La guerra del grano e le spese triplicate. Coldiretti: «Non possiamo escludere lo sciopero. La misura è colma»

La guerra del grano e le spese triplicate. Coldiretti: «Non possiamo escludere lo sciopero. La misura è colma»
La guerra del grano e le spese triplicate. Coldiretti: «Non possiamo escludere lo sciopero. La misura è colma»
di Martina Marinangeli
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Venerdì 10 Giugno 2022, 09:00

Non solo la pesca. Se il blocco navale contro l’impennata nel prezzo del gasolio ha fatto più rumore, è altrettanto vero che il comparto ittico non è l’unico ad essere stato travolto dai rincari. Anzi, c’è chi oltre a questo, paga anche i contraccolpi del conflitto scatenato dalla Russia in Ucraina e della guerra sul grano che ne è conseguita. La filiera dell’agricoltura è al centro di una tempesta perfetta, tra costo delle materie prime alle stelle e speculazioni sui prezzi del prodotto - grano duro in particolare - che rendono difficile rientrare delle spese maggiorate. E con la trebbiatura alle porte, il problema si fa serio.

Un quadro a tinte scure che rischia di mandare in tilt il settore primario. Le criticità principali, per gli agricoltori, sono legate in particolare ai rincari dei beni energetici, ma non solo: nelle campagne si registrano aumenti di costi che vanno dal +170% dei concimi al +90% dei mangimi, al +129% per il gasolio, con incrementi dei costi correnti di oltre 15.700 euro, e punte di oltre 47mila euro per le stalle da latte e fino a 99mila euro per gli allevamenti di polli, secondo uno studio del Crea - il Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria -, elaborato da Coldiretti Marche.


La filiera
Non va meglio lungo la filiera, dove il vetro è arrivato a costare il 30% in più dello scorso anno e dove si registrano rincari del 35% per le etichette, del 45% per il cartone, del 60% per i barattoli di banda stagnata, fino ad arrivare al 70% per la plastica, secondo l’analisi Coldiretti. «I numeri descrivono plasticamente la situazione di importante criticità che sta affrontando il mondo dell’agricoltura - osserva Maria Letizia Gardoni, presidente di Coldiretti Marche -. Il gasolio agricolo è arrivato a livelli mai raggiunti prima. L’impatto dei rincari si sente in tutta la filiera e, inevitabilmente, impatta anche sul consumatore finale». Se le marinerie hanno optato per il blocco della pesca in segno di protesta contro una situazione ormai fuori controllo, gli agricoltori non hanno ancora optato per la linea dura, «ma non possiamo escludere del tutto uno sciopero - osserva Gardoni -. Intanto, come Coldiretti, restiamo vicini ai nostri agricoltori cercando, come in pandemia, di dare sostegni immediati alle imprese, anche se si renderanno necessari interventi più strutturali». Parole a cui fanno eco quelle del presidente di Copagri Giovanni Bernardini, che sottolinea come, «insieme alla Regione, le associazioni di categoria stiano cercando di impostare un pacchetto di ristori per le aziende zootecniche, dato che i costi che si trovano a sostenere sono triplicati. Proprio ieri (mercoledì per chi legge, ndr), sono stato oltre due ore al telefono con due produttori della Valdaso che non ce la fanno più a causa dei rincari. Si è arrivati ad uccidere prima del tempo i vitelli perché ogni giorno in più che restano in stalla è un costo che l’allevatore non riesce a sostenere. Abbiamo mandato una lettera per chiedere un intervento contro i rincari ai parlamentari, ai prefetti, ai consiglieri regionali. Per il momento, stiamo lavorando con le istituzioni, ma se tra una settimana non avremo notizie su iniziative per ristorare gli agricoltori, faremo una manifestazione. In Puglia, sono arrivati a bloccare la trebbiatura».


La guerra del pane
C’è poi il fronte legato alle ripercussioni economiche e geopolitiche del conflitto tra Russia e Ucraina. «In Italia, come anche nelle Marche, abbiamo una discreta scorta di grano - fa sapere Alessandro Taddei, presidente della Cia Marche -, ma il problema è che l’agricoltore che produce il grano, non ne decide poi il prezzo di vendita. Si deve tirar fuori il settore agricolo dal gioco dei feature, dalle scommesse sui prezzi. Altrimenti, adesso che inizia la trebbiatura, sarà un gioco al massacro». Per i primi tre mesi dell’anno, l’agricoltura ha beneficiato del credito d’imposta al 20% concesso dal governo a chi aveva acquistato nafta agricola, ma serve molto di più per non paralizzare il settore. «Gli agricoltori si trovano schiacciati tra costi altissimi di produzione e prezzi bassissimi alla vendita. Hanno già speso e non incassano - conclude Taddei -: la grande paura è che gli imprenditori non ce la facciano più e chiudano i battenti». E le conseguenze di uno scenario del genere non sono neanche contemplabili.
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