Il giallo degli ottantenni di Fano: sono i primi due casi autoctoni. Non si sono mai mossi dal territorio

Giovedì 27 Febbraio 2020
Il giallo degli ottantenni di Fano: sono i primi due casi autoctoni. Non si sono mai mossi dal territorio

FANO  - Il Coronavirus è tra noi, si è già diffuso tra i residenti delle Marche, in particolare tra quelli della provincia pesarese e della città di Fano, in maniera subdola, senza consentire per ora la tracciabilità fino all’agente del contagio. Ieri sera è stata confermata dalla Regione la positività di due casi che oggettivamente alzano, per le loro caratteristiche, il livello di allarme. Analizzati dall’azienda ospedaliera Marche Nord i test di una coppia di anziani di Fano, due ottantenni che presentano i sintomi tipici dell’infezione: febbre e tosse (lui più grave). Abitano nella zona della stazione, hanno un’attiva vita di relazione sociale, ma non si sono mai mossi dal territorio e non hanno avuto contatti con altri pazienti contagiati noti.

LEGGI ANCHE:

​Coronavirus, vendite mascherine: Finanza in sedi Amazon e Ebay: inchiesta su speculazioni


Gli ultimi due casi di un’altra giornata convulsa sono stati comunicati ieri sera direttamente dal presidente della Regione Luca Ceriscioli. «Due tamponi sono risultati positivi al test per il Coronavirus - ha dichiarato al Ducato -, sono di una coppia di anziani». I due dopo essere stati trattati al San Salvatore di Pesaro in serata sarebbero stati trasferiti all’ospedale regionale di Torrette. Attese per questa mattina gli esiti del secondo check dell’Istituto superiore di sanità. Questo sono i primi casi realmente autoctoni della nostra regione. Tre con il giovane di Vallefoglia presi in carico dalla sanità marchigiana e confermati dal Gores (Gruppo operativo regionale per l’emergenza sanitaria delle Marche). Discorso a parte merita il caso di un uomo di Piandimeleto, trovato positivo al primo tampone per il Coronavirus dall’Ausl romagnola. Ma se per il 29enne di Vallefoglia e l’uomo di Piandimeleto l’indagine epidemiologica parrebbe indirizzarsi verso il ceppo lodigiano, per la coppia di anziani la situazione appare ancora indecifrabile.


Per quanto riguarda l’operaio 56enne di Piandimelet nessun nuovo focolaio incastonato nell’Alto Montefeltro: l’uomo era stato in viaggio in Romania con il ristoratore 72enne di Cattolica, risultato positivo martedì e attualmente ricoverato in isolamento, con una polmonite bilaterale, in condizioni fino a ieri stazionarie, nel reparto Malattie Infettive dell’ospedale Infermi di Rimini. I due erano tornati in Italia, atterrando all’aeroporto di Bologna, sabato scorso. Il pesarese, sottoposto al test ieri mattina, è risultato positivo al primo controllo fatto dall’Ausl romagnola ma, viste le sue condizioni di salute definite buone, è stato messo in quarantena a domicilio. La notizia del nuovo contagio marchigiano è stata diffusa, ieri mattina, dall’assessore regionale Venturi. Si attende, entro oggi, la risposta dell’Iss sul secondo tampone. «Si precisa che il soggetto interessato e tutti i familiari sono al momento sottoposti a quarantena domiciliare volontaria» ha rimarcato nella giornata di ieri Veronica Magnani, sindaca di Piandimeleto. La Regione Marche ha fatto sapere di non essere stata informata del caso del pesarese positivo al primo test.

Nel frattempo nell’area contigua del Riminese i contagi da Coronavirus sono saliti a tre. Al ristoratore di Cattolica si sono sommati altri due casi: l’amico-cliente e un collaboratore della trattoria La Romagnola, 48 anni, sintomatico e ricoverato agli Infettivi di Rimini. Il ristorante, già chiuso martedì con tanto di cartello “per malattia”, è stato tecnicamente sigillato ieri da un’ordinanza del Comune di San Clemente firmata dalla sindaca Mirna Cecchini. «Possibile che ci sia una relazione fra il primo caso del ristoratore con il focolaio di Codogno, Somaglia e Padova - ha rimarcato l’assessore Venturi -, abbiamo trovato persone di quelle zone che hanno frequentato nei giorni scorsi la trattoria. A Rimini prevediamo di fare moltissimi tamponi, mano a mano che identifichiamo i contatti. Mi sembra probabile che, a questo punto, l’apertura delle scuole slitterà di un’altra settimana». 

Quindici, ieri, le persone ritenute “a rischio” e sottoposte a test per essere state a contatto con il ristoratore, compresi i due radiologi dell’ospedale Cervesi dove il 72enne si era recato ignorando la procedura del ministero (telefonare al numero verde e contattare il medico curante). La raccolta delle segnalazioni, tra Romagna e provincia di Pesaro e Urbino, ieri è stata pressoché continua. Della cerchia farebbero parte anche alcuni residenti di Gradara, Cattolica, Morciano e San Clemente. In totale sono circa 40 le persone poste in quarantena volontaria. 

Ultimo aggiornamento: 19:17 © RIPRODUZIONE RISERVATA