Banca Marche, l'udienza dal Gup
è stata rinviata al prossimo 20 aprile

La sede centrale di Banca Marche a Jesi
La sede centrale di Banca Marche a Jesi
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Martedì 1 Marzo 2016, 14:49

ANCONA - È stata rinviata al 20 aprile, per l'impedimento del difensore di Davide Degennaro, presidente della società Interporto Puglia, l'udienza in programma oggi davanti al Gup di Ancona Paola Moscaroli nel procedimento stralcio dell'inchiesta sul 'bucò da un miliardo di euro della vecchia Banca Marche, uno dei quattro istituti di credito salvati dal decreto del Governo Renzi.

Gli altri imputati sono l'ex direttore generale di BM Massimo Bianconi e l'imprenditore Vittorio Casale, accusati con Degennaro di corruzione tra privati. Oggi intanto hanno chiesto di costituirsi parte civile la Fondazione Cassa di risparmio di Jesi, che con il decreto salva banche ha perso 16,5 milioni di euro, la Fondazione Cassa di risparmio di Pesaro, per 10 milioni di euro, e 50 azionisti rappresentati dall'avvocato dell'Adusbef: persone che con il default di BM e il decreto di salvataggio hanno perduto dai cinquemila ai 150 mila euro a testa. Altri due obbligazionisti hanno avanzato anche loro richiesta di costituzione di parte civile per 600 mila euro, e un ultimo azionista per 15 mila euro.

Nell'ambito dell'inchiesta stralcio, la procura di Ancona aveva fatto sequestrare dalla Guardia di Finanza beni per 15 milioni di euro riconducibili ai tre indagati: 20 conti correnti, quote di società, due abitazioni a Bologna, una a Parma e due a Roma, tra cui una palazzina in via Archimede, ai Parioli, intestata a una società di familiari di Bianconi. I due episodi contestati ruotano attorno all'immobile di via Archimede che apparteneva a una società riconducibile a Casale, e sarebbe stato utilizzato per ripagare Bianconi della concessione di linee di credito in assenza di condizioni: l'immobile venne acquisito da una ditta riconducibile a Bianconi che avrebbe lucrato sulla differenza tra il costo del mutuo e una locazione per l'utilizzo dello stabile pagata da un'altra azienda facente capo a Casale. Degennaro, anch'egli presunto beneficiario di aperture di credito agevolate, sarebbe subentrato, dopo l'arresto di Casale nel 2011 per una vicenda distinta dal filone di indagine su Banca Marche, per continuare a far avere a Bianconi il "prezzo" della corruzione tra privati con un'operazione simulata di acquisto dello stesso palazzo.
 

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