L'inferno nelle case di riposo. Ospiti e personale, il contagio s’allarga: 6 morti ad Ancona

Mercoledì 25 Marzo 2020
L'inferno nelle case di riposo. Ospiti e personale, il contagio s’allarga: 6 morti ad Ancona

ANCONA  - L’incubo Coronavirus corre veloce nei corridoi delle case di riposo, si insinua subdolo nelle stanze degli ospiti anziani, i più fragili, che dall’inizio dell’epidemia nelle Marche hanno pagato il prezzo più caro: quello della vita. Non si riesce a proteggere nemmeno loro, che vengono accuditi in strutture protette, lontano da una quotidianità stravolta dall’epidemia. E se contiamo che nelle Marche esistono 400 residenze protette per 12mila anziani, dove lavorano 6mila operatori, si fa presto a capire perché si parla di emergenza nell’emergenza. In provincia di Ancona è un continuo aumentare di casi positivi: il contagio è esploso in tutta la sua drammaticità nel capoluogo dorico, nella struttura per anziani e disabili Villa Almagià: 13 ricoveri su 38 posti disponibili e 5 decessi, mentre per tutti gli altri si tenta di scongiurare la contaminazione trasferendoli in stanze separate e utilizzando tutte le precauzioni adottate dall’inizio dell’emergenza.

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Una situazione analoga la sta vivendo in queste ore la struttura di Montermaciano “Marotti”: per 17 ospiti su 19 in totale il tampone è risultato positivo, dopo il ricovero d’urgenza di quattro anziani. «Due dipendenti del Comune che lavorano nella residenza protetta sono in quarantena - spiega il sindaco di Montemarciano, Damiano Bartozzi -: la situazione viene costantemente monitorata anche dall’Asur ma al momento nessun ospite necessita cure ospedaliere». Piena emergenza alla casa di risposo Grimani Buttari, a San Sabino di Osimo dove 25 anziani hanno i sintomi del virus e si stanno sottoponendo al tampone rapido per il Covid, messo a disposizione dall’amministrazione comunale. Ma il contagio viaggia rapidamente anche nelle strutture della Vallesina: a San Marcello, per esempio, 9 ospiti sono risultati positivi al Covid-19 e così nella casa di riposo “Conti” di Mergo, dove un anziano è risultato positivo ed è deceduto dopo pochi giorni dal ricovero in ospedale.

 

Un contagio è stato infine registrato anche alla Casa di riposo di Maiolati Spontini. La situazione rischia di sfuggire al controllo e le precauzioni adottate potrebbero non essere sufficienti a limitare l’espansione del virus, come sottolinea Franco Pesaresi, presidente dell’Asp Azienda Servizi alla Persona dell’ambito sociale numero 9. «Nelle case di riposo della nostra zona già dall’8 marzo molte Amministrazioni, Fondazioni e Cooperative che le gestiscono hanno vietato le visite dei parenti così da limitare il rischio di contagio. Ma i dispositivi di protezione individuale per gli operatori sono insufficienti: mancano mascherine, camici sterili, occhiali, calzari». Impossibile in questa situazione prevedere come e dove il Coronavirus si muova e infetti: «Anche la permanenza dei pazienti positivi con una situazione non critica e gestibile dalla stessa struttura in cui sono stati inseriti - spiega Pesaresi - può costituire un pericolo di potenziale contagio. E questo nonostante gli accorgimenti, l’isolamento del paziente, le misure di protezione individuale degli operatori. Che però, come già detto, scarseggiano».

Non è un caso che per esempio a Sassoferrato gran parte del personale della residenza protetta sia in quarantena. Dopo la segnalazione dell’operatrice positiva al Covid è scattato nella struttura il protocollo di sicurezza previsto in questi casi. A Senigallia, dove non si registrano casi positivi, la Fondazione ha avviato la procedura per sottoporre al tampone sia gli operatori sia gli anziani ospiti per tentare di fermare il contagio semmai ce ne fosse bisogno.

Ultimo aggiornamento: 09:50 © RIPRODUZIONE RISERVATA