Un porto per due, risalgono le azioni di Messineo ma Acquaroli dice: «Avanti su Africano». Aria tesa tra FdI e Lega in giunta

Sabato 19 Giugno 2021 di Andrea Taffi
Il porto di Ancona, Matteo Africano e Francesco Messineo

ANCONA - L’aggiornamento del ministro delle Infrastrutture Giovannini seccato sul caso Africano è l’unico dato di fatto sul pasticcio dell’ingegnere romano, bocciato e promosso nelle due tappe tra Camera e Senato dopo la nomina di fine aprile all’Autorità di sistema portuale Adriatico Centrale. Il caso è divampato anche a livello nazionale scatenando il braccio di ferro politico-mediatico: la stampa dello shipping invoca il ritiro della nomina dopo l’imbarazzante assedio-requisitoria avvenuta alla Camera, la Lega attende un chiarimento da Africano sulle incongruenze del curriculum, FdI e M5S restano fieri sulla barricata della conferma, il Pd vuole un azzeramento della questione e un nome nuovo. 

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L’esercizio di forza
Per quanto il panorama sia diventato nel giro di 48 ore un esercizio di forza, una riflessione equilibrata sulla scelta di Africano riporta sempre e comunque il pallino in un alveo preciso: l’incastro dei rapporti di forza nel governo nazionale, molto al di sopra (e alla faccia) degli interessi del territorio. In questa chiave gioverà ricordare come sia la Lega che Fratelli d’Italia abbiano provato a scardinare la convinzione del ministro sulla scelta di Africano. Il ministro Giovannini, cultore del merito e della competenza, invece, è stato irremovibile su Africano il cui curriculum si è dimostrato extralight prima ancora di varcare la soglia di Molo Santa Maria. 


Chi-ha-spinto-per-chi
Si badi bene che la Lega ha mandato il vice di Giovannini, Morelli a bussare alla porta insieme al potentissimo Rixi, l’uomo dei porti di Salvini. Non proprio due nomi qualunque. Dall’altra parte per Fincantieri si era speso l’Ad Bono in persona, niente meno (ma pro-Giampieri). Dunque la singolare irremovibilità di Giovannini lascia pensare che il porto di Ancona fosse comunque destinato ai Cinque Stelle per banali ragioni di equilibri di governo. La competenza (quella vera) a quel punto avrebbe detto Messineo, segretario Ap di Napoli, non certo Africano. È in questo range molto stretto di scelta che si è cimentata l’intesa tra il ministro e le Regioni Marche e Abruzzo. Un equilibrio quasi impossibile dal momento che Messineo era stato annunciato come molto esperto ma anche accompagnato dai venti di discordia raccolti sotto il Vesuvio. 


La scelta inspiegabile
Questo spiegherebbe molto bene come mai Acquaroli e Marsilio siano finiti, apparentemente senza motivi, sul candidato più debole della terna, ovvero Africano. Più debole e quindi, evidentemente, anche più malleabile rispetto alla minuziosa conoscenza dei regolamenti in mano a Messineo. Un candidato che però assicurava discontinuità. E pazienza se la sponda arrivava dai grillini. Con Africano nel tritacarne e se le premesse sono le stesse, il tam tam romano annuncia le quotazioni di Messineo in riazo, anche lui in quota M5S. Stavolta con un segretario di Ap uscente nessuno potrà fiatare sulla competenza. C’è un’alternativa, ovviamente: che l’imbarazzante clamore scaturito dalla vicenda bruci ogni tipo di convenienza politica e spinga Giovannini a spazzare il campo commissariando Ancona. Con la tacita ammissione, però, sull’aver mandato avanti un curriculum vuoto spacciandolo per esperto di portualità. Con la superficiale complicità del centrodestra. 


L’esatto opposto
Ragione per cui è possibile anche l’esatto opposto: che Giovannini si turi il naso e nomini Africano. Si tratta di possibilità remota ma da considerare visto che il governo tecnico deve tenere tutti dentro il recinto e non può certo creare incidenti di percorso per una Ap di seconda fascia. Quale che sia l’esito, questa storia è già una mina nei rapporti di maggioranza regionale. 


Le parole di Acquaroli
Detto del silenzio della Lega su FdI, sul fronte opposto va registrato lo scaricabarile di Acquaroli (travestito da incerta difesa di ufficio) sul comportamento del Carroccio nel quadro della contestata scelta dell’ingegnere romano: «L’astensione della Lega? Evidentemente si basava sul curriculum - ha spiegato il governatore ieri a margine di un’altra conferenza stampa -. Ma l’adesione dell’intesa su Africano è passata da un voto di tutta la giunta regionale». Come a dire, cari amici della Lega anche a voi andava bene Africano. Il riverbero si vedrà da lunedì prossimo in giunta: con tre voti leghisti su sei disponibili, far funzionare l’esecutivo potrebbe non essere proprio una passeggiata di salute con la discussione del piano socio-sanitario appena avviata. E così Aguzzi diventerebbe ago della bilancia insieme a Forza Italia. Un capolavoro.

Ultimo aggiornamento: 15:36 © RIPRODUZIONE RISERVATA