Alluvione, mancata allerta: interrogati gli esperti del sistema meteo, accertamenti sul Misa

Alluvione, mancata allerta: interrogati gli esperti del sistema meteo, accertamenti sul Misa
Alluvione, mancata allerta: interrogati gli esperti del sistema meteo, accertamenti sul Misa
di Lorenzo Sconocchini
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Domenica 18 Settembre 2022, 02:30 - Ultimo aggiornamento: 19 Settembre, 08:34

ANCONA - Capire se c’entra solo la furia degli elementi, per usare un’espressione che assolve gli uomini puntando il dito su Madre Natura, o se hanno pesato i mancati interventi di prevenzione del rischio idrogeologico lungo il bacino del fiume Misa e un sistema d’allertamento meteo impreciso, che non aveva segnalato il minimo pericolo per le zone del Senigalliese colpite giovedì sera da bombe d’acqua e straripamenti.  La Procura della Repubblica di Ancona ha delegato l’indagine ai carabinieri forestali, esperti in materia ambientale, e ai colleghi del Nucleo investigativo. Le ipotesi di reato ipotizzate nel fascicolo d’indagine, inondazione colposa e omicidio colposo plurimo, dovranno essere verificata ora dall’indagine delegata, che prevede un doppio filone di accertamenti. 


Il precedente


Uno riguarda gli interventi di manutenzione e pulizia dei corsi d’acqua esondati (oltre al Misa, il Nevola e il Sentino) e già da oggi inizieranno i sopralluoghi nei punti dove i fiumi hanno superato gli argini, per verificare eventuali negligenze. Si indagherà anche sugli interventi di mitigazione del rischio idrogeologico del Misa, un fiume già straripato nel maggio di 8 anni fa (4 morti a Senigallia) e notoriamente pericoloso, visto che si ricordano esondazioni con vittime anche nel 1976. L’altro filone si concentrerà sull’allerta meteo diramata dalla Protezione civile regionale mercoledì, che per giovedì indicava un’allerta gialla per temporali e vento solo nei quadranti 1 e 3 delle Marche, l’entroterra delle province di Pesaro Urbino e Ancona. Nulla per la fascia collinare e litoranea della provincia di Ancona, dove invece ci sono stati gli straripamenti, le 11 vittime e i dispersi.


I bollettini


I carabinieri coordinati dal procuratore aggiunto Valentina D’Agostino hanno sentito a sommarie informazioni testimoniali (dunque non come indagati) un funzionario del Centro funzionale decentrato della Regione Marche. Uno degli esperti incaricati di valutare le indicazioni meteo e il possibile evolversi della situazione, comunicandolo poi al Centro funzionale centrale che emette un Bollettino di vigilanza meteorologica nazionale. Qualcosa non ha funzionato, visto che non si è riusciti a prevedere i temporali autorigeneranti che hanno scaricato circa 420 mm d’acqua in 7 ore, la metà di quanta ne era caduta in tutto il 2021. Come mai? Già l’altro ieri in una nota il Centro funzionale multirischi della Protezione civile regionale spiegava che quanto accaduto tra giovedì e venerdì sarebbe «un fenomeno meteo impossibile da prevedere nella sua intensità e sviluppo con le attuali conoscenze disponibili». Nella zona 2 della Regione, che ricomprende il Senigalliese, «la previsione non mostrava evidenze di fenomeni di intensità tale da determinare criticità e pertanto il livello di allerta è stato lasciato verde».

Quale versione

i vedrà se questa versione sarà convincente per scongiurare responsabilità penali nella mancata allerta. I carabinieri hanno anche acquisito documentazione presso la Protezione civile e in altri uffici regionali. Dovranno ricostruire anche cos’è stato fatto negli ultimi 8 anni per ridurre il rischio di straripamenti del Misa. L’inchiesta ripeterà parte degli accertamenti già eseguiti dopo l’alluvione del 3 maggio 2014 a Senigallia, che avevano portato la Procura a concludere (ottenendo 8 rinvii a giudizio di un processo appena iniziato) che c’erano state falle nel sistema di prevenzione e allerta comunale. Allora il Centro funzionale regionale aveva emanato in anticipo gli avvisi di condizioni meteo avverse e criticità idrogeologica. Intanto sull’alluvione di giovedì il Codacons ha presentato un esposto alla Procura di Ancona e alla Corte dei Conti, «affinché siano accertate le responsabilità di istituzioni nazionali ed enti locali» per la mancata attuazione del Piano nazionale per la mitigazione del rischio idrogeologico.

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