Alluvione, l’allarme non scattato prima delle esondazioni. Alle 18.34 il pluviometro di Arcevia era oltre la soglia di guardia

La Procura: «Flusso informativo carente». Emessi 14 avvisi di garanzia

Alluvione, l allarme non scattato prima delle esondazioni
Alluvione, l’allarme non scattato prima delle esondazioni
di Lorenzo Sconocchini
5 Minuti di Lettura
Giovedì 2 Novembre 2023, 02:35 - Ultimo aggiornamento: 3 Novembre, 07:27

ANCONA Alle ore 18 e 34 di giovedì 15 settembre 2022 il pluviometro installato nel comune di Arcevia, quello più a monte nel bacino idrografico del Misa e Nevola, aveva superato il livello di allarme per le forti piogge scatenate da un temporale auto-rigenerante che da ore stava martellando la fascia collinare tra le province di Ancona e Pesaro Urbino. È da quel momento che, secondo la ricostruzione della Procura dell’Aquila che ha portato all’emissione di 14 avvisi di garanzia, la popolazione poteva essere messa in guardia dai rischi di esondazione, invitata a non attraversare ponti o strade vicine ai corsi d’acqua e a salire ai piani alti delle proprie abitazioni. 

 


Annegata al pianterreno


Invece alle 19 e 45 Erina Febi annegò al pianterreno della sua casa di Ostra Vetere.

Alle 20 il piccolo Mattia e sua madre Silvia Mereu, la farmacista di Barbara, vennero travolti dalla piena del torrente Nevola uscito dagli argini, in Contrada Farneto a Castelleone di Suasa, mentre tornavano verso casa in auto. Solo lei si salvò. E così Michele Bomprezzi, in quegli stessi momenti, morto mentre attraversava il ponte Cone a Serra de’ Conti, e Mohammed Ennaji, investito da uno tsunami di acqua e fango sul ponte Coppetto a Ostra Vetere. Ed era l’ora di cena quando Giuseppe e Andrea Tisba, padre e figlio, 65 e 25 anni, si alzarono dal divano dove si preparavano a vedere una partita di Europa League in Tv, per scendere in garage e mettere al sicuro le auto, sepolti dalla melma in un palazzo di Pianello di Ostra, insieme a un altro condomino, Diego Chiappetti. Alle 20 e 30, due ore dopo quel segnale d’allarme del pluviometro di Arcevia, Brunella Chiù e sua figlia Noemi Bartolucci, 17 anni, vennero sorprese mentre cercavano di scappare davanti alla loro abitazione di via Contrada Coste a Barbara.


La piena a Bettolelle


Tutte le 13 vittime dell’alluvione del 15 settembre morirono tra le 19 e 45 e le 21 e 45, tranne un anziano di Bettolelle, sorpreso in strada alle 22 e 35. L’allarme dalla sala operativa unificata permanente della Protezione civile di Ancona era scattato solo alle 22, quando la piena del Misa arrivò all’idrometro di Bettolelle, alle porte di Senigallia, 30 km più a valle dai territori inondati dalle prime esondazioni, l’unico classificato come “significativo”, che obbligava ciò gli operatori a diramare l’allarme dalla Soup ai sindaci dei territori a rischio.

 
Nessun avviso


Nessuno aveva avvisato i cittadini della media vallata del Misa e del Nevola del pericolo. È su questo blackout informativo che per ora concentra la sua attenzione la Procura dell’Aquila, subentrata in corsa a quella di Ancona, incompatibile per la presenza tra i danneggiati dell’alluvione di un giudice in servizio nel tribunale dorico.
Per tutti i 14 indagati - 6 sindaci della vallata, 2 funzionari dei vigili del fuoco e 6 della Protezione civile - si ipotizza nell’invito a comparire per l’interrogatorio (un atto, sia chiaro, che non scalfisce la presunzione d’innocenza) il reato di cooperazione in omicidio colposo plurimo per una serie di condotte che avrebbero causato «per negligenza, imprudenza, imperizia e violazione di norme» la morte delle 13 persone investite dalle esondazioni. 

La ricostruzione del pm Picuti


E la ricostruzione del pm Fabio Picuti, in linea con l’indagine condotta dai carabinieri forestali e del Nucleo investigativo di Ancona, ipotizza un blackout collettivo di comunicazioni alla base del ritardo con cui sarebbe scattato l’allarme. Nell’era dell’iperconnessione e delle comunicazioni smart, quella maledetta serata si sarebbe inceppato il flusso delle informazioni su quanto stava accadendo. 

Ad alcuni sindaci (Dario Perticaroli di Arcevia, Riccardo Pasqualini di Barbara, Carlo Manfredi di Castelleone) viene contestato di «non aver assicurato il costante aggiornamento del flusso di informazioni con il prefetto e il presidente della giunta regionale», di «non aver verificato la gravità della situazione e non aver informato tempestivamente la Sala operativa regionale della Protezione civile». Non avrebbero garantito «l’immediato e continuo scambio delle informazioni», nemmeno i vigili del fuoco, che vedono indagati il comandante provinciale Pierpaolo Patrizietti e il funzionario di turno in sala operativa, Mauro Bedini. 


La filiera


Alla Protezione civile regionale si contestano varie omissioni. Ai vertici (il dirigente Stefano Stefoni, con il predecessore David Piccinini e il responsabile del Centro multirischio Paolo Sandroni) si rimprovera di non aver adeguato le procedure di allertamento e di monitoraggio dei fiumi alle ultime direttive del Dipartimento nazionale sul rischio meteo-idrogeologico. Non era ancora attiva «una procedura di allertamento non previsionale basata sulle soglie idrometriche e pluviometriche». Maurizio Ferretti, direttore della Centrale Unica 112, non avrebbe informato nei dettagli la Sala operativa unificata sugli interventi in corso. All’operatore della Soup Roberto Cecchini e al funzionario reperibile Pierpaolo Tiberi viene contestato di «non aver assicurato la massima diffusione dell’evento alle componenti del sistema regionale di protezione civile». Tiberi non avrebbe poi verificato che i comuni della Vallata aggiornassero i piani di protezione civile. Alcuni erano fermi al 2012. 

© RIPRODUZIONE RISERVATA