covid-19, ma che le statistiche dell’Istat sulla mortalità fanno emergere come surplus altrimenti non spiegabile rispetto alla media dei cinque anni precedenti. Tra il 20 febbraio e il 31 marzo scorsi, durante la fase acuta dell’epidemia, nella nostra Regione sono morte in tutto 2.465 persone, con un incremento del 53,3% rispetto alla media dello stesso periodo relativa agli anni 2015-‘19, che era stata di 1.736 decessi. 



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Che c’entri il virus ci sono pochi dubbi, visto che considerando solo i primi due mesi dell’anno i morti erano stati sotto la media del quinquennio (-5,1%). Ma dei 729 decessi in più rispetto al trend ordinario, solo 328 (il 13,3% del totale) nel periodo esaminato sono attribuiti dal Gores Marche al Covid-19, con tanto di tampone positivo. Gli altri 401 morti, si può immaginare, gonfiano l’onda anomala del Coronavirus sommerso, fatta di molte vittime non censite perché morte in casa o senza sintomi evidenti dell’infezione. 
 
D’altra parte che la contabilità ufficiale sul Coronavirus nelle Marche (come nel resto del mondo) sia largamente incompleta rispetto alla realtà lo dimostra anche un altro studio, quello fatto dalla Fondazione Kessler per conto dell’Istituto superiore di sanità per prevedere i possibili effetti del rilascio del lockdown. Cercando di valutare la platea effettiva di contagiati nelle varie regioni italiane, la Fondazione - un ente di ricerca della provincia autonoma di Trento che opera in campo scientifico - è partita dall’indice di mortalità effettiva, stimato per la nostra regione in 0,657. Con una proiezione dai 916 morti censiti si è arrivati a stimare che le statistiche ufficiali (ieri a 6.363 casi) avrebbero fatto emergere solo il 6% dei contagi effettivi nelle Marche, che sarebbero dunque circa 100mila.
Sempre sul tema dell’epidemia sommersa, lo studio dell’Istat pubblicato ieri segnala un forte aumento dei decessi in Italia dalla fine di febbraio: un surplus sulla media del quinquennio precedente di 25.354 unità, solo per il 54% costituito dai morti diagnosticati Covid-19 (13.710). Per gli altri 11.600 il direttore di Malattie infettive dell’Iss Gianni Rezza ipotizzava ieri tre possibili cause: una mortalità associata a Covid-19, nei casi senza tampone; una indiretta correlata al virus in decessi causati da disfunzioni di altri organi; una mortalità indiretta non correlata al virus ma causata dalla crisi del sistema ospedaliero nelle aree più colpite.
Alta diffusione
Tra le 38 province inserite dall’Istat nella classe ad alta diffusione ci sono Pesaro Urbino (tra le 9 con un rialzo percentuale a tre cifre) e anche Ancona, quella più a sud di questa mappa epidemiologica monopolizzata dalle zone rosse del Nord Italia. Impressiona il dato di Pesaro Urbino, non a caso il primo cluster delle Marche. La mortalità era già cresciuta dell’1,8% tra gennaio e febbraio, rispetto al quinquennio precedente, ma nei 40 giorni clou c’è stata una crescita esponenziale: +120,4%. E il dato comunale di Pesaro dà l’idea di 40 giorni in trincea, con una mortalità cresciuta del 260%. I decessi totali della provincia (912) sono il doppio rispetto ai 454 dello stesso periodo. Dei 458 in surplus, solo 157 (il 17,2% del totale) vengono certificati come Covid-19: ne mancano all’appello 301. Anche la provincia di Ancona, dopo i primi due mesi 2020 di mortalità in calo (-10,7%) dal 20 febbraio ha invertito bruscamente tendenza, con un aumento dei decessi del 49,4%. Nella fase calda, nell’Anconetano si sono contati 704 decessi complessivi, 176 in più rispetto alla media del quinquennio (528) mentre i morti ufficiali per Covid sono 86 (il 12,2% del totale), praticamente la metà dell’eccesso.
La zona sud
Nelle altre province l’effetto Coronavirus si è sentito molto di meno, ad Ascoli addirittura per nulla. Macerata, dopo due mesi al -7,4%, ha avuto una mortalità in aumento del 17,8%, con 439 decessi rispetto a una media di 399. Sono 40 morti in più, meno di quelli attribuiti al virus, 50. Fermo, salita dello 0,5% tra gennaio a febbraio, poi è balzata al 22%, con 279 morti rispetto a una media di 228 (+51) e 35 vittime ufficiali del virus. Ascoli Piceno, tra le poche province in controtendenza, ha avuto una mortalità in calo (-3% rispetto al -7,1% dei primi due mesi). I morti sono scesi da 131 a 126, quelli Covid all’Istat risultavano 0, mentre i bollettini Gores al 31 marzo registravano 4 decessi nell’Ascolano. Ieri intanto il totale delle vittime marchigiane del Coronavirus è salito a 936, con altri 4 decessi accertati.

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