Dispositivi medici, l’assessore Saltamartini: «Per ora ci siamo limitati a informare della richiesta. A oggi non ci sono contenziosi aperti»

Dispositivi medici, l assessore Saltamartini: «Per ora ci siamo limitati a informare della richiesta. A oggi non ci sono contenziosi aperti»
Dispositivi medici, l’assessore Saltamartini: «Per ora ci siamo limitati a informare della richiesta. A oggi non ci sono contenziosi aperti»
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Lunedì 28 Novembre 2022, 21:57 - Ultimo aggiornamento: 29 Novembre, 02:55

Si appella al rigore della legge, Filippo Saltamartini. L’assessore regionale alla Sanità taglia corto: «Non sta a me dare giudizi, io devo applicarla».
Per capire quanto sta accadendo con il controverso payback, bisogna tornare indietro di una decina d’anni.
«Esatto. Dobbiamo riavvolgere il nastro, sino al 2011: fu allora che venne fissato un tetto alla spesa pubblica in dispositivi medici. In pratica, dal 2014, non si può superare il 4,4% del Fondo sanitario ordinario. Una scelta fatta per razionalizzare gli acquisti e non comprare siringhe o garze del tutto inutili». 
Continui pure nella ricostruzione dei fatti. 
«Nel 2015, con la manovra finanziaria, venne stabilito che, in caso di sforamento delle Regioni, una parte della spesa in eccesso venga rimborsata dalle imprese fornitrici: dal 40% del 2015 fino al 50% dal 2017. Il principio è lo stesso che si applica ai farmaci».
Delle serie?
«Le aziende fornitrici vengono ritenute corresponsabili, ovvero devono contribuire a un approvvigionamento ragionevole. Ma da allora quella norma non è mai stata applicata e i decreti attuativi sono arrivati solo di recente: con gli Aiuti Bis del Governo Draghi, lo scorso settembre». 
Il nuovo esecutivo non ferma il percorso del payback.

«Ribadisco: non sta a me dare giudizi. Noi, come Regione, abbiamo aperto il procedimento amministrativo, cioè abbiamo scritto a 1.521 aziende, che procurano guanti, camici, tappeti per sala operatoria, ma anche bisturi, stent, siringhe, materiale monouso, per informarle che chiediamo la restituzione di 136, 5 milioni di euro. Una somma relativa agli anni che vanno dal 2015 al 2018». 
Un conto salatissimo, che sarebbe da saldare dal prossimo 15 gennaio. Sempre che la giustizia amministrativa non accolga la protesta degli imprenditori, che temono di dover chiudere le loro attività. 
«Lo ripeto, la Regione per ora si è limitata a informare della richiesta. Certo, siamo in uno stato di diritto, le aziende coinvolte possono controbattere e sostenere di aver partecipato a gare e appalti pubblici. Di averli vinti e di non avere altre responsabilità». 
Nonostante ciò sono chiamate a contribuire a ripianare un superamento dei limiti di 292.197.000 euro al tetto previsto per gli acquisti dei dispositivi.
«Per ora non ci sono contenziosi aperti. Vedremo cosa accadrà, come risponderanno i destinatari di quelle missive». 
Sono quasi 7mila le aziende del settore coinvolte a livello nazionale. Una nuova crepa che si apre nel muro dell’emergenza economica. 
«Lo ammetto, è un grande problema quello che dovremo affrontare. Molti sono ricorsi al Tar del Lazio. Attendiamo le decisioni del giudice». 
Confindustria chiede di cancellare la norma con la prossima manovra finanziaria. È d’accordo? 
«Ci vuole una legge per abrogarne un’altra».

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