Cinque anni buttati via: Confindustria e la fine del progetto delle fusioni. Dal divorzio annunciato di Ascoli-Fermo al sostituto di Schiavoni

Domenica 24 Ottobre 2021 di Massimiliano Viti
Claudio Schiavoni

ANCONA - Sono partiti in 5, tutti insieme appassionatamente, con un unico obiettivo: allearsi. Dopo 5 anni si ritrovano da soli e con rapporti tesi tra loro. E ora guai a parlare di alleanze (probabilmente fino alla prossima). È l’estrema sintesi delle vicende che si sono susseguite negli ultimi 5 anni all’interno di Confindustria Marche.

 

 

 

Dietro indicazioni arrivate da viale dell’Astronomia a Roma, anche con l’obiettivo di dare una sforbiciata ai costi delle singole strutture, le 5 territoriali dell’Aquilotto dovevano confluire in un unicum regionale entro il 2016. O quantomeno formare due sezioni: Marche Nord e Marche Sud. «E’ quello che dovrebbero fare i comuni, le province, le aziende!» si affrettarono a dire gli esponenti di Confindustria, pronti a rimarcare come questo ambizioso progetto fosse un esempio da replicare per tutti. Il percorso però apparve fin da subito in salita per le diverse conformazioni territoriali. Ma si andò avanti.


La stagione d’oro nel 2017
L’estate del 2017 fu una stagione d’oro: a giugno nacque Centro Nord (Pesaro e Ancona) e a luglio Centro Adriatico (Ascoli e Fermo, rivali da sempre) con Macerata single per scelta. Le due fusioni, se da un lato hanno certificato la difficoltà di raggiungere un’associazione unica regionale, dall’altro lato avevano mostrato che unirsi è possibile. Anzi no, stiamo scherzando. Unirsi è solo una pura illusione, nelle Marche come altrove. Se i matrimoni sono chiamati a superare la crisi del settimo anno, le unioni confindustriali arrivano a stento al quarto. Nel 2020 le prime scintille e nel 2021 le deflagrazioni con annesse separazioni. Prima quella tra Ancona e Pesaro e poi quella tra Ascoli Piceno e Fermo. Confindustria Centro Adriatico ha convocato l’assemblea generale, in forma straordinaria, il 12 novembre per votare lo scioglimento deciso dalla base associativa. Entrambe le separazioni non sono state “tra buoni amici” perché sono volati gli stracci. I rapporti si sono deteriorati fino a diventare peggiori rispetto a quelli di partenza di 5 o 6 anni fa. E ora, quali scenari si prospettano?


Pesaro pronta al rinnovo
Il 23 novembre Pesaro eleggerà il nuovo presidente che succederà a Mauro Papalini. Indiscrezioni narrano di un fitto colloquio tra Pesaro e Macerata per una serie di accordi (difficilmente si arriverà ad una fusione visti i tempi che corrono) tra i quali ci sarebbe anche quello, caldeggiato da Pesaro, di spodestare l’attuale presidente di Confindustria Marche Claudio Schiavoni, in scadenza nell’estate 2022. Secondo la normale turnazione, il prossimo presidente spetterebbe a Fermo, qualora abbia terminato la pratica di scioglimento ed esprima un candidato forte e credibile. Nel dicembre scorso l’allora presidente di Centro Adriatico Simone Mariani, anche per cercare di sedare l’ammutinamento dei suoi associati fermani, paventò una alleanza con Centro Nord per formare una Confindustria Marche senza Macerata (che sarebbe rimasta con le spalle al muro) che lo avrebbe proiettato direttamente sulla poltrona di prossimo presidente di Confindustria Marche. Progetto naufragato insieme Centro Nord a Centro Adriatico. Tra Fermo e Macerata, unite dal distretto calzaturiero, non è mai scattata la scintilla anche se la divisione con Ascoli, spinge di fatto i fermani verso lo Sferisterio. 


Il menage à trois
Un menage à trois Fermo, Macerata e Pesaro sembra un’ipotesi fantasiosa più che una realtà percorribile. Ma poi c’è ancora voglia di allearsi con tutto ciò che accaduto finora? Le ultime vicende di Confindustria sono lo specchio della cronica incapacità marchigiana di aggregarsi, unirsi, fare sintesi nella diversità. Finora un unico esempio: Camera di Commercio delle Marche. E se in Confindustria dovesse bollire qualcosa in pentola… beh, meglio spegnere il fuoco.

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