Ciccioli: «Abbiamo luoghi bellissimi ma non valgono nulla senza l’ambasciatore»

Sabato 23 Gennaio 2021 di Maria Cristina Benedetti
Ciccioli: «Abbiamo luoghi bellissimi ma non valgono nulla senza l ambasciatore»

Dall’ex rettore a un politico di lungo corso, fino a un manager della sanità: al capezzale del capoluogo che cerca di ritrovare la propria identità dopo la sconfitta nella sfida della cultura.

Dal flop di Ancona capitale della cultura alla formula dello sponsor esterno. Per Carlo Ciccioli, capogruppo in Regione di Fdi, il cambiamento non passa di qui. 
Procediamo per ordine. 
«Comincio col dire che Ancona, e le Marche più in generale, hanno scarsa massa critica: poco più di 100mila abitanti, il capoluogo, e poco più di un milione e mezzo l’intera regione. Scarso, il peso assoluto della popolazione, ma anche quello elettorale e politico». 

 

Ma in questo caso la vittoriosa Procida è una piccola isola. I numeri non reggono. 
«Poi c’è il carattere, in particolare degli Anconetani: “Non t’impiccià”, “Lascia perde, non te mette nei pensieri”, “Dò voi arrivà, ma chi te credi d’esse?”. Non proprio l’incipit per ardire a grandi cose». 
Non c’è speranza? 
«Anche la classe dirigente la pensa uguale: “conta il territorio, “mettiamo insieme le forze” e “non voiamo gente de fori”. Il risultato è catastrofico. I vertici delle istituzioni, invece di pensare di fare da soli, dovrebbero attaccarsi alla coda di qualcun altro. Benché vantiamo un grande passato, da Raffaello a Bramante, da Rossini a Leopardi, non siamo più così forti».
Il buio. 
«I marchigiani di oggi esprimono il loro talento sempre più fuori regione e non sono in grado di trainare il territorio a livello di potere contrattuale, artistico e soprattutto di visibilità. Proprio ora che contano gli opinion-leader».
L’esempio sul campo? 
«Andrea Bocelli, cantando canzoni natalizie nelle Grotte di Frasassi, ha fatto girare il video tra milioni e milioni di visitatori. Ha lanciato quei luoghi nel mondo ben più di quanto avrebbero potuto fare il Comune di Genga o la Regione». 
Mai più senza ambasciatori-sponsor? 
«Abbiamo luoghi bellissimi e godiamo di grande ammirazione nascosta, ma tutto questo non vale nulla senza il promoter, che ci sceglie per simpatia e per il sistema delle relazioni personali». 
Detto da lei che è stato parlamentare vale doppio. 
«Quando a Roma ho ottenuto delle nomine non è stato solo perché il sottoscritto fosse nel giusto o bravo, ma perché avevo trovato il collegamento funzionale». 
Ripassiamo dal via. Abbiamo perso un’occasione: perché? 
«Qualcuno è un po’ troppo presuntuoso, l’umiltà ci avrebbe premiato e avremmo raggiunto il risultato». 

 

Ultimo aggiornamento: 21:58 © RIPRODUZIONE RISERVATA