Variante inglese al Covid, il "paziente 1" al Corriere: «Tranquilli, sto bene, solo sintomi leggeri». Positive moglie e figlia ma non hanno il virus mutato

Giovedì 24 Dicembre 2020 di Arianna Carini e Andrea Taffi
E' un uomo di Loreto il primo paziente con il Covid mutato riscontrato dopo un tampone

LORETO - La casa del paziente 1 marchigiano, positivo alla variante inglese del Covid è in una zona periferica della Bassa Val Musone. Un appartamento con il balconcino, ingresso indipendente sul pianerottolo, addobbi di Natale sulle ringhiere, nello stile del periodo.

 

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Per motivi di privacy non possiamo fornire particolari da quali si possa risalire all’identità del signor M (nome di fantasia). Il condominio è piuttosto nuovo, una casa rifinita di penultima generazione. È qui che vive con la famiglia l’uomo di mezza età finito sui siti di mezza Italia. Radici fuori regione, nelle Marche lavora come operaio così come sua moglie.


Il controllo a campione
Il signor M è finito nei radar di virologia di Torrette perché dal momento in cui si è scatenata la tempesta di contagi in Gran Bretagna, anche gli Ospedali riuniti hanno iniziato a fare il percorso a ritroso tra i test molecolari portati avanti nelle ultime settimane. L’uomo che era già stato sottoposto a tampone alla fine dell’estate è tornato dal medico di base perché sua moglie ha avuto un po’ di febbre a metà dicembre e allora alla fine della seconda decade si è reso necessario rifare il test. Per farla corta: erano positivi in tre. Lui, la moglie e la figlia. Ma solo uno con la variante inglese del Covid, il signor M. Il vero risvolto inatteso è emerso quando la virologia di Torrette ha ripescato a campione l’esito del tampone tra una serie di altri degli ultimi giorni.


La sequenza genomica
Individuata la sequenza genomica che affiancava il Covid del signor M a quello scoperto nel Regno Unito, i medici hanno fatto qualche approfondimento con la famiglia mentre il dipartimento di prevenzione dell’Area Vasta 2 procedeva con le domande della normale indagine epidemiologica per capire come potesse essersi originato il contagio. «Gran Bretagna? Non ci sono stato» ha detto il signor M allargando gli occhi davanti alle domande dei medici che al telefono cercavano indizi sul tracciamento. Spenta la pista della figlia è rimasta l’ipotesi di contatti sul posto di lavoro oppure con i parenti più stretti. Mentre la storia del contagio diventava un caso per motivi genomici, in realtà, la malattia del signor M non si è mai mossa oltre una sintomatologia fastidiosa riclassificata dal contact tracing come paziente paucisintomatico: raffreddore, tosse secca, qualche linea di febbre. E poco altro fino ad oggi quando il Corriere Adriatico intorno alle 19 di ieri ha suonato alla porta della famigliola.


Una frase secca
«Non vogliamo parlare, andate via» risponde la moglie, per conto del marito, dietro il portoncino blindato. Parole ferme, non si tratta sul punto. Cerchiamo di spiegare: niente notizie sensibili o sensazionalismi, solo capire in maniera anonima se si era riusciti a capire l’origine di questo contagio risultato poi così singolare alla luce dei test dei virologi e come sono trascorsi questi ultimi giorni. Impressioni, pensieri, tutto quello che può passare per la testa in questi casi.


Le voci confuse
Soprattutto se si è registrata qualche anomalia, se nella famiglia allargata ai parenti si è notato qualche particolare che potesse aiutare a capire. Da dietro la porta arrivano voci confuse. Proviamo a insistere. L’ultima chance è un dialogo incerto dal quale si ricava un’unica indicazione precisa. Di nuovo parla la moglie del signor M dopo qualche minuto riferendo il pensiero del marito. «Non ci interessa riferire notizie sulla nostra situazione. Stiamo bene, non abbiamo problemi, vogliamo vivere questa cosa senza essere risturbati» dice la signora che continua a tenere la porta chiusa. Nel frattempo i virologi di Torrette e il servizio salute stanno continuando a monitorare l’andamento delle analisi genomiche del virus. L’assessore alla Sanità Saltamartini alle prese anche con tutta la macchina organizzativa dei vaccini del 27 dicembre spiega che «secondo quanto riferito dai tecnici la presunta variante inglese potrebbe essere in Italia da più tempo. Sono convinto che in Veneto o Lombardia di sequenze genomiche mutate se ne troveranno tantissime».

Ultimo aggiornamento: 08:08 © RIPRODUZIONE RISERVATA