Covid hospital senza tregua. La dottoressa Corsi: «Un intubato ogni tre giorni, la guarigione è molto lenta»

Covid hospital senza tregua. La dottoressa Corsi: «Un intubato ogni tre giorni, la guarigione è molto lenta»
di Martina Marinangeli
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Sabato 6 Febbraio 2021, 02:25

Dottoressa Daniela Corsi, direttrice dell’Area Vasta 3 e della Terapia intensiva del Covid hospital di Civitanova, come sta rispondendo all’emergenza pandemica “l’astronave” di Bertolaso?

l Covid Hospital continua a lavorare a pieno regime. Non c’è una riduzione dell’attività o del numero dei ricoveri: in media, ne abbiamo due-tre al giorno. Purtroppo ancora non vediamo un orizzonte limpido e la curva non dà segni di abbassamento. Ci troviamo in continua emergenza.

 


La situazione è più critica per quanto riguarda i ricoveri in semi intensiva o in rianimazione? 

«La semi intensiva lavora molto sui pronto soccorso: dei pazienti trattati con C-pap e Niv, per esempio, tre ne dimettiamo e tre ne arrivano dai pronto soccorso. C’è un turn over continuo ogni giorno. La rianimazione è invece stabile su 13 posti letto: l’accettazione si assesta più o meno su un paziente intubato ogni tre giorni».


I pazienti seguiti al Covid Hospital arrivano da tutta la regione? 
«No, solo dall’Av3: stiamo lavorando per decongestionare i pronto soccorso di Macerata e Civitanova. Anche l’85% del personale che opera all’interno della struttura viene dall’Av3. Era nato come ospedale regionale, ma il carico di lavoro si è riversato su di noi, anche se abbiamo la preziosissima collaborazione delle Rianimazioni cliniche della divisione di Torrette, che ringrazio».
Dei sei moduli disponibili, quanti sono operativi oggi?
«Quattro: tre di semi intensiva (tutti pieni) ed uno di terapia intensiva. Quest’ultimo, però, abbiamo preferito suddividerlo in due per mantenere il maggior distanziamento possibile, con sette pazienti da una parte e sette dall’altra. Poi, chiaramente, se dovesse esserci richiesta, li riempiamo». 
Nel periodo clou siete arrivati a cinque moduli operativi.
«Sì. Ad ottobre, anche per le terapie intensive abbiamo avuto necessità di lavorare su due moduli perché siamo arrivati ad avere 22 pazienti in rianimazione».

Lo scorso dicembre, il sesto modulo sembrava dovesse essere “appaltato” all’Umbria: ha avuto seguito la cosa?
«No, Pensavano che avremmo offerto loro anche il personale, ma ne abbiamo a malapena per noi e, quando glielo abbiamo spiegato, hanno deciso di non venire».


Qual è la situazione nel resto dell’Area vasta 3?
«Stiamo lavorando su tre grandi “coviderie”: il Covid Hospital, la palazzina ex Malattie infettive di Macerata e la Medicina di Camerino. Appena i pazienti si negativizzano, inoltre abbiamo il vantaggio di poterli sottoporre alla fisioterapia riabilitativa grazie alla riapertura delle Cure intermedie di Treia».


Questo perché il Covid, preso nelle forme più severe, lascia molti strascichi anche una volta guariti?

«Sì, sull’apparato muscolo-scheletrico lascia degli esiti importanti di affaticabilità e depauperamento del muscolo. Ci vuole parecchio tempo prima che un paziente torni alla normalità».


La malattia è diventata più severa?
«Abbiamo visto che, quando attacca i polmoni con maggior aggressività, li distrugge. Anche in soggetti sani».

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