L’onorevole Baldelli: «Mancano norme adeguate quei soldi usati per fare cassa non per la sicurezza stradale»

Sabato 8 Gennaio 2022
L'onorevole Simone Baldelli

Simone Baldelli, deputato di Forza Italia e presidente della commissione parlamentare d’inchiesta sulla tutela dei consumatori e degli utenti, quello degli autovelox e delle multe è un tema ricorrente nella sua attività a Montecitorio: cosa non torna? 
«Intanto, rispetto agli introiti del 2020, un terzo dei comuni italiani non ha dichiarato quanti soldi sono entrati in cassa dalle multe e quanti di questi arrivano dagli autovelox. Da anni faccio interrogazioni ed atti parlamentari su questi temi e nell’ultimo atto ispettivo presentato alla Camera, il viceministro dei Trasporti Alessandro Morelli, ci ha rassicurato dicendo che, entro i primi mesi del 2022, finalmente dovrebbero arrivare regole certe sugli autovelox».

 

Cos’altro non va?
«Gli autovelox non possono più essere utilizzati principalmente come uno strumento di cassa, ma vanno ricondotti al loro scopo originario, cioè quello di prevenzione e sicurezza stradale».
Cosa succede ai comuni che non presentano la relazione sugli introiti delle multe?
«C’è un obbligo di legge che alcuni comuni rispettano ed altri no. C’è una sanzione, che il governo dovrebbe comminare a chi non ottempera all’obbligo di consegna dei dati sugli incassi ed equivale al 90% degli introiti delle multe. Ma questa sanzione non è ancora mai stata comminata». 
Lamenta una carenza di controllo? 
«Mi sembra ci sia disparità di trattamento tra cittadini ed enti locali. Se un cittadino viola il codice della strada, riceve una multa e deve pagarla. Perché se invece è il comune a violarlo, nessuno lo sanziona?»
Nelle Marche, peraltro, è in aumento il numero di autovelox.
«Gli autovelox spesso diventano uno strumento più per fare cassa e garantire entrate che per prevenzione e sicurezza. È stato approvato un mio emendamento al Decreto trasporti che obbliga i comuni a pubblicare sul proprio sito i proventi delle multe e, dal luglio 2022, anche il governo». 
E i comuni lo hanno fatto?
«Ognuno ha modo di controllare se il proprio comune si è adeguato alle nuove norme o meno. Di fatto, sembra molto difficile avere questi dati, persino per il Parlamento. A settembre ho fatto chiedere alla presidente della Commissione Trasporti i dati analitici sulle multe del 2019 e del 2020, ma il governo non ce li ha ancora comunicati. Aspettiamo fiduciosi».
Serve più trasparenza? 
«È giusto sapere come quei soldi vengono spesi. Le entrate degli autovelox, a differenza di quelle delle altre multe, dovrebbero andare tutte in manutenzione e sicurezza stradale. Nel mio libro “Piovono multe”, cito il caso del ministro De Micheli che, durante un question time, mi disse che gli enti locali avevano rappresentato delle criticità riguardo alla normativa sugli autovelox perché temevano per i loro bilanci. Ma se gli enti locali, per chiudere i bilanci, devono contare sugli autovelox, vuol dire che c’è un problema». 
Cosa propone? 
«Trasparenza sui proventi delle multe, regole chiare e premialità per l’ente locale che fa meno multe perché significa che gestisce meglio il traffico e la viabilità».
La dislocazione degli autovelox è definita da una regolamentazione specifica.
«Le regole sul come e dove posizionare gli autovelox vanno scritte in modo chiaro e definitivo. Nel Decreto semplificazione del governo giallo-rosso, hanno inserito la possibilità di introdurre autovelox nelle strade urbane. Cosa che rischia di trasformare le nostre città in giungle di autovelox. Ho presentato una proposta di legge per abolirla».
m. m.


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