Allarme siccità nelle Marche: Tronto e Metauro sono quasi a secco. Tanti danni all'agricoltura

Allarme siccità nelle Marche: Tronto e Metauro sono quasi a secco. Danni all'agricoltura
Allarme siccità nelle Marche: Tronto e Metauro sono quasi a secco. Danni all'agricoltura
di Martina Marinangeli
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Venerdì 15 Luglio 2022, 04:00

ANCONA - La lunga estate rovente. Con l’arrivo dell’ennesima ondata di caldo africano - già da oggi è previsto un sensibile aumento delle temperature - torna prepotentemente in primo piano una criticità mai sanata: l’allarme siccità.  

Sia nel segmento dell’idropotabile, che sul fronte dell’irrigazione delle colture, la perdurante assenza di piogge sta mandando in affanno le risorse idriche ed i danni iniziano a farsi tangibili soprattutto in agricoltura. Coldiretti ha stimato che nelle produzioni di vino ed olio la flessione si assesterà su un -30%, mentre per i foraggi la riduzione arriverà a toccare il -50%, mettendo in crisi anche gli allevamenti, già in forte difficoltà. Ma la questione si pone anche a medio termine per le primizie autunnali come gli spinaci: molti agricoltori stanno valutando di non piantarli, prevedendo già che i raccolti farebbero difficoltà a raggiungere livelli accettabili.


L’emergenza


«Anni consecutivi di calo dei livelli idrici portano all’emergenza - osserva il capo della Protezione civile delle Marche Stefano Stefoni -. A Roma abbiamo anticipato che chiederemo lo stato di emergenza. Intanto, stiamo portando avanti tutte le azioni propedeutiche del caso (la procedura prevede un’istruttoria in cui si mettono in evidenza tutte le misure adottate per arginare l’emergenza): se la situazione non dovesse migliorare, la richiesta al ministero verrà confermata la prossima settimana». Da ieri, intanto, è stato aperto il Pozzo di Sant’Anna del Furlo da cui vengono rilasciati 150 litri di acqua al secondo da immettere nel fiume Metauro, che presenta la situazione più critica a livello regionale. «Per farlo funzionare - spiega Stefoni - servono 100mila euro al mese. Nei prossimi giorni valuteremo se aprire anche il pozzo d’emergenza del Burano, ma non è questa la soluzione alla crisi idrica: vanno realizzati nuovi invasi, da mettere in connessione tra loro. Parliamo di un investimento di un miliardo di euro, ma il problema sono i progetti e le autorizzazioni, come sempre per le grandi opere». Se è vero che nella provincia di Pesaro Urbino si registrano le criticità maggiori, non è però quello l’unico territorio ad essere in sofferenza. Anche il Tronto è a rischio secca, vittima della crisi cronica determinata dalle scosse sismiche del 2016/2017 che hanno modificato le falde acquifere. «Ma in generale, tutti i bacini idrici sono sotto i livelli medi, come lo erano lo scorso anno e come lo saranno il prossimo», fa notare Stefoni. 


Le ordinanze anti spreco


Un contesto complicato che investe tutto il territorio regionale. Non pare dunque un caso che siano saliti a 92 i Comuni ad aver emanato ordinanze per limitare lo spreco della risorsa idrica, introducendo il divieto di lavare le auto, riempire le piscine private ed irrigare i giardini. La fetta maggiore è nel Pesarese, dove sono 25 le città ad aver dato corso all’ordinanza, ma anche nelle altre province si registrano numeri importanti, ed altri Comuni sono destinati ad aggiungersi all’elenco a stretto giro di posta, considerando l’aumento delle temperature - con conseguente assenza di precipitazioni - che si registrerà nei prossimi giorni. A ieri, i Comuni dell’Anconetano ad aver emanato il provvedimento anti siccità erano 22, mentre nel Maceratese se ne contavano 20, nel Fermano 13 e nella provincia di Ascoli Piceno 12. Un quadro estremamente complesso che, negli anni precedenti, si era registrato a partire da agosto. Ora invece siamo a malapena a metà dell’estate e gran parte della regione è in sofferenza. E le previsioni meteo, da questo punto di vista, non aiutano affatto: «È una tendenza che va verso la crisi idrica», l’amara conclusone di Stefoni.

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