Industriali e artigiani rigettano le accuse: «Vaccini in azienda? Ormai è troppo tardi»

Mercoledì 9 Giugno 2021 di Francesca Pasquali
Industriali e artigiani rigettano le accuse: «Vaccini in azienda? Ormai è troppo tardi»

FERMO - Prima, troppo complicato. Adesso, troppo tardi. È naufragata senza mai prendere il largo la vaccinazione nelle aziende del Fermano. Affondata dalle prenotazioni aperte a tutte le fasce d’età. E checché ne dica Filippo Saltamartini, per gli imprenditori, la colpa è tutto fuorché la loro. Un passo indietro. L’assessore regionale alla Sanità, di recente, ha lamentato la scarsa partecipazione delle aziende marchigiane alla campagna vaccinale. Rimostranze rispedite al mittente dalle associazioni di categoria. A partire da quella degli industriali.

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Che ha deciso di non attivare i trenta punti vaccinali previsti nelle Marche, «in considerazione del fatto che la campagna sta procedendo a ritmi serrati ed è presumibile che la gran parte della popolazione possa essere vaccinata entro giugno». Resteranno, invece, in vigore gli accordi con le strutture sanitarie private, per «garantire che le aziende che lo ritengano utile possano mettere a disposizione dei propri collaboratori delle sedi di vaccinazione alternative». Brancolano nel buio gli artigiani. Piccole e piccolissime realtà che hanno solo assaporato da lontano il gusto dei vaccini aziendali.

La scelta

Chi ha potuto, il vaccino se l’è fatto in uno dei centri della provincia. Gli altri aspettano il loro turno. Poi ci sono gli scettici. Per loro, cambia poco. «La vaccinazione in azienda sarebbe stata necessaria due mesi fa. La disponibilità della Regione non basta. Bisogna chiarire e definire i dettagli per l’accreditamento, cosa che, fino a giovedì scorso, non era mai stata fatta». A parlare è il direttore della Cna di Fermo, Alessandro Migliore. Per dare una mano alle aziende più piccole, l’associazione di categoria ha preso accordi con tre laboratori privati (La Fenice, Emotest e San Serafino). E lavorato per rendere omogenei i costi (sui 30 euro a vaccino). Ma i vaccini in ditta non sono come gli altri. C’è il medico del lavoro che, per la privacy, deve parlare coi dipendenti uno per uno. C’è l’azienda che si deve sobbarcare l’organizzazione, medici e infermieri compresi. E c’è la burocrazia che rende tutto più complicato. «La Regione – spiega Migliore – fornisce vaccino e siringhe. Tutto il resto è a carico delle aziende. Un impegno che avrebbe senso solo se il vaccino diventasse ciclico». Anche Confartigianato s’è mossa. Ha contattato laboratori privati (Emotest, Palmatea e Acanto), ma le vaccinazioni aziendali sono rimaste al palo.

Il periodo

«Con l’accelerazione della campagna vaccinale, l’interesse è andato scemando. Eravamo partiti tempo fa, quando c’erano difficoltà nelle fasce dai sessant’anni in sotto. Non si sapeva quando sarebbe stato il loro turno e ci siamo attivati», fa sapere il vicepresidente di Confartigianato Fermo Ascoli Macerata, Lorenzo Totò. Poi, la situazione s’è sbloccata. Una dopo l’altra, sono state aperte le prenotazioni per tutte le fasce d’età. L’ultima, sabato scorso, dai 12 ai 39 anni. Da parte delle aziende – assicura Totò – l’interesse c’era. A mancare erano i vaccini. Quando sono arrivati, ormai, non aveva più senso ragionare per settori.
 

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