Controlli bluff nei Tir in transito in cambio di soldi e regali, quattordici indagati. L'inchiesta scuote la dogana

Venerdì 3 Luglio 2020 di Maria Teresa Bianciardi
Tir nell'area portuale ad Ancona. L'inchiesta su controlli bluff in cambio di soldi e regali scuote lo scalo marittimo

ANCONA - I sigilli doganali venivano apposti sui Tir diretti in Georgia schivando i controlli e facendo in modo che tutta la merce contenuta nei semirimorchi oltrepassasse la frontiera senza ulteriore verifiche. Addirittura le bisarche - con a bordo le auto da esportare - a volte nemmeno entravano nell’area portuale, ma si fermavano subito dopo il casello di Ancona Nord e magicamente venivano dichiarate “Conformi”, evitando approfondimenti sulla provenienza delle macchine e sui documenti allegati alla bolletta doganale. Così centinaia di pacchi di dubbia origine e decine di veicoli sono diventati invisibili alla dogana di Ancona con la collaborazione di funzionari compiacenti che in cambio ricevevano mazzette da poche centinaia di euro, regali e qualche pieno di carburante. Cose da poco, ma sistematiche.

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La chiusura del cerchio
Ora sono tutti finiti nell’inchiesta coordinata dalla procura dorica e condotta dagli investigatori del Goia (Gruppo Operativo Interregionale Antifrode) della Direzione interregionale per l’Emilia Romagna e le Marche della stessa Agenzia delle Dogane e dei Monopoli di Stato, in co-delega con i carabinieri del Comando provinciale di Prato. La conclusione delle indagini, seguite dal sostituto procuratore Daniele Paci, è stata notificata ai diretti interessati nelle scorse settimane: 14 in tutto le persone raggiunte dall’informazione di garanzia per reati che vanno dalla corruzione alla concussione, dal falso ideologico, all’abuso d’ufficio e rivelazione di atti d’ufficio. 

Chi rischia il processo
Si tratta di Roberto Luigi Giuliani, 62 anni (caposervizio dell’area verifiche e controlli dell’ufficio dogane di Ancona), Giovanni Rocco De Leo, 68 anni (funzionario Area verifiche e controlli), Francesco Mastromatteo, 57 anni (funzionario Area verifiche), Maria Cristina Ragni, 65 anni (funzionario doganale) e Marco Catalani, 34 anni di Ancona (ausiliario). Poi Luigi Catalani, 67 anni (collaboratore C&L Service), Kastriot Dervishllari, 52 anni, Giancarlo Bolli, 50 anni (spedizioniere), Valeria Maistro, 47 anni (legale rappresentante C&L Service), Rombini Giuseppe, 72 anni (legale rappresentante della società Maritransport Srl), Andrea Morandi, 37 anni (legale rappresentante società F.lli Morandi), Alexander Vasilidias, 50 anni (legale rappresentante Georgia Express), Oleksandr Prepodobnyy, 36 anni (legale rappresentante Cargo-Posta-Express srl) e Marco Squartini, 76 anni (legale rappresentante Marsped srl). L’attività di indagine si è sviluppata ad Ancona tra la metà del 2016 per tutto il 2017 e parte dalla procura di Prato che aveva accertato la presenza di un gruppo stabile di cittadini di nazionalità georgiana dediti alla commissione di furti, rapine e ricettazione e che si avvalevano dei servizi di funzionari della dogana di Ancona per agevolare il transito in porto di alcuni mezzi pesanti con all’interno il materiale provento dell’attività illecita. I pacchi venivano quindi inviati in patria attraverso la società Georgian Express, (legale rappresentante il cinquantenne russo Alexander Vasilidias). Le intercettazioni hanno consentito di ricostruire nel dettaglio il meccanismo attraverso il quale la Georgian Express raccoglieva la merce sparsa per l’Italia in maniera sistematica, tutti i giovedì e le domeniche: individuato anche il responsabile dello stoccaggio e della spedizione dei pacchi a Monte Porzio in provincia di Pesaro Urbino, l’ucraino Oleksandr Prepodobnyy, detto “Sania”. 

Le presunte responsabilità
Il trade union sarebbe stato Luigi Catalani, che alla dogana dorica aveva il figlio Marco assunto come ausiliario e che provvedeva ad apporre i sigilli per agevolare l’uscita dal territorio dei mezzi a rischio. Gli inquirenti hanno evidenziato a carico di Roberto Giuliani, in qualità di caposervizio dell’area verifiche e controlli dell’Ufficio delle dogane di Ancona, una quarantina di false attestazioni per controlli mai effettuati in camion, container e semi-rimorchio che passavano indisturbati la frontiera. Giuliani avrebbe anche consegnato a una persona non identificata 39 sigilli doganali di colore verde da apporre alla merce comunitaria e agli automezzi viaggianti in «regime di transito o destinati all’esportazione». Tali sigilli con lo stemma della Repubblica italiana - e contrassegnati da numeri - sono stati sequestrati dall’Arma dei carabinieri di Prato negli uffici della ditta C&L Service (legale rappresentante Valeria Maistro) nel gennaio 2017. In cambio il caposervizio attingeva gratuitamente da un distributore di benzina effettuando pieni di carburante a cadenza quindicinale pagati dagli spedizionieri e dagli ausiliari. E così avrebbe fatto anche Giovanni Rocco De Leo, funzionario della stessa area verifiche di Giuliani che però oltre al rifornimento ogni due settimane avrebbe anche chiesto pagamenti per suo conto di utenze domestiche e prestiti in denaro che non restituiva.

Il recupero dell’Iva
Una prassi, quella di chiudere un occhio sui colli all’interno dei container, a cui non si sarebbe sottratto nemmeno il funzionario doganalista Francesco Mastromatteo che in una occasione si sarebbe rivolto al titolare della Marsped, Marco Squartini, affinché acquistasse per suo conto una cassettiera da 130 euro. Mastromatteo avrebbe anche aiutato Kastriot Dervishllari ad ottenere lo sgravio dell’Iva di materiale idraulico, di una Play station e di un televisore per un totale inferiore a 200 euro attestando falsamente che l’uomo era in possesso di un biglietto per l’Albania e che il prodotto avrebbe viaggiato con lui, consentendo il recupero dell’Iva versata. 

Le bisarche in attesa
C’è poi il capitolo delle auto caricate sulle bisarche sfuggite ai controlli doganali che riguarderebbe lo stesso Mastromatteo, il caposervizio Roberto Giuliani, Valeria Maistro e Luigi Catalani (legale rappresentante della C&L Service la prima, collaboratore il secondo), assieme allo spedizioniere Giancarlo Bolli: i mezzi pesanti non solo si fermavano al casello autostradale evitando di arrivare fino al porto, ma i veicoli trasportati venivano dichiarati “Conformi” pur non essendo stati sottoposti alle verifiche dovute prima di essere imbarcati sulle navi ed esportati all’estero. Le operazioni effettuate dagli indagati sono state monitorate attraverso intercettazioni ambientali e telefoniche attraverso le quali gli inquirenti sono riusciti a ricostruire i vari passaggi e i ruoli ricoperti nelle operazioni di transito dei vettori georgiani diventati invisibili con il loro carico prezioso ed illegale.
 

Ultimo aggiornamento: 4 Luglio, 10:20 © RIPRODUZIONE RISERVATA