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Caos sul doppio cognome con effetto moltiplicatore. La Consulta deposita le motivazioni della storica sentenza: «Tocca al Parlamento»

Il palazzo della Consulta, sede della Corte Costituzionale
Il palazzo della Consulta, sede della Corte Costituzionale
di Martina Marinangeli
3 Minuti di Lettura
Venerdì 3 Giugno 2022, 09:16

PESARO - Sulla questione dell’attribuzione del doppio cognome, le Marche hanno fatto scuola. È stato infatti il tribunale di Pesaro il primo in Italia ad applicare la storica sentenza della Corte costituzionale che cancella l’automatica attribuzione del cognome paterno. Ora però, si profila un effetto moltiplicatore nelle prossime generazioni, e per questo la Consulta ha sollecitato un «impellente» intervento del Parlamento per «impedire che l’attribuzione del cognome di entrambi i genitori comporti, nel succedersi delle generazioni, un meccanismo moltiplicatore che sarebbe lesivo della funzione identitaria del cognome, si legge nelle motivazioni contenute nella sentenza 131 e depositate lo scorso martedì. 

 
Le motivazioni
Secondo i giudici della Corte costituzionale, «proprio per la funzione svolta dal cognome, è opportuno che il genitore titolare del doppio cognome scelga quello dei due che rappresenti il suo legame genitoriale, sempre che i genitori non optino per l’attribuzione del doppio cognome di uno di loro soltanto». In secondo luogo, la Consulta rimette alla valutazione del legislatore «l’interesse del figlio a non vedersi attribuito – con il sacrificio di un profilo che attiene anch’esso alla sua identità familiare – un cognome diverso rispetto a quello di fratelli e sorelle». Anche al riguardo la sentenza segnala una possibile soluzione, e cioè che la scelta del cognome attribuito al primo figlio sia vincolante rispetto ai figli successivi della stessa coppia.


Il caso pesarese
Spetterà al Parlamento definire le regole a cui fare riferimento, ma nel frattempo, si resta impantanati in una sorta di sabbie mobili che rischiano di intasare i tribunali, chiamati ad esprimersi caso per caso. Come ha fatto il tribunale di Pesaro, pronunciandosi con un provvedimento - emesso il 28 aprile e depositato il 30 - , con cui ha accolto il ricorso presentato dagli avvocati Andrea Nobili e Bernardo Becci dello studio NBBZ di Ancona. Caso che vedeva la madre di una minorenne chiedere il riconoscimento anche del cognome materno alla figlia, nonostante l’opposizione del padre. In quel caso, è bastato applicare la sentenza della Consulta, ma di generazione in generazione, il problema si crea se non si interviene con una legge ad hoc in materia.
Il precedente
Un compito del Parlamento, come nel caso del fine vita: anche lì, una sentenza della Corte costituzionale ha aperto le porte al suicidio medicalmente assistito, ma poi la questione si è arenata in Senato. Ed anche in questo caso, le Marche sono state pioniere, con due uomini che hanno ricevuto parere favorevole dal Comitato etico regionale per accedere al suicidio assistito. Tuttavia, ad oggi restano ancora nel limbo perché il Parlamento temporeggia. Succederà lo stesso anche con la normativa sul doppio cognome? Ai posteri l’ardua sentenza.

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