Corinaldo, un anno dopo. Qualcuno ci spieghi perchè

Sabato 7 Dicembre 2019 di Giancarlo Laurenzi

Le urla rincorse, i volti sgranati, le fughe sguaiate su tappeti umani lontano dal patibolo improvviso e improvvisato, le gambe molli come nei sogni che diventano incubi. Dieci genitori non hanno più i figli, un marito e quattro figli non hanno più la mamma. Una banda di mascalzoni patentati presto in tribunale per un processo buono solo a lavarci la coscienza e per toglierli di torno qualche anno, i mascalzoni (che non capiranno, statene certi, ma nel dubbio buttate la chiave). Non basta a spiegare la genesi di quel giorno contro natura, quando il tramonto non ha visto l’alba e la luna è scappata su una scialuppa. E poco prima di sentire i moralisti della penultima ora sbraitare contro i genitori che non sanno dire di no e si infilano il cappotto sopra il pigiama e si fermano ore che sembrano ere geologiche nell’auto ibernata fuori dai locali per riportare i figli salvi a casa, come in una roulette russa che si rispetti quando il colpo non parte e la vita ti strizza l’occhio. Se ne deduce che non basta neppure così, a giudicare da quella sera, non basta immolarsi a bodyguard della seconda (o terza) età visto che ci sono sei angeli che da un anno esatto non sono tornati alla base. Forse dovremmo impazzire tutti e passare insieme le notti nelle nostre macchine e aspettarli, ogni giorno, per vederli uscire d’improvviso da un tunnel in pendenza travestiti da folletti. Asia, Daniele, Emma, Benedetta, Mattia, Eleonora. Ogni notte è più buia senza i loro sguardi, la sinfonia del mondo meno armonica senza la loro voce. Aggrapparsi alla bellezza dell’aldilà non basta, oggi, la liana si spezza. Ergo: se qualcuno ci spiega come se ne esce ci fa un favore. Capire perché improvvisamente il domani è diventato mai. 

Ultimo aggiornamento: 18:13 © RIPRODUZIONE RISERVATA