Covid, Acquaroli: «Scelte comprensibili o la gente non ci segue, la zona rossa non è servita». Verso il nuovo Dpcm e domani c'è l’Rt. Ecco cosa ci aspetta

Martedì 12 Gennaio 2021 di Martina Marinangeli

ANCONA - Il Dpcm della discordia. Con il decreto che entrerà in vigore da sabato 16, il governo vorrebbe introdurre nuove limitazioni per piegare la curva del contagio, ancora in crescita nonostante le restrizioni natalizie, ma le Regioni rispediscono al mittente diverse delle proposte, chiedendo una maggiore chiarezza e linearità nelle decisioni. A far salire i governatori sulle barricate, in particolare, l’ipotesi di zona rossa automatica al superamento della soglia di 250 casi positivi ogni 100mila abitanti – proposta dal Comitato Tecnico Scientifico e fatta propria dall’Esecutivo nazionale –, che rischierebbe di fungere da deterrente all’esecuzione dei tamponi.

 

 

 
La previsione di Acquaroli
«Non credo sarà una delle novità che verranno inserite nel Dpcm – avanza un pronostico il numero uno di Palazzo Raffaello Francesco Acquaroli, collegato ieri mattina con la Conferenza Stato-Regioni a cui hanno preso parte i ministri Boccia (Affari Regionali) e Speranza (Sanità) –. Nel mio intervento, oltre a parlare di ristori e ricongiungimenti familiari per chi ha i propri cari nelle regioni limitrofe (nel Dpcm sarebbe infatti previsto il divieto di spostamento tra regioni, anche se in zona gialla, ndr), ho chiesto una soluzione che porti certezza, altrimenti il rischio enorme è che ci sia una frattura tra quello che cerchiamo di raccomandare e quello che i cittadini recepiscono». L’analisi di Acquaroli parte dall’osservazione del recente passato: «se facciamo una considerazione ampia, dal 15 novembre ad oggi abbiamo vissuto la stragrande maggioranza dei giorni tra zona arancione e zona rossa, ma nonostante questo, vediamo una curva ancora in crescita ed un numero di positivi elevato. Questo mi fa pensare che le misure debbano essere comprensibili ai cittadini perché il rischio è che poi non ci seguano più». 


No ai limiti sull’asporto
Tra le misure che non piacciono particolarmente ai governatori, anche quella che vieterebbe a bar e ristoranti l’asporto dopo le 18. Sul tavolo di Palazzo Chigi c’è poi la proposta di istituire una zona bianca - benché difficile da raggiungere dato che servirebbe un Rt sotto 0.5 –, in cui poter riaprire tutto senza limitazioni, e quella di togliere i sigilli ai musei, ma soltanto nelle Regioni gialle. Dovrebbe inoltre essere confermato l’abbassamento delle soglie dell’Rt, con la zona arancione che scatterebbe con l’1 e la rossa con l’1,25. È ancora presto per sapere in quale fascia di rischio saranno collocate le Marche dalla prossima settimana e, anche su questo fronte, il governatore chiede chiarezza: «non è un solo indice che può classificare una Regione perché può essere frutto di un focolaio ristretto che però finisce per condizionare l’intero territorio – sottolinea Acquaroli –. Vorremmo comprendere bene anche quanto incidono le strutture ospedaliere. Difficile dire in quale zona saremo: rispetto ai dati della scorsa settimana, i sintomatici positivi sono circa gli stessi. Parliamo di una curva epidemiologica che, da una settimana all’altra, ha mostrato praticamente una differenza di uno o due casi in più al giorno». Nel nuovo Dpcm non dovrebbe cambiare la norma che prevede la possibilità - una sola volta al giorno e per un massimo di due persone (oltre ai minori di 14 anni) - di andare a trovare amici o parenti e, con ogni probabilità, verrà prorogata la chiusura degli impianti sciistici, che avrebbero dovuto riaprire i battenti dal 18 gennaio. L’unica cosa certa, al momento, è che il nuovo provvedimento continuerà a prevedere zone colorate e coprifuoco.

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