Al Sanzio conti in rosso, persi oltre due milioni e il 69,3% di passeggeri. Pesano Covid e stop alla riorganizzazione

Venerdì 25 Giugno 2021 di Martina Marinangeli
Al Sanzio conti in rosso, persi oltre due milioni e il 69,3% di passeggeri. Pesano Covid e stop alla riorganizzazione

ANCONA Il Covid presenta il conto al Sanzio. Dopo un anno, il 2019, finalmente in attivo, la società che gestisce l’aeroporto – fu Aerdorica, oggi Ancona International Airport – si ritrova di nuovo con i conti in profondo rosso. Il bilancio del 2020 (che fotografa il primo anno interamente gestito dalla nuova proprietà targata Njord Adreanna) si chiude con una perdita d’esercizio pari a 2.286.066 euro. 

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I dati
Il devastante effetto domino della pandemia sul settore aeroportuale ha investito lo scalo marchigiano come uno tsunami, impedendo quel rilancio auspicato dopo un decennio di gestioni fallimentari che hanno portato Aerdorica ad un passo dal crac. Il documento scatta un’istantanea impietosa di quello che è stato l’annus horribilis del 2020: una perdita di passeggeri pari al 69,2% rispetto al 2019 – risultato dovuto all’azzeramento pressoché totale dei voli -, ma anche del cargo, che pure sembrava aver tenuto. In questo caso, però, la flessione si è assestata su un più contenuto 20,5%, a fronte di una media degli aeroporti italiani pari al 23,6%. Per far fronte all’operatività dello scalo – inserito a livello nazionale tra quelli strategici –, il 20 giugno del 2020, l’allora giunta Ceriscioli ha approvato la concessione di un contributo «per il risarcimento danni sostenuti a seguito dell’emergenza epidemiologica da Covid, al fine di contenere gli effetti economici», pari a 800mila euro. Cifra che, insieme agli 860mila euro di ammortizzatori sociali, ha tamponato solo in parte l’emorragia di liquidità dalle casse societarie. Basti pensare che il bilancio del 2019 si era chiuso con un utile di 12.402.507 euro ed un patrimonio netto pari a 28.788.905 euro (nel 2020 sceso a 26.502.840 euro). Era l’anno della ristrutturazione dopo il quasi default seguito all’istanza di fallimento avanzata dalla Procura di Ancona ad inizio 2017. Anche i ricavi caratteristici hanno nel frattempo subito una flessione, passando dai 3,2 milioni del 2019 ai 2,4 dello scorso anno. A gravare sulle finanze della società aeroportuale non è stato solo il pesante impatto del Covid sull’intero settore, con molte compagnie costrette a lasciare a terra i propri vettori, ma anche il blocco dei licenziamenti. Il nuovo corso societario passava infatti anche per l’esternalizzazione dei settori della sicurezza, del carico-scarico e delle pulizie, con conseguente esubero di 23 unità, in parte da ricollocare nelle nuove aziende esterne che avrebbero gestito quei servizi.


Cosa è successo
Procedura che faceva seguito ai sei esodi incentivati portati a casa nel 2019 e che puntava a far rientrare nei canoni di mercato un personale da tempo sovradimensionato. Ma l’iter ha subito uno stop e, nel frattempo, sono intervenuti gli ammortizzatori sociali – cassa integrazione straordinaria e, dal 1 settembre 2020, la cassa integrazione guadagni in deroga (Covid) – a mettere una pezza. Al momento, l’organico societario è costituito da 74 unità, di cui due dirigenti, 53 impiegati e 19 operai. Tra le operazioni messe in atto per far quadrare i conti, la rinegoziazione dei contratti con la compagnia low cost Ryanair e quella delle tariffe Tari con il Comune di Falconara. Insomma, non basta un nuovo nome per dare avvio al new deal di Aerdorica e l’auspicio è che, una volta messo alle spalle l’incubo Covid, la società riesca a far decollare lo scalo, anche grazie ai bandi per le nuove rotte finanziati dalla Regione.

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Ultimo aggiornamento: 16:18 © RIPRODUZIONE RISERVATA