Ciccioli: «Le Marche a Fratelli d'Italia e vinciamo di sicuro»

Giovedì 31 Ottobre 2019 di Maria Teresa Bianciardi

Carlo Ciccioli, portavoce regionale di Fratelli d’Italia: dopo il risultato elettorale in Umbria l’argomento Regionali è diventato un chiodo fisso della politica marchigiana.
«Comprendo perfettamente che molti partiti siano già entrati nella classica ansia da prestazione. Ma siccome sono un politico di lungo corso, mi sento di condividere almeno un paio di pillole di saggezza».

La prima: sentiamo.
«Il quadro è tale che potrebbero esserci elezioni politiche anticipate tra febbraio e marzo, perché la frattura oggettiva tra Pd e 5 Stelle - sia in termini di contenuti che di consenso elettorale - è tale che dopo la Finanziaria tutti avranno interesse ad andare al voto. Quindi la vicenda nazionale potrebbe scavalcare il voto delle Regionali».

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L’altra pillola di saggezza, siamo impazienti.
«È un dato di fatto. Molte decisioni passano direttamente dal tavolo nazionale del centrodestra che prevede equilibrio di rappresentanza tra le varie forze politiche».

I giochi sono fatti anche per le Marche?
«Nell’ultima riunione nazionale la nostra regione è stata assegnata a Fratelli d’Italia assieme alla Puglia. Il partito ha proposto candidature credibili e l’ipotesi di una classe dirigente adeguata a vincere e a governare questo territorio».

Siete convinti del successo elettorale?
«Considero scontata la vittoria nelle Marche. Poi però bisogna anche governarla e governarla bene. Mica come ha fatto il centrosinistra: non c’è un settore dove le cose siano andate come avrebbero dovuto».

Il tam tam sul duello Acquaroli-Castelli per la candidatura a governatore è già iniziato.
«L’unica certezza è che Fratelli d’Italia sta ragionando in questo senso molto attentamente e l’ipotesi del candidato governatore verrà condivisa con gli altri alleati. Chi esce da questo perimetro è sprovveduto».

Si sbilanci.
«La mia candidatura, per storia, esperienza e capacità di gestione forse è la più qualificata».

Davvero ci sta facendo un pensierino?
«Ne sarei onorato. Ma dovesse essere scelto un altro candidato non mi metterei a spaccare il partito».

L’altro candidato che ha un nome e un cognome: è il segreto di Pulcinella.
«Acquaroli, già. Penso che la coerenza nelle scelte portate avanti debba essere la discriminante. Nel 2012 io e Francesco Acquaroli abbiamo lasciato il Pdl e senza coperture o promesse di poltrone entrammo in FdI quando aveva il 2%».

Mentre l’ex sindaco di Ascoli Castelli è entrato in FdI solo dopo le ultime amministrative.
«Gli arrivi all’ultimo miglio - e non mi riferisco soltanto a Castelli - vanno sempre considerati per quello che sono, ovvero arrivi all’ultimo miglio. E comunque a dicembre i giochi saranno fatti». 

Tirando le somme: Acquaroli o lei?
«Sicuramente sarà un candidato del territorio e non calato dall’alto. Ma anche un nome che possa garantire una certa attrattività nel centro nord delle Marche. Se stravinciamo al sud e al nord otteniamo solo un buon risultato, la vittoria sarà più difficile». 

Dica la verità: crede di essere l’uomo giusto per garantire i voti delle province di Ancona e Pesaro?
«Anche. Ma potrei fare l’assessore regionale alla Sanità».

E Castelli?
«Magari l’assessore al terremoto e alla ricostruzione». 

Che dice della cena ad Acquasanta con Mussolini sul menù e il logo di Fdi? C’erano anche Acquaroli e il sindaco di Ascoli.
«Uno scivolone. Ma chiudiamola qui. Un menù non è un manifesto politico».

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