Amazon sull’orlo del baratro, c’è in campo una task force ma Scannell deve comprare. Nel 2020 il terreno valeva 600mila euro, ora 6 milioni

L'hub di Amazon nelle Marche al centro del dibattito politico
L'hub di Amazon nelle Marche al centro del dibattito politico
di Maria Teresa Bianciardi
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Sabato 26 Marzo 2022, 02:20 - Ultimo aggiornamento: 27 Marzo, 09:35

ANCONA - È una partita difficile e impegnativa quella che si sta giocando attorno ad un’area di 27mila metri quadrati di proprietà di Interporto Marche: una partita che vale lo sbarco di Amazon nel cuore dell’intermodalità regionale, un affare da circa 250 milioni di euro in totale, più mille posti di lavoro e un notevole indotto per il territorio. Mica bruscolini. Ma è anche una partita arrivata quasi al novantesimo minuto e la tensione è palpabile. Perché siamo sull’orlo del baratro.

Il timore che il colosso dell’e-commerce decida di fare un passo indietro per il prolungarsi dei tempi burocratici ha spinto i diretti interessati - come il sindaco del Comune di Jesi, Massimo Bacci - ad un intervento a gamba tesa che ha generato la forte reazione di Confindustria con il presidente di Ancona Pierluigi Bocchini.

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La situazione
Il pressing sulla Regione è forte e inevitabile, essendo azionista di maggioranza della società Interporto con il 95% delle quote, ma l’operazione generale si gioca su più tavoli e nelle ultime ore nella task force che vede impegnati diversi soggetti - tutti con un ruolo preciso da svolgere - compresa anche l’impresa di costruzione Techbau. Obiettivo finale: chiudere l’affare prima che Amazon ci ripensi. Scenario ad oggi probabile, anche se non è ancora detta l’ultima parola, mentre si profila all’orizzonte anche l’ipotesi che il gigante americano - vista l’incertezza dei tempi causata dal conflitto e l’aumento delle materie prime - decida di posticipare il suo arrivo nelle Marche ridimensionando il progetto iniziale del centro logistico. 


Le variabili
Variabili di non poco conto, su cui pesa la titubanza di Scannell nel confermare l’interesse ad andare avanti con l’operazione. Interporto ha pronto il contratto di compravendita ed ha sollecitato la società americana di investimento e sviluppo immobiliare logistico a manifestare le proprie intenzioni entro il 31 marzo, mentre gestire la vicenda con una sorta di opzione all’acquisto non è ritenuta una strada percorribile. Nemmeno tutte le tutele che il Comune di Jesi ha inserito nelle norme tecniche di attuazione per la variante urbanistica potrebbero mettere al sicuro Interporto dal temuto danno erariale. Perché? Secondo Interporto una situazione del genere non è giuridicamente applicabile e lo espone al danno erariale. Dunque, non esisterebbero scorciatoie in grado di preservarlo, se non la firma del contratto di compravendita da parte di Scannell. La domanda da sei milioni di euro, adesso, è come mai ancora lo sviluppatore non si sia deciso ad acquistare l’area interportuale, avendo già l’assenso di tutti gli altri proprietari terrieri - una ottantina circa - pronti a cedere i propri ettari con una operazione dal valore totale di 40 milioni di euro. Naturale che questi ultimi scalpitino. Meno chiaro il perché Scannell si sia arroccato sull’opzione all’acquisto. Forse Amazon sta ripensando all’intervento nelle Marche? Esistono altri nodi ancora da sciogliere che passano sopra Regione, Interporto, Comune e via dicendo? Forse in questo senso va letta la discesa in campo del costruttore, che ovviamente ha tutto l’interesse affinchè l’operazione si concluda nel migliore dei modi. Il giallo si infittisce, ma intanto il Corriere Adriatico ha ricostruito la storia del sogno Amazon nelle Marche, iniziato nell’estate del 2020, in piena pandemia e con la Regione sotto la guida del presidente Luca Ceriscioli (Pd).


La ricostruzione
All’epoca era stato firmato un accordo quadro tra Interporto e Dpa - primo attore protagonista sceso in campo come tramite di Amazon - per la cessione di diritti edificatori, terreni e servitù. Quanto valeva per gli investitori tutto quel pacchetto che oggi è stato valutato 6 milioni? Valeva 600mila euro. E infatti non se ne fece niente: l’accordo quadro è scaduto il 31 gennaio dello scorso anno senza produrre effetti. Qualche mese dopo, la giunta regionale - stavolta con il governatore Francesco Acquaroli a guida centrodestra - ha approvato il piano di risanamento di Interporto con un finanziamento da 8 milioni, che ha messo in sicurezza la società che rischiava il tracollo e a quel punto anche Scannel ha manifestato il proprio interesse all’investimento. Ci sono voluti circa 9 mesi per mettere in fila tutte le autorizzazioni degli enti pubblici coinvolti nel procedimento: ministero dell’Ambiente, Soprintendenza ai Beni Culturali e Provincia di Ancona, mentre il Comune di Jesi era in attesa di approvare la variante di urbanizzazione con cui si dovrebbero appunto trasferire i 27mila metri quadri di Interporto a Scannell. Una partita difficile impegnativa, passata sotto traccia per la delicatezza di un’operazione imperdibile. Imperdibile ma necessariamente inattaccabile sotto l’aspetto giuridico: condizione unica per portare a casa il risultato finale.

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