Stretta sul recovery found dopo il vertice con i ministri. Alle Marche quasi 6 miliardi

Venerdì 31 Luglio 2020 di Maria Teresa Bianciardi
 Luca Ceriscioli, governatore delle Marche a fine mandato
ANCONA Quattro miliardi possono bastare per cominciare a trasformare i progetti infrastrutturali da libro dei sogni a cantieri. Finalmente. Ma si potrebbe riuscire anche a recuperare 900 milioni indispensabili per consentire alla sanità di fare un grande un balzo in avanti. La notizia dell’ultima ora - però - è che il recovery found avrebbe in serbo per le Marche una quota superiore ai 5 miliardi attesi come manna dal cielo. E la cifra sfiorerebbe i 6 miliardi di euro. Una pioggia di contributi in grado di far rialzare la regione dal tracollo trentennale di tutti i collegamenti possibili e immaginabili che hanno penalizzato il territorio. Con annessi e connesi. 

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L’ottimismo avanza
Quasi si stenta a credere che possano davvero arrivare, dopo tutte le delusioni che i marchigiani hanno dovuto mandare giù, causa anche i rapporti non proprio strettissimi con i governi che si sono succeduti. «Ma stavolta arriveranno», sottolinea il presidente uscente della Regione Luca Ceriscioli, che ieri ha presenziato al suo ultimo Consiglio (dibattito fiume per chiudere degnamente la legislatura). «Se è vero che le Marche rappresentano un quarantesimo dello Stato italiano, la quota parte che ci spetta è di 5 miliardi dei 209 totali in arrivo». Ma forse, appunto, anche qualcosina di più. Almeno stando agli ultimi recentissimi contatti intercorsi tra il candidato governatore per il centrosinistra Maurizio Mangialardi e i due ministri di riferimento, De Micheli e Gualtieri. La prima per lo sviluppo delle infrastrutture, il secondo come responsabile del dicastero dell’Economia e delle finanze. A Paola De Micheli nelle settimane scorse il presidente Ceriscioli ha consegnato un dossier con lo stato dell’arte delle infrastrutture, i fondi che servono per il completamento e anche la tempistica per la realizzazione. 


Le coordinate
«Abbiamo già tutto per partire appena arriveranno i contributi», ha sottolineato ieri. «Dal raddoppio della Orte-Falconara, alla rete ferroviaria, dalla sistemazione di tratti che si possono arretrare della linea Adriatica, al potenziamento della terza corsia dell’A14. Fino alla Salaria, alla Pedemontana delle Marche e alla Fano-Grosseto. Abbiamo ribadito al ministro il deficit infrastrutturale esistente e per il rilancio del nostro territorio abbiamo inviato al Mit un quadro ben dettagliato. La proposta di rete infrastrutturale, però, deve essere affiancata ad una semplificazione vera in grado di ridurre i tempi». I contatti continuano in piena campagna elettorale, con le elezioni in avvicinamento. Così Mangialardi ha incontrato anche il ministro Roberto Gualtieri, dal quale avrebbe avuto non solo rassicurazioni dovute ma anche la conferma che alle Marche potrebbero arrivare più dei 5 miliardi previsti. E così Mangialardi avrebbe fatto anche un po’ di conti a stretto giro di posta: tra recovery found, Mes e fondi ordinari per la nuova programmazione, la Regione si ritroverebbe nelle casse un tesoretto di quasi 8 miliardi di euro. Sempre che qualcuno non ci rifili un pizzicotto per svegliarci dall’ennesimo sogno marchigiano.

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