Le nostre zucche hanno avuto sete: raccolti in calo. Nelle Marche si sta completando una campagna in flessione. La riscoperta dei semi antichi

Giovedì 28 Ottobre 2021 di Andrea Fraboni
Le nostre zucche hanno avuto sete: raccolti in calo. Nelle Marche si sta completando una campagna in flessione. La riscoperta dei semi antichi

ANCONA - D’accordo Halloween ma questi sono proprio i giorni delle zucche. Sì, perché in questo periodo si conclude la fase più importante della raccolta: un ortaggio, la zucca, nelle sue molteplici varietà, di ogni colore, che teme le temperature rigide e che quindi non può restare nei campi (Nord e Centro Italia soprattutto) oltre la metà di novembre.

 


Una riscoperta recente
Da un punto di vista botanico, le zucche appartengono alla famiglia delle Cucurbita. la riproduzione avviene per seme. Detto delle numerose varietà, in alcuni casi la loro raccolta cambia nei periodi dell’anno come per la Cucurbita ficifolia: è una zucca diversa dalle altre perché invece che essere annuale, ha un apparato radicale perenne. Questo la rende capace di rivegetare per più anni, cosa che avviene laddove le condizioni climatiche lo consentono, per esempio in Sicilia. Dal punto di vista della coltivazione risulta conveniente per l’orto biologico scegliere una varietà antica, magari una zucca locale tipica proprio delle Marche.


I numeri
La produzione in Italia è certificata su 2.000 ettari (nella nostra regione 60/70), mentre la produzione ammonta a 36mila tonnellate a livello nazionale e 1.000 nelle Marche. Numeri molto relativi, raccolti dalle associazioni di categoria che comunque certificano un raccolto che porta il segno negativo: anche le zucche hanno sofferto la forte siccità estiva e i cali sono un po’ stati segnalati in tutto il territorio nazionale. Ma chi ha potuto provvedere all’irrigazione autonomamente ha chiaramente mantenuto i livelli standard di produzione. 


La produzione nelle Marche
Un’annata nella nostra regione quindi non indimenticabile, visto il clima. Le varietà antiche spesso sono state selezionate per la loro resistenza ai patogeni, in tempi in cui non esistevano molti rimedi contro insetti e malattie. Per cui sono spesso più semplici da coltivare. Laura Gioacchini produce zucche in zona Osimo Stazione ed è conosciuta, e apprezzata, in tutta la regione. «Io punto a una coltivazione esclusiva, nelle Marche - sostiene la Gioacchini - vanno per la maggiore le varietà classiche, che io vendo meno. Coltivo una cinquantina di varietà. La cosa da dire è che nelle nostre zona ancora non c’è una grande cultura sulle zone, come ad esempio in Lombardia. E per questo consumatori-clienti vanno educati. Produzione? Rispetto alle piante messe il raccolto è stato scarso, non mi lamento ma la siccità ha condizionato il raccolto. Ho lasciato molte zucche nei campi perché gli eventi climatici ne hanno rovinate molte». Comunque nella sua azienda il calo di produzione si aggira tra il 25 e il 30% rispetto al 2020. «Il settore della zucca - conclude - ha grandi margini di crescita. Ma serve impegno dal campo fino all’educazione del consumatore che deve andare oltre la vellutata o le ricette abbinate al riso. La preparazione della zucca è più facile di quanto può sembrare». Gianluca Ceresani ha l’azienda tra Tolentino e Pollenza. Tra gli ortaggi anche le mitiche zucche. «Produzione un po’ in calo, tra cui proprio la varietà grande che viene abbinata ad Halloween. La siccità non ci ha favorito ma siamo riusciti ad irrigare l’orto tempestivamente anche se i tagli quest’anno sono più piccoli rispetto al passato» precisa Ceresani. «In questi ultimi anni è cambiato il consumo delle zucche, anche nelle Marche. E per questo c’è un grande lavoro dietro ai semi». Segreti che però non vengono svelati. Nemmeno nella notte delle zucche.

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