Il paziente 1 Paolino ha vinto la sua battaglia: «Ma il Covid si è portato via mia zia»

Sabato 10 Ottobre 2020 di Maria Teresa Bianciardi
Il paziente 1 Paolino ha vinto la sua battaglia: «Ma il Covid si è portato via mia zia»

ANCONA - Giovedì mattina ha effettuato un nuovo un nuovo controllo nel percorso post Covid nel reparto di malattie infettive di Ancona: otto mesi dopo essere stato contagiato i suoi valori sono ormai tornati normali e nel sangue sono presenti gli anticorpi al Coronavirus.

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Ma Paolo Giampaoli, per tutti gli anconetani Paolino, resterà per sempre il paziente numero uno.
 

Il campanello d’allarme
Primo nella statistica degli infetti in provincia, nell’avere occupato un letto nel reparto Covid 4 ed essere diventato testimonial di una battaglia combattuta sull’orlo di un burrone ma con una forza d’animo straordinaria e un coraggio da leone. «Questa maledetta malattia però mi ha portato via mia zia, che consideravo una mamma. L’ho contagiata io, si è ammalata quando stavo in ospedale ed è morta senza che potessi darle un ultimo bacio. Questa è la ferita più profonda che mi porto dietro dal 28 febbraio». Era venerdì e Paolino da qualche giorno faceva fatica a respirare: alla fine si è deciso ed ha chiamato l’ambulanza. «Mi hanno portato al pronto soccorso e le mie condizioni erano davvero precarie, saturazione bassa e febbre. Non riuscivo a girarmi senza tossire». La sera successiva l’esito impietoso del tampone. «Positivo al Covid, mi hanno detto. Da qual momento in poi ho cercato di capire dove potessi essermi infettato: sono stato ad una riunione a Riccione ma nessuno dei partecipanti si è ammalato e così le persone che erano con me in auto».
La degenza
In ospedale a Torrette, Paolo Giampaoli è stato ricoverato prima a Malattie infettive, poi nel reparto speciale Covid 4. Per lui il 17 marzo è una data che resterà scolpita nel cuore: «È stato il primo tampone negativo - racconta - poi quattro giorni dopo è morta mia zia». Successivamente è stato trasferito a Chiaravalle dove ha trascorso il periodo che mancava alla fine della quarantena di suo zio: «Non potevo tornare a casa, la lontananza mi è pesata tantissimo. Per fortuna nel mio percorso ho incontrato tanti medici e infermieri che mi hanno sorretto anche nei periodi più duri». L’elenco è lungo ma lui ci tiene a ricordarli, per affetto e gratitudine: il dottor Marcello Tavio, primario di Malattie infettive, il dg Michele Caporossi che lo ha nominato testimonial del percorso Covid a Torrette, le dottoresse Silvia Staffolani e Francesca Gonnelli, poi il personale sanitario medici e paramedici. Insomma una seconda grande famiglia. «Io sono stato fortunato. Quando sono entrato in Malattie infettive ho pensato: chissà se ne uscirò. È andata bene».

 

 

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