Quel sapore unico delle nostre verze. Agricoltori costretti a ripiantarle a settembre per la siccità. All’estero i tedeschi sono tra i più fedeli

Giovedì 20 Gennaio 2022 di Véronique Angeletti
Quel sapore unico delle nostre verze. Agricoltori costretti a ripiantarle a settembre per la siccità. All estero i tedeschi sono tra i più fedeli

ANCONA - Sul bancone, si deve presentare con alla base un doppio giro di foglie, essere di un bel colore verde scuro, con leggeri riflessi azzurro, con un aspetto rotondeggiante e grinzoso. Ossia con delle foglie increspate e nervature prominenti. Sono le caratteristiche del cavolo sabaudo o di Savoia detto anche cavolo verza. Ce ne sono diverse varietà: si distinguono per dimensioni del cespo, dal colore e per il ciclo colturale. Le precoci si raccolgono 75 giorni dopo la semina mentre le tardive anche a 5 o 6 mesi. C’è il verzotto di Asti, il tardivo di Piacenza, il violaceo di Verona, il comune d’inverno, la verza di Milano. È questa la varietà coltivata dai produttori della Codma di Fano, il Consorzio ortofrutticolo del Medio Adriatico, interlocutore privilegiato per alcune insegne della grande distribuzione organizzata. 

 
Il sapore “Marche”
«Sono molto richieste ma come il cavolo nero o il cavolo cappuccio, sono un ortaggio di completamento. Il nostro core business rimane i cavolfiori e i broccoli» entra nel merito Francesco Renzoni, il tecnico che segue gli orticoli per conto dei 150 produttori associati nella cooperativa. Riconosce alla verza marchigiana un sapore in più. «È più marcato. Lo eredita dai terreni a medio impasto, un po’ argilloso, così caratteristici delle Marche». Di fatto, le verze in più sono immediatamente assorbite dal mercato tedesco «a cui spediamo cassette da 6 con verze interno ad 1,5 kg mentre per il mercato nazionale, piace tra 1200 e 1400 grammi e il gruppo è di otto». Un peso che la verza di Maila, Andrea e Roberto Camilletti de “L’orto di Nonna Teresa” quest’anno raggiunge con difficoltà. «Al momento della piantagione tra giugno ed agosto - spiega Maila - la mancanza delle acque piovane, la siccità hanno bloccato la crescita delle verze nonostante abbiamo provveduto ad annaffiare i campi. Tuttavia, l’acqua indotta non è mai come l’acqua piovana, inoltre il caldo torrido le ha bruciate. Pertanto, abbiamo aspettato settembre e le abbiamo ripiantate. Ma va considerato che le verze piantate in ritardo non hanno le stesse caratteristiche di quelle estive. Siccome con l’inverno diminuiscono le ore di luce, le verze si sviluppano di meno e dunque non corrispondono del tutto alle caratteristiche classiche del mercato». Il che non è un problema per quest’azienda familiare biologica che dedica metà dei suoi 30 ettari all’orticoltura. I loro prodotti sono venduti direttamente nel proprio punto vendita azienda a Castelfidardo o al mercato rionale di Ancona organizzato da “Campagna Amica” con Coldiretti. Un calo di produzione che avverte anche Matteo Sbrega di Grossfruit, ingrosso con un parco clienti giornaliero di oltre 250 clienti tra punti vendita al dettaglio, ristoranti e ambulanti.


Prezzi su
«Siamo consapevoli che ci sia un 30% di prodotti in meno sul mercato marchigiano che ha influenzato il costo della verza. Se l’anno scorso era quotata intorno ai 90 centesimi al kg, questa settimana la vendiamo intorno a 1,10 euro. Pertanto, il consumatore finale la pagherà tra 1,80 e 2 euro. Anche più». Per l’Istat, nelle Marche si produce il 6,5% della produzione nazionale. Leader è la provincia di Macerata con 131 ettari. Il 49,8% degli ettari marchigiani ma rappresenta il 56,8% della produzione di verze marchigiane. Considerando un calo del 30%, quest’anno saranno di soli 60.550 quintali e nonostante l’aumento tra il 10 e il 20% dei prezzi alla vendita non ci saranno compensazione considerando l’impennata dei costi.

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