Appalti truccati all’Asur, Marini:
«Una perquisizione a orologeria»

Venerdì 19 Luglio 2019

ANCONA - «La perquisizione? Sembra una buccia di banana a orologeria». Il dg Alessandro Marini ieri era regolarmente al lavoro, nel quartier generale dell’Asur Marche ad Ancona. Non ha più il cellulare, sequestrato dalla Finanza assieme a documenti e al contenuto del pc, ma parla attraverso il suo avvocato Roberto Marini adesso che il pentolone dell’ennesimo scandalo sanitario in salsa marchigiana è stato definitivamente scoperchiato. 

 

È indagato -assieme ad altri 9 - nell’ambito dell’inchiesta della procura di Ancona su presunti appalti truccati e le ipotesi di reato sono corruzione, tentata turbativa d’asta, turbata libertà del procedimento di scelta del contraente e tentato abuso d’ufficio: si dice tranquillo e fiducioso. «Il direttore è sicuro del suo operato e di avere agito nel modo più corretto. L’unico aspetto che lo ha stupito riguarda la tempistica della perquisizione». Perquisizione scattata un settimana prima della riunione della commissione incaricata di valutare i candidati che dovranno ricoprire i ruoli apicali nei settori della sanità marchigiana. Tra cui quello di Marini. «Una coincidenza? - si domanda il legale - Il procedimento è stato aperto nel 2018. Un fatto contestato (quello dell’affidamento del servizio di lava-novo per l’Area Vasta 3 di Macerata, ndr) è del 2015. Perché questa improvvisa accelerata?». La risposta resta ingabbiata nel segreto istruttorio. 

Ieri il procuratore Monica Garulli e il pm Andrea Laurino (titolare dell’inchiesta) hanno confermato l’inchiesta e sottolineato di non avere riscontrato «la necessità emettere di misure cautelari» in questa fase dell’indagine nè probabilmente per il futuro prossimo. E di avere contestualmente incaricato gli stessi finanzieri, specializzati nel campo della digital forensics, ad analizzare tutto il materiale sequestrato a quattro dei 10 indagati: Marini, Norberto Pesarini, Fabio Badiali e Fulvia Dini. L’inchiesta va avanti, con l’ombra della corruzione e di presunte mazzette. Compresi quei mille euro sospetti ricevuti da Badiali, ora sindaco di Castelplanio, come sostegno per la sua campagna elettorale. Un’accusa amara per l’esponente del Pd anconetano, assistito dall’avvocato Marina Magistrelli: «In vita mia - ha detto il politico a cui è stato sequestrato il cellulare - ho agito sempre correttamente. Non ho mai ricevuto soldi da nessuno e sono pronto a dimostrarlo». Gli indagati probabilmente nei prossimi giorni verranno ascoltati in procura.

Nel mirino c’è soprattutto l’assegnazione del maxi appalto da 200 milioni per le pulizie di tutte le aziende sanitarie della regione, oltre all’affidamento del servizio lava-nolo dell’Area vasta 3 (Macerata), alla gestione della ristorazione scolastica e assistenziale di Jesi e al servizio anticendio delle strutture ospedaliere di Fabriano. L’inchiesta, che per la gara principale fa riferimento a un periodo recentissimo - tra gennaio scorso e fino ai primi di luglio - si concentra sulla gara pubblica dell’appalto milionario per le pulizie sanitarie e ipotizza che il direttore generale Asur Marini, assieme a Badiali, Pieroni, Magagna e Posadinu abbiano pianificato una serie di strategie per agevolare la Coopservice e garantirle l’aggiudicazione della gara dietro la promessa di denaro e altre utilità.

Il dg inoltre è indagato con la dirigente Fulvia Dini (come responsabile unico del procedimento per la ristrutturazione dell’area ex Umberto I) poiché avrebbe predisposto una gara fittizia al fine di giustificare l’erogazione di 39mila euro a un legale per consulenze fornite all’Asur e in assenza di un atto amministrativo. Nel mirino anche mille euro consegnati dai manager della Serenissima ristorazione (Luciano Facchini, ex Cda Coopsette e Sergio Venditti) al neosindaco di Castelplanio, prezzo - secondo l’accusa - della mediazione per modificare i requisiti del bando di gara per il servizio di ristorazione scolastica e assistenziale del Comune di Jesi che consentiva la partecipazione alla gara a società riconducibili proprio a Facchini e Venditti. Marini dovrà rispondere del caso del novembre 2015 per il servizio lava-nolo dell’Area Vasta 3 dove è indagato Alessandro Pedone (Gruppo servizi associati).

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