Coronavirus, la pesca issa le reti e va in quarantena per una settimana

Domenica 15 Marzo 2020
La pesca issa le reti e va in quarantena per una settimana

ANCONA -  La pesca si mette in stand by. Le marinerie di Ancona, Civitanova Marche e San Benedetto hanno deciso ieri di prendere la misura cautelativa, in autotutela per prevenire i contagi da Coronavirus, di tenere le barche in porto da domani a venerdì. «È impossibile garantire la distanza di sicurezza» osserva Enrico Bigoni, presidente della Cooperativa pescatori di Ancona, mentre il responsabile agroalimentare e pesca della LegaCoop Marche, Simone Cecchettini, invia al ministero competente le richieste del settore per superare la fase di crisi dovuta all’emergenza Covid-19. «Questa mattina (ieri, ndr) – spiega Bigoni – la quasi totalità delle cooperative si sono accordate per far restare ferme le imbarcazioni almeno fino a venerdì, quando poi ci confronteremo di nuovo e decideremo se prorogare o meno lo stop. Ancona, Civitanova e San Benedetto adotteranno questa misura, mentre a Fano tre o quattro barche hanno deciso che proveranno ad andare in mare». 

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«È però impossibile garantire il metro e mezzo di distanza di sicurezza - sottolinea Bigoni - quando le imbarcazioni più grandi sono 4x4, a bordo ci sono dalle quattro alle otto persone e si dorme in 3 metri quadrati. Si lavora spalla a spalla. Ma la salute deve venire prima di tutto. Sappiamo di un rivenditore che è stato ricoverato ed è al momento intubato: su queste cose serve la massima precauzione». Lo stop vale per le imbarcazioni per pesca a strascico, a volante o con rapidi che si assestano sulle 42 unità ad Ancona, circa 40 a San Benedetto ed una trentina a Civitanova. Normalmente, le barche delle quattro principali marinerie marchigiane escono in mare dai tre ai quattro giorni la settimana per dieci ore al massimo, come stabilito dalle normative europee e nazionali che hanno contingentato la pesca nell’Adriatico perché considerato sovrasfruttato. L’emergenza Coronavirus si innesta in una crisi di settore già in atto da tempo e, anche per questo, i pescatori chiedono un intervento ad hoc da parte del governo. 

«Per tamponare gli effetti del contagio da Covid-19 – spiega Cecchettini – è indispensabile che anche per la pesca vengano messi in campo strumenti essenziali di intervento: l’estensione della cassa integrazione straordinaria in deroga a tutti pescatori, operanti in qualunque ambito, a qualunque titolo imbarcati, indipendentemente dal loro numero. Serve inoltre un fondo di almeno 50 milioni di euro per fronteggiare la drastica riduzione di attività e di reddito di tutti i segmenti produttivi». Tra le richieste inoltrate alla ministra Bellanova – sollecitata anche dal consigliere regionale Urbinati (Iv) – ci sono pure le garanzie a titolo gratuito fino al 100% per finanziamenti necessari ad assicurare liquidità alle imprese impedendone il default, e la definizione di un fermo d’emergenza, in aggiunta o alternativo alle interruzioni già previste.

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