Ceriscioli, modello tedesco. «Per le Marche 200 milioni. Zero burocrazia e un Iban»

Sabato 9 Maggio 2020 di Andrea Taffi
​Ceriscioli, modello tedesco. «Per le Marche 200 milioni. Zero burocrazia e un Iban»
ANCONA - La prima, parziale, deadline è stata fissata per lunedì prossimo. È il termine che il governatore Ceriscioli ha dato all’assessorato al Bilancio per avere un quadro netto sulla manovra straordinaria che andrebbe presentata in giunta venerdì 15. Si parla di obiettivi ambiziosi, tecnicamente (200 milioni a fondo perduto per imprese e famiglie) e politicamente: la Lega Marche lo aveva pizzicato sulle scarse misure di sostegno qualche settimana fa ma ora le parti si sono rovesciate. Ceriscioli ha proposto contributi veloci a fondo perduto per primo in Italia e molte regioni lo stanno seguendo. Il governatore, sempre più nelle vesti di comandante Ce, è stato chiaro con gli assessori: zero burocrazia e soldi in conto corrente nel minor tempo possibile. «Con meno impigli di quanti ne ho visti per i finanziamenti transitati dal Confidi Unico qualche settimana fa» punta il dito il governatore delle Marche come punto di (non) riferimento.

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I contorni numerici
Sui numeri non ci sono certezze perché gli assessorati stanno verificando tutti i capitoli finanziari che conducono al primo step. «Stiamo chiudendo il consuntivo - spiega l’assessore al Bilancio, Fabrizio Cesetti - che porteremo in consiglio il 15. Poi quando sarà circoscritto l’avanzo scatta la fase cruciale». Tecnicamente si tratta di un ginepraio nel quale si incrociano vecchie e nuove normative di bilancio nazionale ma soprattutto un micidiale braccio di ferro tra governo e Regioni. Il punto di caduta è che la Regione aveva e ha un tesoretto, vincolato tra i vari assessorati, che avrebbe potuto ricominciare a spendere dal 2020. L’emergenza Covid rende necessaria una nuova analisi di tutti i capitoli: si tratta di capire quali interventi potranno essere confermati e quali per forza di causa maggiore andranno rivisti. «Per utilizzare alcuni fondi in funzione dell’emergenza c’è bisogno di una sostituzione del vincolo e tutti i settori hanno aperto le istruttorie» precisa secco Cesetti. Ma quanti soldi da ridestinare sono già nel recinto del maxi pacchetto? Entriamo nel conto progressivo in corso: 60 milioni sarebbero già sicuri, per altri siamo a quota 150. «Di più, di più» alza l’asticella Ceriscioli che fa notare come «il termine ultimo dato al servizio Bilancio sia lunedì prossimo. Loro sanno quello che voglio: arrivare a 200 milioni senno - dice un po’ sorridendo e un po’ no - metterò mano personalmente ai capitoli».

L’asticella più alta
Ceriscioli anche vuole di più. Vuole la logica dell’indennizzo (l’ha proposta per primo in una conferenza Stato Regioni di qualche settimana fa) e la vuole con una procedura accelerata, il vero elemento di novità: «Ci serve un sistema con poche regole e chiare» ha spiegato il governatore ai servizi. A chi dare questi soldi? «Io sarei per le imprese» sottolinea il primo inquilino di palazzo Raffaello. Cesetti invece sta dall’altra parte: «Famiglie prima di tutto perché così abbracciamo tutti. Reddito di cittadinanza bis? Assolutamente no. Saranno solo le famiglie che hanno maturato una perdita certificata. Lavoro, attività, caduta del reddito Isee». E il meccanismo? Ceriscioli prova a fare un parallelo con un percorso visto di recente: «Operare con una piattaforma come la Cassa Integrazione in Deroga. L’azienda carica i dati, io Regione li verifico. In quel caso c’è stato il passaggio dell’Inps che ha poi dialogato con le aziende accreditando le somme nei conti correnti dei lavoratori: ma il cerchio è stato chiuso nel giro di un mese». 

La fattispecie 
Cesetti prova a tradurre la fattispecie tecnica escludendo subito soggetti terzi (Confidi, banche o altri enti pubblici): «I soldi da erogare sono in carico a 12 servizi della Regione, non ci sarà un servizio centralizzato. Il presidente tuttavia sta cercando di fissare delle linee guida all’interno delle quali ogni servizio erogherà come sempre nel conto corrente del destinatario in funzione della platea e della singola misura». E i giustificativi richiesti alle imprese? Allo studio anche questi: si parla di lucro cessante o di rate dell’affitto da coprire. «Non ci vogliamo sovrapporre» conclude Cesetti. Sette giorni per capire se davvero le Marche saranno l’apripista nazionale.
  Ultimo aggiornamento: 07:55 © RIPRODUZIONE RISERVATA