A14 e smog, benvenuto inquinamento: nel Fermano non esistono centraline

Domenica 17 Novembre 2019 di Francesca Pasquali
A14 e smog, benvenuto inquinamento: nel Fermano non esistono centraline

FERMO Prendete l’autostrada con quattro viadotti sequestrati dall’autorità giudiziaria e convogliate tutto il traffico in un’unica corsia. Poi trasformate la Statale che costeggia il sud delle Marche nell’unico contenitore alternativo al traffico per intere settimane, forse anche mesi. Il risultato? Una miscela esplosiva che scarica smog nell’aria a ripetizione nelle città che lambiscono il tratto di A14 più infernale della regione. 

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I sindaci in questi giorni lo hanno ripetuto come un mantra: la paradossale situazione che si è creata in autostrada mette in serio rischio l’aria che si respira dove gli ingorghi intasano la Statale. Ma il paradosso dei paradossi è che in tutta la provincia di Fermo non esiste una centralina che monitora le emissioni di gas inquinanti: impossibile sapere che effetto abbia avuto il sequestro della procura di Avellino sull’aria che si respira in quella zona con centinaia di mezzi in coda, anche per ore, a motore acceso. Difficile pensare che la qualità dell’aria non ne risenta. Quanto, però, non è dato saperlo. Perché, appunto, non ci sono centraline a controllare. Un problema che si trascina da anni e che fa di quella fermana l’unica provincia delle Marche sprovvista di strumenti per rilevare le emissioni (in quella di Ancona ce ne sono nove, in quella di Ascoli quattro, in quella di Pesaro e Urbino tre, in quella di Macerata due). Alcune monitorano le zone più trafficate, altre quelle più urbanizzate, altre ancora quelle fuori dai centri abitati. Quelle di Falconara tengono sott’occhio la raffineria. Nel Fermano, invece, niente.

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A dirla tutta, una centralina ci sarebbe. Pare sia stata comprata dalla Provincia qualche anno fa. È stata anche montata, a Campiglione, ma non è mai stata accesa. Avrebbe dovuto controllare le emissioni della centrale a biomasse prevista al posto dell’ex Sadam, ma non è mai entrata in funzione, visto che poi le cose sono andate diversamente. Nel frattempo il quartiere è cresciuto. Ogni giorno sul quel tratto di Faleriense transitano centinaia di mezzi. Sapere che effetto producono sull’aria sarebbe importante. Ma la centralina è sempre rimasta spenta. Sembra per un battibecco tra Provincia e Regione. La prima, con la riforma degli enti locali, ha perso le competenze sui temi ambientali e sarebbe disposta a “rivendere” la centralina alla seconda. Che, però, evidentemente non è disposta a pagarla. Morale della favola: i soldi (di tutti) sono stati spesi, la centralina è stata piazzata, ma è come se non ci fosse. E su che aria tira in una delle zone più congestionate della città resta il punto interrogativo. L’Arpam tranquillizza. Il report diffuso nei giorni scorsi sulla qualità dell’aria nelle Marche traccia un quadro tutto sommato positivo. Si riferisce all’anno scorso e parla di emissioni nella norma, con un’unica eccezione: quelle di ozono che d’estate aumentano in modo significativo. Gli altri rilevamenti (Pm10, Pm2,5, Biossido, Monossido di Carbonio, Benzene, Benzoapirene e metalli vari), fa sapere l’Arpam, «non hanno fatto registrare superamenti dei valori medi previsti dalla normativa».

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Dati che, però, non tengono conto del Fermano. Anche se, per l’Agenzia regionale dell’ambiente, nelle zone più trafficate non dovrebbero discostarsi più di tanto da quelli di Civitanova e San Benedetto. I dubbi, però, restano. Anche perché, negli anni, le criticità sulle strade della provincia si sono moltiplicate. Dalla Faleriense alla Mezzina, passando per tutta la Statale da Porto Sant’Elpidio a Pedaso, la mole di traffico è aumentata in modo considerevole, così come la preoccupazione dei sindaci.

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