L'astronave ha chiuso dopo appena 9 giorni: ecco il viaggio nell'ospedale costato 8,5 milioni di euro dove mancano i malati

Sabato 6 Giugno 2020 di Luca Patrassi
L'astronave ha chiuso dopo appena 9 giorni: il viaggio nell'ospedale costato 8,5 milioni di euro dove mancano i malati

CIVITANOVA - La fase dell’emergenza per il Covid hospital è finita ieri poco prima delle dieci. Un’ambulanza della Croce Verde di Civitanova ha fatto il suo ingresso nella struttura per uscirne con l’ultimo paziente che risultava ricoverato. L’ultimo dei pazienti che erano stati trasferiti dal reparto di Rianimazione di Camerino in riva all’Adriatico, nell’astronave realizzata dallo staff di Guido Bertolaso. Sul piazzale il saluto militare, al passaggio del mezzo di soccorso, di un uomo dell’Acismom, il Corpo militare dell’Ordine di Malta che ha curato il servizio di controllo. Il militare ha anche avuto il tempo di una battuta augurale: «Sta uscendo il sole dopo la pioggia, proprio ora, un bel segno».

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Sull’ambulanza ad accompagnare il paziente, ora ricoverato nel reparto di Pneumologia dell’ospedale di Macerata per la riabilitazione, c’era anche la responsabile del Covid hospital, Daniela Corsi. Finita la prima fase dell’emergenza, si apre ora quella della prevenzione pur in presenza di una vicenda che ha sollevato ondate di solidarietà e di critiche. Lo staff guidato dall’ex capo della Protezione civile Guido Bertolaso ha realizzato in poco più di due settimane un’opera affidata dalla Regione Marche alle cure del Cisom, il corpo italiano di soccorso dell’Ordine di Malta, per evitare le lungaggini burocratiche potendo contare su un mare di donazioni private.

La campagna per la realizzazione del Covid Hospital ha visto rispondere concretamente oltre 1.200 persone. Un bel segnale solidale. Sul fronte delle polemiche si sono alzate voci di vario genere. C’è chi ha contestato il ricorso al Corpo di soccorso dell’Ordine di Malta, chi ha contestato il fatto che la Regione non abbia agito in proprio utilizzando una sua struttura, chi ha contestato l’utilità dell’opera, chi ha criticato lo spostamento del personale sanitario da altri presidi ospedalieri, chi ha firmato esposti all’autorità giudiziaria lamentando una serie di presunte anomalie. Posizioni che, non è difficile immaginarlo, continueranno alla luce dell’imminenza della prossima consultazione elettorale regionale. Alle 10 è uscita l’ultima – almeno si spera – ambulanza e alle 20 di ieri scendeva il sipario anche sul versante dell’impiego del personale sanitario, visto che i turni erano programmati fino a ieri sera. Da oggi a girare per i dintorni del Covid Hospital sarà solo il personale addetto alla sorveglianza armata e all’antincendio visto il non secondario particolare che all’interno ci sono apparecchiature di ultima generazione del valore di svariati milioni di euro, 8.5 milioni di euro il valore finale dichiarato dell’opera. Milioni tutti di provenienza dalle donazioni dei privati. Tre mesi, dunque, per la parabola emergenziale del Covid Hospital di Civitanova: dalla 
decisione di marzo presa sulla spinta di numeri tragici quanto a morti e a ricoverati in gravi condizioni all’ultimo paziente di ieri. 

Daniela Corsi, dirigente unità operativa di rianimazione all’ospedale di Civitanova, è stata in questi nove giorni anche la responsabile del Covid Hospital. Questo il suo giudizio tecnico sulla struttura realizzata all’interno della fiera. «Da medico – afferma – non posso che rilevare la funzionalità della struttura, assolutamente consona al nostro lavoro. Un giudizio che è condiviso dai medici rianimatori che sono transitati in questi nove giorni al Covid Hospital, quelli degli ospedali di Macerata e Camerino. Parlo anche a loro nome». Sono stati otto i rianimatori che si sono alternati nei tre turni giornalieri, insieme ad uno pneumologo, visto che c’era anche un reparto di sub-intensiva. «Fortunatamente – aggiunge Corsi – non abbiamo potuto testare la struttura in una fase di emergenza, con pazienti in continuo arrivo e ancora da stabilizzare. Però, parlando con i colleghi, abbiamo potuto apprezzare la correttezza dei percorsi interni e soprattutto il distanziamento tra i letti che permette di lavorare sui quattro lati con tutte le attrezzature». Il governatore della Regione Marche Luca Ceriscioli ribadisce il valore della scelta fatta: «È come avere – e le abbiamo - una cassa di espansione vuota in previsione di una ondata di espansione dei fiumi. Anche quelle sono costate milioni e se non lo dovremo utilizzare saremo evidentemente più contenti. Ma se l’ondata di piena arriva, noi siamo pronti».

Infine la frecciatina polemica sul “fuoco amico”: «Contrari a Civitanova? Il sottosegretario Morani, il circolo di Offida e il circolo sanità del Pd che alla fine ha detto che non sono d’accordo ma che non vogliono dire di più perché potrebbe servire». Il direttore dell’Area Vasta 3 Alessandro Maccioni ha rilevato: «Si tratta di una struttura moderna, pulita, facilmente gestibile, efficiente e dotata di attrezzature di livello elevato: gli spazi dei nostri ospedali, progettati decenni fa, di solito sono più compressi. I medici hanno avuto modo di sperimentare il tutto, sia nella fase dei collaudi che sono stati doverosamente puntigliosi, sia nella fase operativa in presenza dei pazienti». Ora il Covid hospital è in stand-by, fino al 31 luglio sarà valido lo stato di emergenza sanitaria. Poi ci sarà un riproponimento del piano sanitario alla luce di quanto avvenuto con la pandemia. Il sindaco di Civitanova Fabrizio Ciarapica, rilancia: «Non rinnego la scelta fatta in una fase di emergenza. Il team di Bertolaso ci ha detto che quella della Fiera era l’unica struttura che si poteva allestire velocemente ed abbiamo dato il nostro sostegno immediatamente» .

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