Bernacconi avverte: «Malati Covid in Rianimazione anche più di 20 giorni. A rischio gli obesi over 60»

Domenica 24 Gennaio 2021 di Maria Teresa Bianciardi
Jesi, Bernacconi avverte: «Malati Covid in Rianimazione anche più di 20 giorni. A rischio gli obesi over 60»

JESI - Dottor Tonino Bernacconi, lei è direttore dell’Unità operativa di Anestesia, Terapia intensiva ed Analgesia dell’ospedale Carlo Urbani di Jesi. Cosa è cambiato da novembre ad oggi nell’emergenza Covid in rianimazione?


«Poco o nulla direi. Il numero dei pazienti è sempre lo stesso, anche se adesso i malati che hanno bisogno di entrare in terapia intensiva arrivano gradualmente e non tutti insieme come nella prima fase della pandemia».

 

Avete visto dei cambiamenti nei ricoveri dopo le misure decise dal governo nel periodo natalizio?
«Abbiamo notato una piccola pausa e speravamo che questa diminuzione potesse protrarsi nel tempo. In realtà non è stato così, tanto che avremmo voluto chiudere una delle due terapie intensive ma non ci siamo riusciti». 
Attualmente quanti pazienti Covid seguite in Rianimazione?
«Dagli 11 ai tredici. Al momento sono 11 più quattro degenti con patologie differenti».
In quasi un anno di pandemia siete riusciti a comprendere come mai alcuni positivi riescono a superare il contagio senza particolari problematiche mentre altri, magari con le stesse patologie, si aggravano rapidamente?
«Non esiste una teoria scientifica in grado di chiarire questa cosa. Molto probabilmente è legata all’individuo stesso: c’è chi è molto più suscettibile a questo virus e chi invece meno. I pazienti in terapia intensiva sono quasi sempre obesi, soffrono di diabete e ipertensione».
Quanto restano in media i ricoverati in Rianimazione?
«Questo è un dato peggiorato dall’inizio dell’emergenza pandemica. Mentre a marzo abbiamo valutato una degenza media di circa dodici giorni, adesso molti pazienti restano in terapia intensiva anche 20 giorni. A causa delle sovrainfezioni, sono necessari anche sei cicli della procedura di pronazione».
Di che cosa si tratta in particolare?
«È la postura prona, cioè a pancia sotto, per i pazienti con insufficienza respiratoria acuta e viene adottata per migliorare l’ossigenazione e favorire il drenaggio delle secrezioni. La pandemia da Covid ha esteso l’uso della pronazione, con una diminuzione della mortalità. In sostanza si alterna la posizione supina a quella prona ma ogni ciclo dura tre giorni. Prima ne bastavano uno o due, adesso anche sei. Comunque questa tecnica, nei quadri polmonari da Coronavirus ci ha permesso e ci permette di salvare tante vite». 
A novembre la prima paziente Covid in terapia intensiva a Jesi è stata una signora di 55 anni. Da allora sono stati ricoverati pazienti positivi di età minore?
«Non abbiamo avuto pazienti giovani gravi, l’età media è tra i 60 e i 70 anni» .
Dottor Bernacconi lei è stato già vaccinato?
«Mi hanno somministrato la prima dose il 4 gennaio e lunedì (domani, ndr) avrò il richiamo».
Ha avuto effetti collaterali?
«No. Sia chiaro: non ci sono altre strade differenti dal vaccino per combattere il Covid, questo deve essere tenuto bene in mente».
Non ce ne libereremo tanto facilmente.
«In primavera, come lo scorso anno, il virus sarà meno aggressivo ma non scomparirà, farà ancora danni prima della vaccinazione di massa. Fondamentale essere rigorosi nell’uso delle mascherine e dei dispositivi di protezione».

 

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