Sos caro-bollette, gli imprenditori delle Marche: «Tariffa unica europea per il gas e controlli sulle speculazioni»

Sos caro-bollette, gli imprenditori delle Marche: «Tariffa unica europea per il gas e controlli sulle speculazioni»
Sos caro-bollette, gli imprenditori delle Marche: «Tariffa unica europea per il gas e controlli sulle speculazioni»
di Maria Cristina Benedetti
4 Minuti di Lettura
Giovedì 1 Settembre 2022, 04:25 - Ultimo aggiornamento: 2 Settembre, 13:08

ANCONA Un chiodo fisso. Lo continua a ripetere Pierluigi Bocchini: «Il caro-bollette? È un problema speculativo». Il presidente di Confindustria Ancona e, con la Clabo, leader mondiale nella fabbricazione di vetrine per gelaterie, pasticcerie e caffetterie punta il dito accusatorio: «In Italia ci sono due aziende che importano gas e che lo rivendono a un prezzo dieci volte superiore rispetto a quello d’acquisto».  

Sollecita il dubbio: «Perché viene concesso?». Suggerisce la contromossa: «Per rimediare si dev’essere d’accordo in 27, in Europa, ed evitare di intaccare il proprio bilancio pubblico». Non ne fa una questione personale: «La mia non è una azienda energivora e dei miei tre stabilimenti, Cina, Stati Uniti e Italia, solo quello nazionale ha una bolletta a +30%». Va oltre il suo recinto: «Molte imprese si stanno giocando il bilancio». In tre mosse indica il punto di svolta: «Stabilire a livello europeo il limite del prezzo del gas, slegarlo dal quello dell’energia, accelerare sulle rinnovabili». Imprescindibile: proseguire in parallelo. 

Le regole


Invoca le regole Andrea Lardini. Col fiore all’occhiello delle sue giacche, made in Filottrano, al maestro del capospalla non manca la lungimiranza. «Ci siamo tutelati una quindicina di anni fa con un investimento da 3 milioni per piazzare 500 pannelli solari. Poi, fino a marzo, è bloccata la bolletta elettrica». Una sagacia, la sua, che non mette al riparo. «Abbiamo preventivato che subiremo aumenti da 600-700mila euro». Per dare la misura del danno si affida a un esempio della porta accanto: «Un’azienda della zona, con 80 dipendenti e 2 milioni di fatturato,è passata a sborsare per la luce da 900 euro a 30mila. Così si chiude». Si appella al governo che verrà: «Che sia di maggioranza, non c’è spazio per i compromessi e non importa il colore: servono regole certe». Una su tutte? «ll controllo sulle speculazioni». Le sue ragioni le traduce in cifre: «Abbiamo più di mille dipendenti, il fatturato pre Covid era di 94 milioni ora siamo tornati a oltre 70». Fiore all’occhiello. 


Le cavallette 


Ripassa veloce i numeri, Angelo Galeati. L’ad della Sabelli, la morbidezza d’una mozzarella ascolana, ricorda: «La tariffa euro-metano-annuo è moltiplicata per cinque già da novembre. Paghiamo i rincari da tempo. E pensare che siamo attrezzati con cogeneratore e pannelli solari: ne stiamo piazzando altri 800». Alza la posta: «Nulla a che vedere con l’aumento del latte, in otto mesi è cresciuto del 30%, e delle materie plastiche degli involucri, schizzate del 25%. Ci mancano il costo del lavoro e l’invasione delle cavallette, poi abbiamo tutto». La sua formula per resistere: «Essere attenti ai costi industriali e far defluire gli incrementi lungo tutta la filiera». Dal produttore al consumatore. «Con l’inevitabile conseguenza che l’inflazione arriva all’8,4%». Contrattacca: «Fissare un tetto-limite europeo al gas». Il suo mai-senza: «Cercare alternative per l’approvvigionamento; spingere sulle fonti alternative; vegliare sulle speculazioni». Si affida alle regole del libero mercato. «Dopo la fibrillazione segue la quiete. Ma quanti riusciranno a farcela? I governi dovrebbero calmierare i passaggi». 


La linfa 


Non pensa positivo, Nando Ottavi. Da Belforte di Chienti, dove con la sua Simonelli è al top delle macchine per caffè, ammette: «Sono sempre ottimista, questa volta no». Riordina i fattori: «Abbiamo pannelli solari che generano 300-400 chilowatt e pompe di calore. Ma pensi a una fonderia». Per lui è un dovere tutelare il manifatturiero: «È la linfa della nostra economia. Serve mettere un tetto alle tariffe e garantire le forniture di gas». Conta e riconta. Ma niente. 


Non spezza la catena Alessandra Baronciani. Amministratrice delegata della Isopak Adriatica, eccellenza nella produzione di polistirolo espanso, e presidente di Confindustria Pesaro, si fa largo nel caos. «Riceviamo lettere di protesta per gli aumenti folli dei costi energetici. Gli aumenti sono stati finora assorbiti, in tutto o in parte, rinunciando ai profitti ma, con una situazione che è fuori controllo e non potendoli scaricare sui prezzi, l’unica alternativa è risparmiare energia elettrica fermando, sia pure parzialmente, le linee di produzione». Ipotizza l’effetto domino: «Cassa integrazione, licenziamenti e per le aziende che non riusciranno a rispettare i tempi di consegna significherebbe pagare penali e perdere clienti». Il corto circuito.
 

© RIPRODUZIONE RISERVATA